Sabato l’inaugurazione dell’Auditorium del Conservatorio di musica
L’opera è moderna e funzionale. In platea e balconata possono trovare posto 1.300 persone. Palcoscenico girevole e flessibile.
Cagliari ha il nuovo teatro. Non è il tanto atteso teatro civico, i cui lavori sono fermi e il rustico non finito, offre le proprie strutture al logorio degli agenti atmosferici: è il nuovo Auditorium del Conservatorio di musica di via Bacaredda, che verrà inaugurato sabato prossimo con un concerto diretto da Nino Bonavolontà, direttore del conservatorio, i cui protagonisti, molto significativamente saranno gli stessi alunni dell’istituto musicale.
Vivaldi (Gloria per coro e orchestra), Beethoven (la IV Sinfonia) e Bach (Concerto per due violini e orchestra d’archi) saranno I primi compositori le cui note echeggeranno nel nuovo teatro. Attilio Motzo e Roberto Anedda, I giovani violinisti del concerto di Bach, saranno I primi solisti. Una inaugurazione in sordina ma proprio per questo toccante. Un particolare rende il concerto d’apertura ancora più commovente: Attilio Motzo è il figlio del vecchio custode dell’auditorium di Piazza Dettori, deceduto anni fa.
Il nuovo Auditorium può ospitare manifestazioni musicali e teatrali. Gli spettatori possono essere 1.300, quanti ne contengono platea e balconata. Oltre alla platea e alla balconata e all’ampio palcoscenico completano l’assetto del teatro i locali per professori d’orchestra, coristi, comparse, corpo di ballo, sartoria e parruccheria, sala trucco, camerini, bar, guardaroba.
Il teatro sorge in un edificio che non si nota particolarmente dall’esterno, perché collegato al conservatorio. È costruito anzi proprio in modo che tutti i piani del corpo Auditorium vengano disimpegnati dai grandi atrii e dallo scalone della scuola. Gli atrii, in occasione di rappresentazioni teatrali o manifestazioni musicali fungeranno pertanto da foyers per l’Auditorium.
La superficie del palcoscenico è di complessivi 248 metri quadrati, l’ampiezza e l’altezza del boccascena rispettivamente di 14,7 e 50 metri, l’altezza del palcoscenico di 16 metri e mezzo. Queste caratteristiche permettono agevolmente la rappresentazione di opere liriche di piccolo impegno scenico, le esercitazioni degli allievi di arte scenica ed i concerti sinfonici con grande orchestra e coro.
Una delle caratteristiche più interessanti è la flessibilità della sala e della scena. Il palcoscenico può essere ampliato mediante avanzamento di due metri del proscenio sopra la fossa orchestrale: viene creato lo spazio così per circa cento orchestrali ed altrettanti coristi, nel caso, ad esempio, di grandi concerti sinfonici. Le due piattaforme girevoli, poi, consentono buone agibilità scenografiche e notevole guadagno di tempo negli intervalli. Per manifestazioni di musica da camera, per solisti o piccoli complessi, il fondo-scena potrà essere convenientemente avanzato, anche al fine di migliorare la riflessione dei suoni in sala. Potrà anche essere ridotta l’ampiezza della sala stessa mediante tendaggio o pannellaggio a filo galleria. Per usi particolari – moderne rappresentazioni a scena centrale o riservate a non più di 200 o 250 spettatori o per esercitazioni scolastiche e saggi interni – potrà utilizzarsi il palcoscenico inquadrato da gradinate mobili, con un’area di recitazione di dimensioni 8 per 8.
È prevista infine la possibilità in caso di esibizione di celebri solisti, di far avanzare il proscenio e chiudere il palcoscenico a filo di boccascena: con una migliore acustica e compartecipazione del pubblico.
L’opera è costata poco: circa 800 milioni, concessi dal ministero della pubblica istruzione in base alla legge per l’edilizia scolastica del 5 marzo 1961 e del 28 luglio 1967.
Una rivincita della Scuola
In tempi così brutti per la scuola, tartassata dalle biliose lamentele dei benpensanti e dagli esperimenti riformatori degli sprovveduti, la scuola si prende la rivincita.
Questo teatro, a Cagliari, lo regala la scuola. Sono stati, infatti, da una parte il tacito patto di non aggressione di cui si giovano in Italia gli istituti musicali (che li ha risparmiati dalla contestazione: la musica è museo e i musei li lasciamo stare, devono essersi detti gli studenti nel ’69), dall’altra la tenacia, la lungimiranza e recentemente anche uno spirito manageriale nella conduzione del nostro Conservatorio dal dopoguerra ad oggi, ad aver reso possibile un avvenimento che, se si tinge di sensazionale in una città di trecentomila abitanti priva di teatro, ha pur sempre una notevole importanza di per sé.
Il filo cultura-scuola si è dunque ricomposto. Non è che la cosa rallegri oltremisura: sappiamo che la strada del rinnovamento delle nostre strutture scolastiche è ancora lunghissima, sappiamo anche che gli stessi istituti musicali italiani sono permeati di conservatorismo, che quindi non si può dire tranquillamente che la cultura è in buone mani. Ma c’è il tanto da tirare un sospiro di sollievo, e ne va dato atto senza riserve a tutti quelli che al Conservatorio da anni hanno lavorato all’idea: dai direttori (in particolare gli ultimi, Tito Aprea e Nino Bonavolontà) ai comprimari, senza dimenticare soprattutto quell’insostituibile “cucinatore”, della routine della scuola che è stato per anni il maestro Crepax.
È venuto su in silenzio il nuovo teatro, nessuno ne sapeva niente. Segno di serietà e prudenza nel condurre le cose dell’istituto. Non è questa l’ultima lezione che il nuovo Auditorium dà agli amministratori comunali, che molti anni fa progettarono un teatro faraonico, proprio a due passi da via Bacaredda, e poi non sono stati capaci in quasi un decennio di fargli tagliare il nastro del traguardo.
Tuttoquotidiano, 31 maggio 1977