Il giornalismo • Tra '80 e '03, articoli per altre testate

Una nuova voce per cultura e impegno in Sardegna

Il teatro delle idee

Per Spettacolo

Novembre – Dicembre 1980. Come supplemento della rivista Altair, editore Zonza, mia iniziativa e di Ottavio Olita che la dirige, nasce Spettacolo, di cui mi è affidata la direzione. L’entusiasmo veemente che mi guida in tutto, ahimè, unito all’impulso a proseguire lo spirito di Tuttoquotidiano, trapela nella presentazione ai lettori.

Assecondare una speranza.

L’avvenimento che ci attende è una presa di coscienza autentica del fallimento del modello di sviluppo di questo dopoguerra, e il prendere corpo di progetti a misura della nostra terra e dei nostri uomini; una speranza di risalita, un germogliare di nuove energie, farsi veicolo e tramite, nelle forme dell’attività culturale e di spettacolo, dei nuovi fermenti; raccoglierli tutti insieme, materialmente, uno accanto all’altro, nel giornale: che dev’essere già un fatto confortante.
Il giornale lascerà per strada i cinici, che ammoniscono di lasciar perdere, che dopo il fallimento del ’68 a quelle speranze non crede più nessuno; ed anche i litigiosi provinciali, che non sanno districare le proprie posizioni, per correggerle e farle fruttare, dal viscido del dibattito polemico, dalla radicalizzazione in cui si sono presi il lusso di sistemarle. È più che mai tempo di impegno e di unità di sforzi, invece, e chi non sa reinventare e nutrire di linfa fresca i vecchi concetti, chi non vuole continuare dove altri, stanchi, si sono fermati o hanno sbagliato, chi crede che certe parole d’ordine subiscano i capricci della moda, si faccia da parte e lasci lavorare gli altri. I nostri primi interlocutori, per essere chiarissimi, sono i giovani di 14 anni che stanno iniziando in questi giorni in Sardegna la scuola superiore.
C’è da assecondare, oltre che una speranza politica (che non è — chiariamo anche questo — sintetizzabile in una formula di governo regionale), progetti d’intervento precisi e concreti nel campo che ci riguarda: la stagione di prosa, il Circuito teatrale, gli altri interventi della Cooperativa Teatro di Sardegna, quelli degli enti locali (che per la prima volta fanno pronunciare la parola miliardo), di strutture di promozione culturale, Biblioteca Satta, Arci e, vedremo prossimamente, Lega delle Cooperative; il teatro a Cagliari, l’Alfieri, destinato a offrire per otto mesi spettacolo in ogni sua forma, la riconversione culturale di alcuni

cinema, il decentramento e i programmi degli enti lirici, la drammaturgia sarda che procede e regala esperimenti lucidi e coraggiosi come In nome del padre della cooperativa Pigliaru, la felice, inconsapevole, confluenza nelle scelte artistiche da parte di CTS ed Ente Lirico, ciascuno dei quali presenta nella forma che gli appartiene, Woyzek e Barbiere di Siviglia…
Per altro verso, c’è da combattere il pericolo della mercificazione del prodotto culturale nelle televisioni private e nel teatro, nell’assetto che questo prenderà dopo la stagione che comincia. Ma su tutti i motivi, quello di dare la voce finalmente a chi produce cultura e spettacolo in ogni località della Sardegna, soprattutto in quella sommersa dell’interno. Informare, informare in modo completo e pluralistico, sistematico e formativo, anche con dei “materiali” teorici, drammaturgici, legislativi. Ed ancora, porre le premesse per un discorso critico, che, insieme a quella delle strutture di formazione dei quadri artistici, sarà la strada da percorrere, se non si vuole che, crescendo produzione e distribuzione, ad essere prodotti e distribuiti siano iniziative sottoculturali.
L’insufficienza di strutture e di interventi culturali nella regione ha costretto anche chi scrive a rivestire in questi anni vari ruoli nell’impegno culturale che si è prefisso. Nel caso, è d’obbligo dichiarare la mia appartenenza alla Cooperativa Teatro di Sardegna.

Ringrazio chi mi ha aiutato nella confezione del giornale e i giovani giornalisti Antonello Angioni, Rossana Meloni, Enrico Pau, Chiara Vatteroni, Rita Trupia e Marco Corrias; Gianni Olla, Donatella Davini, Antonello Lai, Gianni Atzeni, Raimonda Falchi, Miriam Quaquero, Gabriella Saba, Aldo Tanchis, Marco Parodi, Giuseppe Vigna, Umberto Aime, Ghigo De Chiara, Sandra Agnesa, Vindice Ribichesu, Paolo Pillonca, Massimo Carta.
Ringrazio in particolare Mauro Zonza e Ottavio Olita per aver accettato e assecondato il progetto di un giornale sullo spettacolo in Sardegna.
Estraggo qui quattro miei pezzi. Toccano i temi del distacco fra intellettuali e società; delle esperienze che avrebbero urgenza d’essere aiutate ad intrecciarsi; dell’educazione del pubblico, da rendere attivo e partecipe; della tutela del paesaggio e dell’ambiente, invocata dalla mostra Vivere in Sardegna, promossa da Italia Nostra.