I banditi veri vengono dal mare

Quali banditi? Controinchiesta sul banditismo sardo

L’uscita del nuovo libro di Ugo Dessy, edito da Bertani

Un’occasione, per la più ampia fascia di lettori che il tema trattato consente di raggiungere ed interessare, di popolarizzare, ancor più di quanto già non lo sia, uno scrittore che finora ha fatto breccia più nella penisola e all’estero che nella sua terra d’origine, e, nell’isola, più tra gli strati della popolazione già sensibilizzati ai problemi sociali trattati nei libri precedenti che non tra quelli giunti solo alla soglia dell’impegno civile militante.

Non che si voglia augurare Dessy una popolarità a discapito della nitidezza dell’analisi della colonizzazione della Sardegna e della violenza accusatoria finora presenti nei suoi libri; si vuole al contrario che questi messaggi, questi vigorosi spunti al dibattito, trovino più numerosi interlocutori. E ci sembra — ripetiamo — che l’argomento banditismo si presti a invogliare alla lettura anche chi finora di Dessy ha creduto di poter fare a meno.

Certo, le reazioni scandalizzate furibonde non mancheranno. Nel libro, Dessy additta chiaramente negli strateghi e negli eseCutori dei processi di sfruttamento delle risorse della Sardegna, come di altri paesi del Mediterraneo prese di mira dal capitalismo internazionale, i veri banditi. Accanto ai Mesina, ai Pes, ai Tandeddu, vengono messi sotto accusa i Moratti, i Rovelli, gli Andreotti: esemplari di due mondi in irriducibile conflitto. Come è detto nella scheda di presentazione dell’editore, Dessy, muovendo da quei fenomeni di criminalità definita dalla storiografia ufficiale “tipici del mondo pastorale”, giunge, nel ricercarne le cause, ad altri fenomeni di criminalità, quelli promossi dall’esterno, quelli perpetuati dall’invasore. La Sardegna — si dice — è destinata a diventare sempre più un’area di servizi militari e petrolchimici e per la sperimentazione di ogni criminale intrapresa del capitalismo internazionale. Non c’è spazio per i settori dell’economia tradizionale isolana e lo stesso patrimonio naturale è destinato ad estinguersi.

Per Dessy la storia della Sardegna è la storia stessa dei processi di colonizzazione nel Mediterraneo e, nel contempo, la storia della resistenza di una comunità mediterranea che si oppone ai sistemi tecnologicamente sempre più raffinati di sfruttamento. Lo dimostrano i temi trattati nei suoi precedenti libri, “Il testimone” (racconto, Fossataro, 1966), “L’invasione della Sardegna” (racconto, Feltrinelli, 1970), “Sardegna un’isola per i militari” (Marsilio, 1972), “Il diario dello stregone di Ichnusu” (romanzo, Marsilio, 1973), “La rivolta dei pescatori di Cabras” (Marsilio, 1975), temi che riconducono sempre lo stato di soggezione ed espropriazione della gente sarda all’opera di sfruttamento eseguita dai vari dominatori dell’isola.

Ma chi è Ugo Dessy? Siamo stati a casa sua, a Cagliari, per farci dire direttamente quali sono state le tappe della sua formazione intellettuale. Lo abbiamo colto nel vivo del lavoro, nel clima degli affetti domestici e della collaborazione che gli prestano alcuni giovani che a casa sua formano cenacolo, avvantaggiati a loro volta dagli insegnamenti dello scrittore, che nella sua giornata non lesina pause da dedicare alla discussione dei temi di maggiore attualità.

«A Bologna — dice commentando il recente convegno degli autonomi — si è respirata aria libertaria. E del resto anche “Lotta Continua” afferma ora che libertà e potere non possono coesistere: il libertarismo prende sempre più piede». Libertarismo e non anarchia: «l’anarchia è già organizzazione e sistemazione teorica».

Non si può parlare di Dessy senza dire subito che egli dello spirito libertario è stato un propugnatore ed anche un combattente, quando è stato necessario uscire da partiti o altre organizzazioni che gli impedivano di esprimersi liberamente. «Parlo ogni tanto di individualismo — dice — ma non lo si deve intendere nel senso deteriore tradizionale; il mio individualismo è quello che traggo dal popolo al quale sono legato, è bisogno di autonomia, è rifiuto del potere, un bisogno sentito a tal punto dalla gente del paese da rifiutare anche i messaggi portati in provincia dagli emissari dei partiti di sinistra al quale si è iscritti. Il partito è bello, ma la realtà locale non la capisce a fondo neanche lui».

Dessy, che ha collaborato a diverse riviste e quotidiani, tra cui Tempo presente, Astrolabio, Nord-Sud, Abc, Sardegna oggi, Sassari sera, La nuova Sardegna, è nato a Terralba nel ‘26. Vive a Cagliari, dove insegna nelle scuole elementari. Le esperienze che maggiormente hanno segnato la sua formazione umana e politica sono state il contatto da ragazzo con il mondo della gente di campagna, l’incontro con un vecchio anarchico, il primo cimento politico nel ‘48 nella campagna elettorale, l’esperienza della lotta dei contadini per le terre incolte all’interno della cooperativa agricola “A. Gramsci” in Marmilla, quella vissuta a Cabras a fianco dei pescatori contro i diritti feudali, la campagna di tesseramento del Pci nell’oristanese, l’uscita dal partito nel ‘57, l’attività di animatore culturale nel movimento di educazione degli adulti facente capo alla Mlc, svolta in opposizione al “Progetto Sardegna” dell’Oece con i primi centri di cultura laici dell’isola, i viaggi e le corrispondenze dall’Ungheria e dalla Germania, sino all’approdo a Cagliari avvenuto nel ‘69.

16 ottobre 1977