Cantiere chiuso al nuovo civico

Mancano i soldi e la nuova costruzione, abbandonata, va in rovina

I lavori sospesi da oltre un anno. Nel bilancio del Comune per il 1977 non è prevista alcuna spesa per il suo completamento. A vuoto- almeno per ora- la promessa dell’assessore ai lavori pubblici per il reperimento di circa 800 milioni. Una struttura sottoposta al logorio degli agenti atmosferici.

A un anno ed un mese dalla sospensione dei lavori, la vicenda del nuovo teatro comunale di Cagliari è al punto di prima: mancano i fondi, la costruzione è stata interrotta, quello che è stato costruito, mancando la copertura, è esposto al logorio delle avversità atmosferiche.

Una schiarita si era avuta in dicembre, allorché l’assessore comunale ai lavori pubblici Botticini e il direttore dei lavori ingegner Lombardi, si erano recati presso il cantiere della Cap, l’impresa costruttrice, per un sopralluogo. L’assessore aveva promesso che avrebbe fatto inserire nel bilancio comunale del ‘77 una cifra di circa 800 milioni, con la quale si sarebbe potuto realizzare la copertura del teatro ed evitare così i danni recati dagli agenti atmosferici. Prima di allora, il 28 giugno dello scorso anno, l’impresa aveva indirizzato al Comune una lettera, facendo presente in modo dettagliato quali fossero questi danni e quali aggravi economici avrebbero comportato: ponteggi che cadono, armature in ferro che si arrugginiscono, lesioni da infiltramento dell’acqua alle armature in legno bloccate al momento della sospensione dei lavori, lesioni anche alla serratura, pure in legno, e alle relative armature in ferro; gravi pericoli per il ponteggio che sostiene le logge e le armature alte dei tetti.

Sono tutti danni che oggi a distanza di sei mesi, si sono aggravati.

A questi c’è da aggiungere quello che il fermo dei lavori produce all’impresa, alla quale nessuno ha dato la disdetta e con la quale non è stato rescisso il contratto: spese per il mantenimento nel cantiere di alcune importanti strutture, quali le due gru, della guardiania e del personale tecnico di custodia, eventuale lucro cessante e danno emergente,

Il fatto nuovo è ora costituito dalla mancata previsione di spesa per il teatro nel bilancio comunale del ’77, circostanza fatta presente con rammarico dall’impresa, tenuto conto delle promesse dell’assessore.

Tutto fermo quindi per il teatro comunale. Non è cambiato niente? Quando al comune ci fu un rinnovamento nelle persone e nei numeri, un rimescolamento delle carte dopo le elezioni portò a spostamenti vistosi verso settori politici che sono considerati, non a torto, buoni tutori delle cose culturali, furono molti quelli che nutrirono speranze. La città sarebbe cambiata. Nelle pieghe sonnolente e ciniche della sua vita sarebbe entrato un vento nuovo, il maestrale della cultura. Lo faceva presagire e sperare non solo il cambio politico, ma la presenza fra I banchi del Consiglio di personalità indiscusse del mondo della cultura regionale e cittadina.

Duole dover constatare, di fronte alla vicenda del teatro comunale, che queste speranze sono state deluse.

Nessuno nega che nel grave momento economico attuale i problemi sul tappeto nell’aula consiliare in via Roma siano numerosi e pesanti. Nessuno sogna in questa situazione una città che di colpo si trasformi in una “polis” civile e perfetta. Si vuole soltanto che chi assume certe responsabilità le porti fino in fondo, misurandosi oltre che con i problemi grandi anche con quelli piccoli.

L’inerzia assoluta, la indifferenza tracotante, il sopralluogo con promessa, sembravano riti e abitudini che questa città aveva deciso di non permettersi più. Sembrava venuto il momento di un atteggiamento più umile e costruttivo, nelle piccole come nelle grandi cose della città. Il teatro comunale, per una città che non ha un “buco” da dare ai gruppi più giovanili che fanno cultura, è un problema molto importante. Se qualcuno si è assunto di fatto la responsabilità di considerarlo piccolo, abbia perlomeno il coraggio e la decenza di andare a coprire i mattoni che si rovinano.

Tuttoquotidiano, 11 gennaio 1977

Nel 1978, ad un anno dalla sospensione dei lavori, mancano ancora i fondi, il costruito è esposto al logorio delle avversità atmosferiche, risultato di una insipienza e una tracotanza di cui ogni tanto Cagliari ama fare mostra.

Quindici anni dopo, nel 1993, la parte costruita si riterrà sufficiente per un’inaugurazione comunale ufficiale. Non è più il progettato teatro sostitutivo dei due storici. Per intese cittadine sfuggite alla sentinella giornalismo, è un Teatro Lirico.

Non interessate le strutture produttive che potevano trovare ospitalità nel progettato interno Ridotto, sostenuto da Michelangelo Pira, per cui potevano essere candidati, fra gli altri, Teatro di Sardegna, gestore già di Auditorium, Alfieri e Massimo, Akroama, gestore de Le Saline, e il glorioso ramingo Domus de janas di Pierfranco Zappareddu.

Per quell’inaugurazione, non avendo più il mio giornale, affido il mio commento alla rassicurante Nuova Sardegna.

Oggi non si inaugura alcun teatro.

“La parola teatro evoca concetti come casa, bottega, officina, insieme di artisti diversi ma affini, occupazione, aggregazione, espressione, produzione, drammaturgia, poetica, continuità e organicità della proposta artistica, progetto. Teatro rimanda a Freie Buhne, Theatre Libre, Teatro d’Arte, Berliner Ensemble, Picccolo Teatro, Odin Teatret, Teatro laboratorio…, strutture che hanno avuto una ragione forte per nascere e un’anima altrettanto forte per vivere, una precisa identità produttiva.

Niente di tutto questo nasce oggi a Cagliari.

Nasce un qualcosa che è agli antipodi, nasce un mostro mastodontico e accentratore che pone il suggello ad una politica del teatro insensibile, noncurante e avverso proprio a quei concetti.

Con una politica diversa ben altro suggello si sarebbe posto all’attività teatrale cresciuta enormemente in questi anni ad opera dei gruppi teatrali sardi: sarebbero uniti, federati, valorizzati, dignitosi, fornirebbero l’ossatura produttiva di un teatro sardo regionale, imposto anche dalle recenti indicazioni ministeriali

Il comune, accecato dalle luci della ribalta, si limita a offrire un altro accesso maestoso, un nuovo tempio, al ceto sociale omologo al proprio, per la più antica delle tradizioni: il consolidamento sociale.

Stasera non s’inaugura il teatro di Cagliari. Con rispetto solo per gli artisti che saliranno sul palco, io non ci sarò”.  


Dopo cinquant’anni, nel 2003, si inaugura iI Ridotto. Anch’esso musicale, dedicato alla memoria dello storico soprano Carmen Melis.

Va per le spicce invece la costruzione dell’Auditorium di Via Bacaredda da parte del Conservatorio musicale, avendo impiegato il tempo maggiore nella preparazione e nella ricerca di fondi, in contatti con il Provveditorato agli studi nazionale, opera intelligente e impegnata del maestro Oscar Crepax. Emozionante inaugurazione con un concerto diretto dal direttore Nino Bonavolontà, con giovani allievi dalla camicia bianca in orchestra.