Speciale “Ravenna Festival” • 2003

Ravenna 2003.  Bellissimo, innovativo Trovatore. L’opera verdiana, con la regia di Cristina Mazzavillani Muti, incanta la platea del Ravenna Festival. L’impatto visivo tiene testa alla potenza del dettato musicale. Non solo melodramma, non solo cinema. Uno specifico estetico nuovo? Uno spettacolo fuori dalle ordinarie messe in scene liriche, pur ugualmente ‘tecnologiche’. Qui la forza dell’ispirazione poetica riesce a creare un impatto visivo che tiene testa alla potenza del dettato musicale. Non è solo melodramma, non è solo cinema. La sperimentazione, pur gravata da qualche eccesso di immagine, lascia intravedere uno specifico estetico nuovo.

L’equipe guidata dalla coraggiosa e coerente regista, provatasi su questo terreno con i Capuleti di due anni fa, ha indovinato l’allusività poetica del paesaggio romagnolo-ravennate, capace sorprendentemente di accogliere intreccio e sentimenti del capolavoro verdiano. Per ‘parlare al mondo descrivendo il proprio borgo’ si fanno scorrere con fluidità musicale immagini di casolari, cimiteri, antichi palazzi, archi, cripte, mosaici, darsene paludose, nebbie, boschi, antichi mattoni bizantini mischiati a silos, tubi di metallo, raffinerie della Ravenna industriale, immagini sempre coerenti allo scorrere simultaneo dei tormenti di Azucena, Manrico, Leonora, Conte di Luna. Il tumulto dei sentimenti è raccontato a volte con trascinante vigoria. Cavalli tesi al galoppo quando Manrico corre da Leonora per salvarla dal convento, la cui  vetta spunta abbacinante dal nero bosco, arbusti putridi di stagno sulla nettezza armoniosa degli archi, sulla speranza d’amore di Leonora, sul suo vestito bianco, il mostruoso ordigno meccanico ruotante su Azucena scoperta e arrestata, mare e gabbiani a cullare il sospiro amoroso di Leonora al suo Manrico imprigionato nella torre, le mostruose inferriate cui la tragica eroina s’aggrappa disperata… Sequenze visive che suonano necessarie, stesso ritmo e pregnanza delle battute verdiane, rese dalla bacchetta di Kovatchev con piglio incalzante e appassionato. L’ingresso di tale coerente tumulto di immagini nello statico immaginario del melodramma rivitalizza la stessa musica. Siamo davvero alla vigilia della codificazione del nuovo specifico cinema operistico? L’obbligata staticità di coro e cantanti in questo Trovatore è per caso l’anticamera di una loro fuoriuscita dal palcoscenico e di una collocazione in un ampliato golfo mistico o sul boccascena? Un nuovo cinema muto che sostituisce i poveri guitti dell’avanspettacolo con una rinobilitata, sontuosa professionalità di cantanti da concerto davanti al mitico telo bianco dei sogni? Certo, indietro sarà difficile tornare. Salvo tornare al protagonismo pieno del cantante, dal cui corpo, dalla cui voce, emani tutta l’intramontabile, questa sì, potenza evocativa del melodramma, la Carmen di Brook per intenderci o i tentativi bussetiani di Zeffirelli… Certo, il compito dei cantanti, qui compressi tra tanti sipari, obbligati a inseguire i punti luce calcolati millimetricamente, non è facile. Ravenna Festival ha scelto felicemente una Compagnia giovane per assicurarsi energia e adattabilità.

I cast sono stati addirittura due, comprendendo nelle parti principali i baritoni Vittorio Vitelli e Nicola Alaimo, i soprani Isabella Sacco e Cristina Ferri, i mezzosoprani Tiziana Carraro e Annamaria Chiuri; i tenori Giuseppe Gipali e Rubens Pelizzari, i bassi Paolo Pecchioli e Antonio De Gobbi. Una prova più che positiva, con le belle sorprese dell’Azucena della Carraro, del Manrico del Gipali e del Conte di Alaimo. Due narratrici, Ermanna Montanari e Daniela Piccari, precedute scena per scena dal tema dominante suonato alla fisarmonica da Luciano Titi, si raccontano da palchi contrapposti del teatro la storia del ‘figlio della zingara’, con una pronuncia anch’essa schiettamente romagnola.

Lo spettacolo raggiunge il valore musicale assoluto con la prova del Coro di Santa Cecilia sistemato sulla scalinata retrostante, alla sommità della pedana in pendenza. Un suono compatto, una voce unica di stupenda qualità.

Godot News, 18 giugno 2003