Il giornalismo • Cagliari • Nuovi teatri

Un’inchiesta lunga quattro anni tra macerie e parole

Cagliari, tutto da raccontare

Cagliari, Aprile 1974. Nasce Tuttoquotidiano. Eccoci tutti, giovani pubblicisti, a firmare i contratti di praticantato. Da mesi pregustavo i vantaggi della nuova professione: sconti su aerei e treni soprattutto. Negli ormai frequenti viaggi peninsulari, grazie a quelli, usavo prendere il rapido Roma-Milano semivuoto in quegli anni, e attrezzare una minuscola redazione nello scompartimento, lettera 22 sempre appresso, sfruttando il 70% di sconto.
Ad agosto l’uscita in edicola, preceduta dai Numeri Zero; in uno di questi l’intervista a Maria Carta. Il giornale ha subito successo. Abbiamo il sistema offset, il colore, e non sono anni qualunque, il Cagliari vince lo scudetto e Riva a colori è da sturbo, come dicono a Bologna. Cinquantacinquemila copie il lunedì, unica paura che prenderà l’Unione Sarda.
Redattore praticante, che comincia come tutti dalla cronaca, nera inclusa.
Qui il battesimo è il resoconto di una notte passata nei corridoi semibui della Questura, incapace di lasciare quel luogo di dolore per la morte di due agenti durante un inseguimento, istintivamente portato a restare lì, per solidarietà col giovanissimo commissario Simula intento a frenare la rabbia e le lacrime dei suoi.

Ma, accanto a quello di esperto di spettacolo e culturali, la bianca diventa presto il mio vero lavoro: famiglie, scuole, politica comunale, ospedali, quartieri, strade, servizi sulla città di sapore storico, artistico, o semplicemente curioso, laddove la comunità si riconosce trovando il proprio fondamento. Nelle pagine finiranno anche interventi su cultura, libri, biblioteche, editoria.
L’entusiasmo mi fa debuttare affrontando un’impresa che di mastodontico ha tutto, dalla struttura fisica alla problematica politica, un’inchiesta di quattro anni sulla tanto attesa ricostruzione del teatro civico distrutto dalle bombe nel ’43; un vuoto reso più ampio dalla mancanza dell’altro teatro, il Politeama Regina Margherita, distrutto da un incendio. L’impresa non è una passeggiata, calvario è termine più appropriato. Già massiccia di per sé, si prolunga nel tempo, quattro anni, solo per la costruzione di una parte, senza copertura. Cinque gli articoli dedicati, quattro anni. La vita del giornale. Articoli così esposti all’accusa di contenere troppo commento, commento amarissimo, che vi risparmio il commento del commento, si commentano da soli.