Scrivere di teatro, vivere il teatro
Anno pieno il 1973. Viene accettata da La Nuova la proposta di una mia rubrica settimanale teatrale. Mi farà diventare pubblicista e poi praticante in un altro giornale. La fiducia della Nuova, aggiunta al successo dei nostri debutti al Civico e alla laurea di dieci anni prima con un 24 del giovane Cossiga, rende Sassari città d’elezione!
È andata così. Ritornato alle note stampa, un giorno di gennaio, mi reco alla redazione cagliaritana della Nuova Sardegna, per consegnare un comunicato per una replica del Tell, mi soffermo a guardare il segretario Agostino che cestina i dispacci Ansa riguardanti lo spettacolo. «Ma come — dico — sono dispacci teatrali! Perché li butta?» «Perché siamo un giornale regionale, a nessuno importa del Teatro Stabile di Genova». “A noi sì”, penso, e con l’attitudine fanciullesca imparata all’asilo di raccogliere le cose, mi porto a casa quell’Ansa e comincio a fantasticare: setacciare, tagliare, farne un notiziario informativo sullo spettacolo nazionale e internazionale per i sardi…
Scatta la furia costruttiva, la curiosità, la consonanza, nel caso quella con il tema dell’informazione. I linguaggi, le linee di sviluppo dell’attività teatrale esterna a noi, mi sembravano sintonizzati a quel bisogno, l’orgoglio di inverare in terra di Sardegna un modello di produzione di stampo europeo, la funzione della cultura nelle città. In quegli anni tutta l’Europa era in fervore per questo. Una cultura organica, la comunità che nella città e nella cultura trova il suo emblema.
Anno pieno il 1973. Viene accettata da La Nuova la proposta di una mia rubrica settimanale teatrale. Mi farà diventare pubblicista e poi praticante in un altro giornale. La fiducia della Nuova, aggiunta al successo dei nostri debutti al Civico e alla laurea di dieci anni prima con un 24 del giovane Cossiga, rende Sassari città d’elezione!
È andata così. Ritornato alle note stampa, un giorno di gennaio, mi reco alla redazione cagliaritana della Nuova Sardegna, per consegnare un comunicato per una replica del Tell, mi soffermo a guardare il segretario Agostino che cestina i dispacci Ansa riguardanti lo spettacolo. «Ma come — dico — sono dispacci teatrali! Perché li butta?» «Perché siamo un giornale regionale, a nessuno importa del Teatro Stabile di Genova». “A noi sì”, penso, e con l’attitudine fanciullesca imparata all’asilo di raccogliere le cose, mi porto a casa quell’Ansa e comincio a fantasticare: setacciare, tagliare, farne un notiziario informativo sullo spettacolo nazionale e internazionale per i sardi…
Scatta la furia costruttiva, la curiosità, la consonanza, nel caso quella con il tema dell’informazione. I linguaggi, le linee di sviluppo dell’attività teatrale esterna a noi, mi sembravano sintonizzati a quel bisogno, l’orgoglio di inverare in terra di Sardegna un modello di produzione di stampo europeo, la funzione della cultura nelle città. In quegli anni tutta l’Europa era in fervore per questo. Una cultura organica, la comunità che nella città e nella cultura trova il suo emblema.


Negli ultimi anni, in Sardegna, numerosi spettacoli teatrali hanno vivacizzato un settore statico, illuminato soltanto, a tratti, da casuali buone serate (ma solo a Cagliari e Sassari, qualche volta a Nuoro, o Tempio, o Ozieri, e sempre per pochi eletti) “elargite” dal Festival della prosa, l’inutile e costosissima rassegna di spettacoli della penisola.
Si è trattato di spettacoli quasi tutti prodotti in Sardegna, da gruppi locali, di costo limitato, di interesse per i giovani distribuiti capillarmente nella regione, gestiti democraticamente. Il pubblico si è esteso, numericamente e geograficamente. Il teatro è diventato, insomma, una cosa di cui si comincia a parlare. Ed è lecito sperare, ora, in quella crescita ulteriore, in quella “società teatrale” da tempo auspicata.
Questa rubrica desidera contribuire a tutto ciò immettendo i sardi in quella “situazione teatrale” nazionale e internazionale dalla quale sono stati per lungo tempo esclusi. Si forniranno soprattutto notizie, informazioni (per chi viaggia la nostra potrà essere una guida sommaria agli spettacoli delle maggiori città italiane). Sarà la cronaca ad imporre i suoi diritti e a condizionare la struttura stessa della rubrica. Oggi, per cominciare, ci sembra utile fornire i programmi di attività degli otto teatri Stabili italiani, per la stagione 1972-73. (30 gennaio 1973).
Il tono solenne, appassionato, che notate non lo perderò negli anni: col tempo l’ho depurato, ma la sostanza è rimasta. Colpa del continuo bisogno d’impegno, di lotta, generato dalla piega tragicomica che ha preso l’avventura del teatro negli anni.
La rubrica è essenzialmente informativa, ma qualche volta il commento è d’obbligo.
Come questi che seguono su temi etici e di libertà espressiva.





























