Scena e stampa
A nessuno, in ambito familiare, piaceva che io facessi teatro. Eppure, è dal teatro che tutto è provenuto nella mia vita: l’attore-cantante, d’accordo; ma anche l’annunciatore Rai, l’insegnante, il giornalista, il saggista, il narratore: trapezista rompicapo per gli uffici Inps all’atto della pensione.

Dal palco alla Lettera 22. Diventar giornalista… Quello che per altri è un sogno o una lunga peregrinazione, per me, in questi anni ’60-’70, è naturale: un provvidenziale travaso dal palcoscenico alla macchina per scrivere. Gli spettatori ci applaudono e noi sentiamo il dovere di far sapere, motivare le scelte… Primo per i temi a scuola, i compagni s’aspettano che lo faccia io, loro fiduciario. Scrivere dipende dal leggere, ed io, ragazzino, il Corriere di papà lo leggevo, e come… I suoi Montanelli, Bettiza, Cavallari… E la mano era allenata dal disegno. Teatro e scrittura si mettono assieme, il camerino diventa redazione, via trucchi e copione, dentro la lettera 22. Comunicati stampa per teatro universitario e Teatro di Sardegna.
Ed eccomi pronto al cimento con La Nuova Sardegna; articoli firmati, servizi da inviato, rubrica. Ne scaturisce lo status di pubblicista.
Il definitivo cimento professionale nel ’74: nasce a Cagliari Tuttoquotidiano, storicamente unica alternativa all’Unione Sarda, ancorché rimosso dalla prudente intellettualità regionale. Il nuovo giornale, diretto da Piercarlo Carta e con una redazione folta di validi professionisti e praticanti reperiti tra la migliore gioventù pubblicista di Cagliari, esce in edicola e raggiunge il successo: cinquantacinquemila copie il lunedì, novità di colore e offset, l’eco dello scudetto, Gigi Riva.
Libertà, cameratismo, avventura, nello stabilimento di viale Elmas, stipendi arretrati a mo’ di goliardia, impegno e gioia per l’impresa di rompere il monopolio dell’informazione sostenuta dalla petrolchimica.

Non ero più un ragazzo, ma non si finisce mai di essere ragazzi. Spavaldo mettermi alla telescrivente dell’Ansa di Venezia a buttar giù venti righe per la spedizione sarda alla Biennale; e orgoglio di quella firma in prima, quando il giornale si schiera per il no alla Coppa Davis in Cile dopo il golpe; surreale sopralluogo notturno in auto col sindaco Ferrara a una casetta tra città e campagna, forse abusiva; l’Ansa sulla morte di Francisco Franco, la notte che sono di guardia, si smonta la prima pagina; servizi su famiglie, scuole, politica comunale, ospedali, quartieri, strade, pagine intere su via Roma, inchiesta sul pane; recensioni e servizi da inviato, dettare i servizi alle dimafoniste; accorciare i pezzi dei corrispondenti delle province; dare spazio agli allora giovanissimi Giovanni Maria Bellu, Giuseppe Porcu, Marco Corrias, Gianni Olla, Giampiero Licheri, Umberto Aime… Sardegna degli anni ’70. Più sofferenza, più dignità, più vita. Bei giorni.

Ma Tuttoquotidiano fallisce e dopo una coraggiosa autogestione chiude i battenti nel 1978. Nel frattempo sono diventato professionista, scritto sul delitto del Circeo e orale con Antonio Spinosa.
Non spetta a me raccontare la vicenda complessiva del giornale. Ad altri il compito e il dovere di farlo, per rispetto di una iniziativa coraggiosa e della storia culturale della Regione.
Dopo un maldestro tentativo d’assunzione in Rai, dove da anni sono annunciatore, e saltuarie collaborazioni con Messaggero sardo e La Sinistra, dirigo il periodico Spettacolo, supplemento di Altair, editore Zonza, su indicazione del direttore e amico Ottavio Olita; e conduco il tg de La Voce Sarda. Negli anni successivi sporadiche collaborazioni presso Unione Sarda, Godot News e altre testate.
A scandire i decenni successivi, partecipazioni giornalistiche ad altre testate, ricostruzione saggistica di alcune stagioni (Teatro contemporaneo in Sardegna, 2003, AM&D, Tumulti quotidiani, 2009, Tema, Suono di pietra, 2010, Condaghes, Un delitto fatto bene, 2015, Delfino), escursione nella drammaturgia (Blood boom break sulla truffa del miracolo economico, Crogiuolo), e nella narrativa con Il trapezista fiducioso (2019, Armando). Delusioni editoriali.