Il “teatrino” pronto tra una anno?

La cittadella della musica e del teatro

Alcuni dati sull’opera che, resa funzionante prima del grande teatro comunale nel quale è situata, potrebbe dare impulso alla sua ultimazione. Apriamo un dibattito sulla proposta avanzata.

Vediamo più da vicino il “teatrino” situato al primo piano del grande teatro comunale in corso di costruzione tra le vie Cao di San Marco e Sant’Alenixedda. Ne abbiamo parlato giorni fa mettendolo al centro della nostra proposta di avviare a conclusione la vicenda del teatro, dando mano ai lavori di rifinitura del “ridotto”, in modo da renderlo agibile al più presto. Potervi far cominciare un’attività di spettacolo tra un anno significherebbe, abbiamo detto, far convergere l’interesse dell’opinione pubblica e delle autorità politiche, soprattutto regionali, sul grave problema di tutto il complesso teatrale, per il quale occorrono ancora vari miliardi: miliardi che il Comune ha ripetutamente dichiarato di non poter più garantire. Il nucleo d’interesse che si verrebbe a costituire in una piccola parte del teatro agirebbe da “propellente” per la risoluzione del problema, creando un movimento d’opinione pubblica intorno ad esso che oggi purtroppo, per negligenza della pubblica amministrazione, manca.

L’ostacolo maggiore da superare per rendere agibile il “teatrino” è la sua autonomia. Abbiamo posto il quesito all’impresa costruttrice ed essa ci ha risposto che tecnicamente la cosa è fattibile, in quanto si tratterebbe di creare delle separazioni tra una zona e l’altra del grande teatro e le uscite di sicurezza, che la costruzione in atto consente di realizzare facilmente.

Anche per quanto riguarda l’accesso non vi è alcun problema. Il teatrino è stato già progettato con ingresso indipendente sulla via Sant’Alenixedda. «Ostacoli tecnici, in sostanza, non ce ne sono — hanno detto al cantiere — la proposta di rendere agibile subito il teatrino è perfettamente realizzabile, manca solo il “via” del Comune. Anche per quanto riguarda gli allacci fognario, idrico, elettrico e l’impianto di riscaldamento — dicono i tecnici dell’impresa Cap che ha in appalto i lavori — le difficoltà non esistono: basterà fare degli allacci provvisori dall’esterno, pur approntando l’impianto che verrà collegato in futuro a tutto il complesso».

Dando un’occhiata più particolare al teatrino, notiamo l’ampio ingresso, che dà sulla via Sant’Alenixedda con un’ampia e lunga vetrata (tutta la costruzione viene “vista” dall’esterno con questo sistema, adottato anche dal nuovo “Regio” di Torino). Nell’ingresso, la biglietteria, pure essa molto ampia e il bar. Di bar, nel teatro grande ve ne sono 4: il primo, appunto, al piano terra, in corrispondenza con l’ingresso del teatrino, il secondo in corrispondenza con il foyer della platea della grande sala, il terzo e il quarto in corrispondenza con le due logge.

Il teatrino si trova situato tra il primo e il secondo piano, ad un’altezza da terra che va dai tre metri e mezzo ai sei e ottanta. La platea, infatti, nella quale prenderanno posto i 242 spettatori è sistemata ad anfiteatro. Il palcoscenico misura all’incirca 8 metri per 14. Sul fondo della platea, in alto, una piccola cabina regia, che può essere usata anche come cabina di proiezione, allorché il teatro viene impiegato come cinema (è previsto anche un ripostiglio per le pellicole).

Per quanto riguarda l’elaborazione e l’esecuzione del materiale scenico, il progetto degli architetti prevede degli ambienti molto vasti che dovrebbero servire tutto il teatro quando sarà ultimato. Vi sono però, sotto il teatrino, alcuni altri ambienti riservati all’officina meccanica, che non essendo usati subito, potranno essere impiegati come ambienti per la scenografia, la scenotecnica, il magazzinaggio, la sartoria e tutte le altre necessità del teatrino.

Una difficoltà può essere costituita dagli studi esecutivi necessari per gli impianti di servizio e per le rifiniture (alcune delle quali, come lo studio dell’acustica, non sono di poco conto). Tali progetti, che dovevano essere realizzati per tutto il complesso dagli architetti progettisti, non sono ancora pronti. Evidentemente, il Comune, cosciente che i lavori del teatro si protrarranno per molto tempo, non ha avuto fretta in tutti questi mesi e non li ha richiesti. Se dovesse prender corpo l’idea di finire subito il teatrino, l’amministrazione dovrebbe evidentemente interessarsi immediatamente del problema, sollecitando adeguatamente i progettisti. «Se noi abbiamo i progetti e il Comune ci autorizza a finire subito il teatrino — dicono al cantiere — bastano otto-nove mesi per terminare i lavori».

È evidente, quindi, che stando così le cose, ogni indugio burocratico-amministrativo da parte del Comune verrebbe considerato grave.

L’attesa, infatti, presso i settori più vivi di quel piccolo mondo dello spettacolo che si è andato formando a Cagliari in questi anni, c’è ed è grande: proprio perché da tanti anni, masticando sacrifici spesso gravissimi, le varie iniziative e i vari gruppi che si occupano di cinema, teatro e musica in città cercano uno sbocco logistico, una “casa” in cui lavorare con serenità.

Il teatrino potrebbe essere affidato in gestione ad un movimento cooperativistico o, meglio ancora, consorziale, che rappresenti tutte le autentiche forze locali esistenti nel settore, a cui venga pure affidato il compito di organizzare dell’attività di spettacolo culturale anche con iniziative della penisola. Il Comune, naturalmente, dovrebbe procedere a questa scelta dopo avere avuto in cambio le adeguate garanzie di una gestione corretta e democratica del teatrino.

Con questo intervento, col quale pensiamo di avere definito meglio la proposta avanzata, invitiamo i lettori ad intervenire con pareri, suggerimenti o critiche, materiale più ampio di riflessione per i nuovi consiglieri comunali.

Tuttoquotidiano, 12 agosto 1975