Intervista al responsabile della casa editrice Urize

In vista della pubblicazione su Tuttoquotidiano

“La Casa editrice conta soprattutto sull’interesse degli strati diseredati, in primo luogo i portoricani, per i quali l’eroe del libro sarà un fulgido esempio di riscatto umano. Il film è stato un successo di critica. Ha avuto successo a New York e nelle grandi città, è stato premiato al NY Film Festival. Certi intellettuali lo hanno preso a prototipo del film serio europeo. Il pubblico è rimasto colpito sia dal fatto emotivo che dal valore d’opera d’arte.

I fratelli Taviani, alla scuola delle arti della Columbia University, hanno parlato con una classe di studenti.

Un mese dopo c’è stata la “prima” nei circuiti commerciali di Filadelfia. Sono piaciute la fotografia, la musica, il tema del rapporto padri figli, la forza con cui è rappresentato il figlio.

La Sardegna viene fuori poco. Alcuni hanno avuto una brutta impressione della Sardegna. Da un documentario presentato in Canada veniva fuori una Sardegna brutta, retrograda, non un luogo ma un’idea di conservazione e di tradizione.

Da anni siamo in contatto con Inge Feltrinelli, abbiamo visto l’edizione francese del libro, poi il film, e allora abbiamo deciso di pubblicarlo. Tutti nella Casa sono entusiasti e non succede spesso. È uno degli avvenimenti più importanti di questo autunno. Libri con storie legate alla realtà. Piacerà e avrà successo. Piacerà il concetto di superamento delle difficoltà, la ribellione contro il padre e contro la tradizione. Ribellione difficile perché dal padre dipende. Ha un conflitto con se stesso: prima accetta l’autorità del padre e poi quando è cresciuto non più. C’è conflitto e questo piace.

Piacerà anche perché Ledda nel libro rimane un agnello e non un leone come il padre. Ha superato difficoltà ma non si è imposto sugli altri: un socialista. Questo della lotta primordiale rimane il tema principale ma giocherà anche l’aspetto esotico, nel senso che non si tratta dei quartieri emarginati americani, bensì della Sardegna come mondo in transizione, luogo in fase di sviluppo. Poi giocherà naturalmente la qualità estetica.

Non tutti sono attirati dalla politica. Per la cultura americana il libro è un contributo alla storia dei meridionali italiani. È rivolto non solo a chi lo potrà capire meglio e subito, come gli italo americani, ma a tutti quelli che amano i buoni libri.

La polemica in Sardegna? Il dibattito è utile, positivo, chiarisce le idee. Ma qui non ci sarà, se non forse con certi intellettuali messicani americani o portoricani ispanici. Le espressioni sarde le coglieranno solo nel gruppo ispanico, l’unico che lotta per i diritti linguistici. Ma anche in questo gruppo solo gli intellettuali. E poi i poeti portoricani, che usano la lingua porto-inglese”.

Come considerate l’Italia?

“Nell’opinione pubblica americana verso l’Italia c’è stato un cambio da Carter in poi. Via Kissinger e Nixon, con il loro isterismo anticomunista italiano, l’atteggiamento è migliorato. C’è paura dell’ultrasinistra, questo sì. Si fa un uso parco dei visti ai comunisti. Un editore tedesco non è entrato negli USA per i rapporti in essere con la sinistra interna, come le pantere nere americane”.

Agosto 1978