Maggiore responsabilità nelle proposte

Situazione

Ospito in questo spazio l’articolo del nuovo collaboratore Gianni Atzeni perché tocca un tema di carattere generale che chi ci segue sa essere ormai un elemento costante del nostro discorso sul teatro: la preoccupazione che la crescita sia anche qualitativa oltre che quantitativa.

Educare il pubblico fa parte di questa preoccupazione. Educarlo per renderlo attivo, partecipe, critico, non suggestionabile, non vittima, facilmente plaudente, di quel “bisogno di proiettarsi” che nasce dall’isolamento e dalla repressione del bisogno naturale di aderire, in positivo o in negativo, con qualcosa che cercandoci ci gratifica del suo interesse. Problema grosso: è su un pubblico non educato, provinciale, che cade nelle trappole del “nome”, della battuta ad effetto, della “trovata” scenografica, che punta chi nel teatro vede solo un prodotto come tutti gli altri con cui invadere mercati vergini.

Non è l’unica nota critica rivolta alla crescita attuale del teatro in Sardegna. Altre ne trapelano nelle stese pagine teatrali di questo numero. C’è stato del buono ma anche del cattivo nelle due rassegne del Circuito. Ed è legittimo abbandonarsi senza riserve al successo della Compagnia dei Medas? La Voce Sarda non passa da mesi i comunicati stampa della Cooperativa Teatro di Sardegna con un tono da “me ne infischio” degno del padrone delle Ferriere, mettendosi sotto i piedi il collega addetto stampa della CTS, i dettami deontologici che dovrebbero essere difesi dall’organo sindacale dei giornalisti, e gli stessi colleghi della redazione.

Anche da fuori, da Trieste, viene la conferma di quanto grave e presente sia la minaccia d’introdurre in Sardegna, ammesso che già non ci siano, metodologie scorrette del fare teatro; nel caso specifico, il rapporto sussiegoso e fuorviante informazione-critica-teatro. Che tipo di informazione e critica vuole nascere e accompagnare il decollo teatrale della Sardegna? Su questo preciso tema abbiamo intenzione di soffermarci a breve scadenza.

Le notizie sui seminari teatrali a Cagliari sono viceversa confortanti. Indicano che sui giovani è doveroso puntare, anche se non autorizza l’assoluzione di quelli che prendono il giovanilismo come una nuova forma di parassitismo, una pensione fatta di autorizzazione perpetua a sbagliare.

Se Spettacolo qualche volta mostra di innestare la baionetta della sentenziosità saccente e dello slancio ideale è perché si sente espressione più dell’opinione pubblica sommersa e anonima (quella degli splendidi “no” ai referendum, per intenderci), che degli “happy few”, dei pochi addetti ai lavori, cinici e disincantati. (Che gli succederà l’anno prossimo, centenario di Garibaldi, da sempre bestia nera per l’intellettuale levigato?).

SPETTACOLO _ Periodico. Anno II – N. 3/4, marzo-aprile 1981