Ma quei soldi li vedremo solo fra due anni

Dibattito

Politica dello spettacolo in Sardegna: la parola agli operatori. Nel dibattito, inaugurato da un articolo di Giancarlo Biffi, interviene Mario Faticoni, attore e animatore della compagnia il crogiuolo e del Teatro dell’Arco.

Scrivere sulla politica teatrale in Sardegna e in particolare sui contributi regionali dopo che questi sono stati finalmente assegnati è come per gli azzurri commentare la partita per la Coppa dopo aver vinto la finale di consolazione con l’Inghilterra: ti hanno tolto tensione e rabbia. Ma ci vuole poco a ritrovare il clima nel quale boccheggia un settore di attività privo di status e di rispetto da decenni.

Basta leggere il pezzo con cui su questa stessa pagina l’avvenimento è stato commentato: “Arrivano i contributi regionali, Piovono i primi miliardi, la regione si è decisa a distribuire…” Cosa capite voi lettori? Che i soldi sono affluiti alle casse. Ed infatti gli squilli del telefono sono aumentati: sono i creditori. La notizia giusta è invece che quei soldi sono stati semplicemente assegnati. Distribuiti, erogati, lo saranno tra un anno e mezzo o due, salvo le spericolatezze bancarie, di cui però l’articolo non parla.

È esclusa la malafede del redattore, e di altri che possono aver scritto in questi anni in termini altrettanto fuorvianti e sottilmente squalificanti per la categoria dei teatranti, con stile impressionistico, toni talvolta da cronaca nera (“Giù le mani dal teatro”, “la torta da spartire”) e con interventi legati solo agli spettacoli, ai problemi quando ci scappa il morto.

Ci lamentiamo dei giornalisti. Ma sappiamo che a modo loro non ci odiano. Ci lamentiamo anche dei governanti regionali, anzi soprattutto di loro: niente legge, delibere incerte nell’importo e nel tempo, spazi ancora macerie o chiusi o incompiuti, nessuna programmazione. Ma poi riflettiamo: sostengono lo spettacolo con nove miliardi, cifra che meraviglia gli operatori nazionali. Ci lamentiamo poi degli spettatori, mai numerosi come vorremmo e richiamati solo dal disimpegno, o degli intellettuali, che disertano il campo improprio e spurio del teatro. Ma essi, quando li incontriamo, ci fanno molti complimenti, che sentiamo sinceri. Quindi ci seguono a modo loro, ci stimano. Come gli altri.

Perché ci lamentiamo allora? Perché avvertiamo che quel sostegno è un sostegno superficiale. È solo un omaggio ai sacrifici, all’impegno, alla tenacia, non un riconoscimento pieno dei motivi per cui facciamo questo lavoro; di cui in fondo, con il loro comportamento, tutti negano la necessità. Ci considerano dei simpatici irriducibili-appassionati-non diventati adulti, se va peggio commercianti di spettacoli, spregiudicati avventurieri. E comunque non poveri. Il messaggio che arriva è: non ti capisco ma ti aiuto. Lo stesso raffinato imbroglio dell’ospitalità: ti riempio di attenzioni per non accettarti del tutto.

Il fenomeno, che naturalmente non tocca solo le iniziative teatrali e che per essere indagato bene ha bisogno di dibattito psico-sociologico e non teatrale…, non è tanto grave da pregiudicare uno sviluppo inteso come semplice fisiologico adeguamento  a quello che c’è altrove; ad esempio, per tornare al teatro, una razionalizzazione dell’esistente, una sistemazione delle posizioni conquistate, un allineamento al nazionale di questo nuovo teatro degli anni 80, ampio, efficiente, tecnologico, euforico, rampante, inefficace nella sua raffinata inutile bellezza. Pregiudica solo le iniziative autenticamente nuove. Sostituire la smorfia cinica indifferente di Cagliari con una maschera radiosa e fidente, ad esempio. O mettere il teatro nella società sarda, quando non c’è, com’è successo dal ’67 al ’79, quando quel teatro fu aiutato ma non amato, e, lasciato solo, ebbe la sua crocifissione, con fedeli che inumidivano le labbra: Marat Sade in aggiunta alla Sartiglia. Su connottu in aggiunta all’Ardia, El entierro de la sardina in aggiunta a S’Iscravamentu, Mariedda in aggiunta ai Candelieri. Non si lasci soffiare da legge dai sociologi, assessore Dettori! Buon lavoro. Anche alla Cisl e a quanti ci vorranno riprovare nel decennio che viene.

L’Unione Sarda, luglio 1990

L’argomento chiama ancora a sé altri due articoli.

Questo attardarmi sul tema teatro ha anche dei risvolti comici, lo so. Mi consola che talvolta è comica anche la materia di per sé, come nel caso seguente.