Il giornalismo • Convegni

Il giornalismo restituisce al teatro

1971-1977 I convegni

Per la Festa del teatro di San Miniato in Toscana, una delle manifestazioni di cui il giornale riceve inviti che in genere cestina, la Nuova Sardegna mi commissiona nel ’71 un servizio da inviato in due puntate. A Giovannino Pisano, straordinario capo redattore, erano piaciute evidentemente le note stampa su Omobono e gli incendiari, La bottega del pane e Gli occhi tristi di Guglielmo Tell. Già da settimane La Nuova pubblica articoli su vari argomenti che via via propongo.
Ad altri convegni mi manda due anni dopo: a Salerno, città paterna, sul teatro immagine, verbo del momento, e a Milano, sulla musica leggera (Giovannino aveva scovato altri inviti…). Nello stesso ’73 la veste di giornalista, di presidente del Teatro di Sardegna e di critico iscritto all’associazione mi porta a Palmi Calabro, cronista del convegno nazionale di tre giorni “Per un teatro nel Meridione”, organizzato dall’associazione. L’argomento è di politica teatrale in generale, calata nel solito dannato Sud italiano. Rispetto ai convegni precedenti, detto il pezzo al telefono. In sede lo ricevono le dimafoniste del giornale. Tre giorni, tre articoli.
Avevo conosciuto l’associazione critici anni prima, quando, approfittando dei viaggi di lavoro per frequentare il teatro italiano (D’amore si muore di Patroni Griffi con I Giovani, Valli, Albani, De Lullo, Falk, e Ti ho sposato per allegria della Ginzburg con Adriana Asti e Renzo Montagnani), avevo assistito nel ’74 al teatro Duse di Roma ad uno dei primi Incontri dell’associazione critici curati da Maricla Boggio, dal titolo Sporcarsi le mani; testimonianza d’interesse per il mezzo di comunicazione più appassionante di tutti, che in quegli anni pareva svilupparsi. Per quella conoscenza breve ma intensa che si ha negli incontri intellettuali di qualità, alcuni di quei critici sono divenuti nel tempo familiari. Maricla Boggio, l’animatrice dell’associazione, interessata al torrente di notizie che le riverso addosso sul teatro che si andava facendo in Sardegna, Lombardi Satriani, Cuomo, Raimondo, Ripellino, Tian, Augias, Moscati, Prosperi, Giammusso, Savioli, Fadini, Polacco, Lane, Kezich, Pagliarani, de Chiara, De Monticelli, Jacobbi, personalità di spicco che esprimevano l’esigenza di una comunicazione forte, assieme ai registi Fenoglio, Missiroli, Lombardo Radice, Ricci, Orfeo…

Gli atti di quell’incontro sono pagine che “potrebbero costituire, ancora oggi, materia di riflessione sui motivi di un fallimento che segna la critica attuale, esigua sia per spazio di stampa che per influenza di opinione, e più che mai assente nella determinazione delle funzioni del teatro, affossata dalle interviste e dai pettegolezzi”. Maricla darà negli anni un pregevole contributo critico alle mie pubblicazioni teatrali.
L’esperienza di Tuttoquotidiano, porta a vari altri convegni teatrali, ancora in ambito nazionale: Biennale di Venezia, sezione teatro, per un consuntivo delle esperienze d’avanguardia, e Prato, dove il Pci propone, con piglio egemonico, una legge sul teatro, filo rosso che ci avvolge, balletto politico molto attuale, ahimè, all’interno della nostra benedetta sinistra sul corpo del teatro. Alla fine, passeggiavo con un collega critico comunista: “…ma perché non gli date la leadership, a Craxi, anche se è in minoranza, in cambio dell’unità per l’alternativa? Finirebbe di combinare pasticci per averla in altro modo… I numeri adesso ci sono…”. Quando si dice l’ingenuità…
Il secondo convegno è a Milano, sulla canzone italiana, promosso dall’Unla, sindacato compositori e librettisti, che ha lo scopo di proteggere la canzone italiana da una legislazione sbilanciata verso il prodotto esterno. Se ne lamentano gli storici della canzone italiana presenti, Bixio, Cherubini, Schisa, Panzuti, Pallesi, Kramer, Astro Mari (di Olbia), Sciorilli, Cichellero, Parenzo, Alberto Testa. Ecco il vecchio Bonagura lamentare che …l’ora dell’aria sonora viene a tutte le ore. C’è in ognuno di noi un desiderio di aria muta, ma non se ne trova. La troppa musica è come una minestra che ti venga servita a tutte le ore, che nessuno mangia… Si elogia il ruolo storico avuto dalla radio, ma si passa presto alla denuncia: musica di infima qualità, dilagare dell’analfabetismo musicale, mancanza di una legislazione che tuteli la categoria. Anche nel settore della classica la Rai Tv sembra essersi completamente dimenticata della produzione nazionale. E si propone di stimolare la creatività, d’introdurre la musica nelle scuole, di valorizzare le opere, difendere gli autori.