Finalmente un teatro

L’Auditorium nuovo del Conservatorio inaugurato sabato prossimo

È il primo teatro di Stato che sorge in Italia. Forse sarà dato in gestione all’ente lirico. Uno spazio anche per i gruppi locali di base.

Un teatro per la scuola o un teatro per la città? Era fatale che il ritardo degli amministratori comunali cagliaritani nel dotare una città come Cagliari di un teatro finisse col rotolare tra i piedi di chi non solo di questo ritardo non ha colpa (anche se l’attuale presidente del Conservatorio e dell’ente lirico, avvocato Lino Lai, è stato sindaco di Cagliari e consigliere comunale per più anni), ma anzi ha il merito di aver per conto proprio portato a termine il teatro che gli spettava, l’Auditorium nuovo per l’appunto. E col ritardo, l’imbarazzo e la responsabilità di una scelta.

Va dato atto subito al direttore del Conservatorio e direttore artistico dell’Istituzione concerti-Ente Lirico, Nino Bonavolontà, e all’avvocato Lai, che ieri sera hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa l’inaugurazione per sabato alle 21 del nuovo Auditorium, di aver colto l’importanza del nodo che si dovrà sciogliere nei prossimi mesi – come usare il teatro – e di aver risposto alle numerose domande dei giornalisti a riguardo con grande rispetto e interesse per il problema.

Così facendo essi hanno mostrato di rendersi interpreti di quello che anima la popolazione giovanile di una città improvvisamente risvegliatasi dopo anni di torpore (lo dimostrano le migliaia di giovani che hanno assistito alle Giornate di musica e arte contemporanea e alla recente rassegna teatrale della fiera campionaria). I giovani ormai non vogliono più aspettare. Sono decine i giovani artisti sardi giovanili che in città cercano di fare spettacolo destreggiandosi fra mille difficoltà, fra cui quella di avere uno spazio in cui lavorare è la maggiore, sono centinaia le entità culturali e sociali di vario tipo che stanno dietro di loro, alimento con le loro lotte del fare artistico, che spingono per una partecipazione.

Nessuno meglio del dinamico direttore del Conservatorio, del suo vice Giangrandi, di tutti gli altri professori della scuola, del professor Ferrari, del maestro Crepax, nessuno più di loro che hanno non a caso voluto inaugurare il nuovo Auditorium con un concerto a cui partecipano 156 allievi del Conservatorio, una inaugurazione antiufficiale che forse non ha precedenti, nessuno più di loro sa quale sia oggi la forza propulsiva, il bisogno di espressione, dei giovani sardi oggi.

È per questa ragione che non riteniamo giusto che a dibattere e a cercare di risolvere il problema di come bilanciare l’uso “interno” con l’uso “esterno”, “pubblico”, del nuovo teatro non ci fossero ieri (ma non mancheranno le occasioni future) anche gli amministratori comunali, responsabili del ritardo con cui procede la costruzione del teatro civico ed anche delle promesse a vuoto fatte più di un anno fa ai gruppi culturali cittadini circa il vecchio Auditorium di piazza Dettori. La situazione in città è diventata così grave (unico rifugio per gli spettacoli è la Fiera, che richiede forti affitti) che ora si rischia anche di essere eccessivi nel criticare i nostri amministratori, i quali debbono perlomeno spartire le responsabilità con chi è venuto prima di loro. Sarà forse opportuno e inevitabile dimenticare il passato e rimboccarsi le maniche per recuperare il terreno perduto, a patto però che si cessi con le promesse a vuoto e si sviluppi una vera volontà politica in senso culturale.

Di questa si è avuta una anticipazione nelle parole dell’ex sindaco Lai, quando ha affermato ieri «bisogna smetterla con la teoria della priorità, rispetto alle spese culturali, delle spese sociali: tutto è indispensabile, anche la cultura, se si vuole rispettare il cittadino: lo dimostra anche l’esperienza di altre grosse città, rispetto alle quali una città dalle tradizioni musicali quale Cagliari — che vantava non uno ma due teatri prima della guerra — non devo restare indietro».

Nel corso della conferenza stampa è stato sottolineato che il nuovo Auditorium è il primo teatro di stato che sorge in Italia, avendo usufruito interamente per il costo della costruzione (un miliardo e 250 milioni circa) di finanziamenti ministeriali.

All’inaugurazione del nuovo Auditorium presenterà l’ex direttore del Conservatorio Tito Aprea.

Come verrà usato quindi il teatro? Nell’animato dibattito tenuto ieri con la stampa a riguardo, l’ipotesi emersa è stata alla fine quella di una convenzione con cui dare carico della gestione all’ente lirico, abilitato per legge a tenere e organizzare attività di spettacolo a pagamento (il Conservatorio invece non può assolutamente farlo). L’ente sopporterebbe quindi i pesanti oneri di funzionamento e manutenzione del teatro.

Fatti salvi i periodi di attività svolta dall’ente e dal Conservatorio, l’uso del teatro sarebbe quindi concesso di volta in volta a chi ne facesse richiesta, accontentando quindi anche i gruppi locali.

«Ma — è stato obiettato — non sarebbe meglio affidarsi ad un comitato di ispirazione comunale, che facendo assorbire dalla comunità i costi di gestione, faciliti l’accesso dei gruppi musicali e teatrali meno dotati finanziariamente e quindi un prezzo del biglietto più popolare?» «Noi non abbiamo prevenzioni — ha risposto l’avvocato Lai — abbiamo fatto l’esempio dell’Istituzione dei concerti come ente gestore ma se si creasse un consorzio in cui entrasse il Comune, per noi sarebbe lo stesso…».

Tuttoquotidiano, 1 giugno 1977