Se ne parla
Cagliari, spettacoli e finanziamenti pubblici
Nel quadro della polemica sui finanziamenti pubblici ai gruppi teatrali pubblichiamo un intervento dell’ex presidente della Cooperativa teatro di Sardegna Mario Faticoni
Sette righe dedicate dalla voce “teatro” dell’enciclopedia La Sardegna all’attività teatrale degli ultimi vent’anni; la definizione della Cooperativa Teatro di Sardegna dei tempi dell’arrivo di Parodi in Sardegna di “compagnia dilettantistica, carica di entusiasmo, e di scarsa professionalità …trasformata in un gruppo dignitoso, in grado di calcare il palcoscenico nazionale senza complessi”: due episodi che mi fanno ritenere che ci attendono anni carenti non solo di teatri aperti e finanziamenti corretti ma anche di verità storica; dopo le difficoltà del fare teatro anche la difficoltà di fare storia del teatro? Se chiedo di intervenire nelle mie molteplici vesti (scatta ancora la voglia di obiettività del giornalista) è perché mi sembra un problema che riguarda tutti quelli che vanno a teatro e non solo chi come il sottoscritto lo fa; e facendolo è esposto all’imperfezione di immagine che avvenimenti e personaggi dell’oggi e dell’ieri possono subire dalla incompletezza o dalla fuorvianza delle informazioni.
Indossando di nuovo per un attimo non solo la veste di socio, ma anche quella di presidente della Cooperativa Teatro di Sardegna per gli anni in questione, debbo precisare che soltanto dal ’78 il gruppo ha avuto Marco Parodi come direttore artistico e regista stabile, quella del 74 per la regia de I carabinieri cui si allude nell’intervista fattagli dall’Unione il 2 novembre scorso, dovendosi considerare una parentesi di pochi mesi. Quella che migliorò dal ‘78 in poi, imprimendole una svolta importantissima, anche di linea stilistica oltre che politica (la valorizzazione dell’attore ad esempio), era quindi una compagine ricca di dieci anni di attività, plasmata e formata al punto da possedere un’identità rimasta più impressa dell’attuale. Erano già passati gli specialisti nel trovare idee in povertà di mezzi Gianni Esposito e Gian Franco Mazzoni il regista delle labbra bianche Giacomo Colli e una professionista come Mina Mezzadri.
“Quei bravi ragazzi della CTS …” “quel generoso geometra scrittore…”: l’uomo di governo si confermerà nella convinzione che dove non c’è il nome grosso non c’è cultura. E a un valido uomo di teatro come Marco Parodi non resterà che uscire dalla comune. Attorno c’è il frastuono euforico dell’esplosione dello spettacolo, i cui frammenti nessuno ha interesse a governare.
L’Unione Sarda, 29 novembre 1983
L’argomento chiama ancora a sé altri due articoli.
Questo attardarmi sul tema teatro ha anche dei risvolti comici, lo so. Mi consola che talvolta è comica anche la materia di per sé, come nel caso seguente.