Ad opera del gruppo “Domus de janas”
Lo guida un sardo, Pierfranco Zappareddu. Tre mesi di lavoro a Gavoi per un documento di teatro gestuale.
Cagliari, 2 dicembre
È stato presentato ad un pubblico composto soprattutto da giovani, ieri, in una saletta della Casa dello studente, il “documento di lavoro” del gruppo teatrale Domus de janas composto da Pierfranco Zappareddu, reduce da un’esperienza con l’Odin Teatret di Eugenio Barba, Paolo Atzeni, Felipe Balucani-Zamboto, Sandro Becucci, Giorgio Di Lecce, Diego Furlan, Renato Giuliani, Maite Martinez-Aguirre, Kitty Marion Severs, Brigitte Schildknech, Gioacchino Palombo, Giovanna Cangioli, Maria Grazia Bormiolo, Gianni Roli.
Il gruppo, che ha sede a Modena, è composto, come si vede, di giovani di nazionalità diverse e si qualifica quindi non a caso “carovana di viandanti nel teatro”. Qualifica dal significato anticonformistico e provocatorio del contesto attuale del teatro, in cui il concetto attuale di cui più si parla è quello di “radicamento”, concetto che in chi se ne fa sostenitore vuole significare esigenza di porre il teatro fra i mezzi espressivi e di lotta di cui una comunità può giovarsi in modo non estemporaneo.
Il gruppo Domus de janas sembra percorrere anche in questo, come sul piano estetico e stilistico, l’itinerario dell’Odin danese, che ha usato e usa il radicamento più come occasione di arricchimento cultuale proprio e di ricambio di energie creative che non come strumento da forgiare e lasciare per un lungo e continuo uso in un determinato agglomerato umano. Basta ricordare le esperienze di Barba nel Salento, a San Sperate e nel Nuorese.
Perché “documento di lavoro”? Il gruppo sta preparando uno spettacolo per il prossimo anno e queste che ha voluto presentare a Cagliari sono i momenti di un lavoro che a quello spettacolo dovrebbe portare.
Si tratta di un teatro gestuale che prevede, prima della tessitura finale, una serie di fasi di puro training fisico. Il training è vestito con danze e musiche, eseguite con strumenti e corali, dal vivo o registrate.
Nelle due rappresentazioni di ieri, una al pomeriggio ed una di sera, entrambe molto affollate di giovani, si è cominciato proprio con una serie di canzoni, con strumenti quali chitarra, bongos, flauti, fisarmonica. I ritmi sardi si sono ben presto intrecciati alle danze, su cui si è inserito a sua volta il training fisico, basato su salti mortali, fiondate, capriole. Una musica moderna eseguita fuori campo ha dato modo quindi di assistere ad un carosello frenetico in cui via via entravano tutti gli attori, con “figure” di dualità e antagonismo. Per una decina di minuti è seguita quindi una clownerie che è piaciuta molto al pubblico. Alla fine di nuovo canzoni, per lo più spagnole e sudamericane, in un generale clima da happening.
Si sono avute reazioni contrastanti da parte dei giovani presenti. Qualcuno è andato via subito, altri ridevano e fischiavano, altri invece rimanevano visibilmente attratti ed interessati. Alla fine, una ragazza, Susanna Frau, ha detto: «Lo trovo molto stimolante, a modo suo. Anche se non riesco a capire, così, subito, quale uso politico si può fare di questo tipo di teatro». Qualcuno ha stigmatizzato il comportamento un po’ di sufficienza degli studenti: «Un discorso così, forse lo capiscono meglio i pastori e i contadini dell’interno. Vi si accostano meno prevenuti».
In effetti, ricordando anche Min fars hus di Barba rappresentato ad Orgosolo nel febbraio 1974, la carica comunicativa di una gestualità apparentemente confusa e indecifrabile trova nella mancanza di schemi intellettuali radicati della gente semplice un terreno di ricezione più fertile. Sarebbe interessante avere delle testimonianze sulla reazione della popolazione di Gavoi, dove il gruppo ha provato per tre mesi.
Qualche perplessità sul piano della realizzazione tecnica. Così, ad esempio, ha commentato Carlo Zuddas: «Come vi è un’estetica dello spettacolo, vi è anche un’estetica della “dimostrazione di lavoro”; come tale quella di oggi mi è sembrata difettosa, improvvisata, con movimenti imprecisi, senza la messa a punto rigorosa perlomeno di alcuni momenti».
Il Teatro laboratorio Domus de janas, dopo questa parentesi sarda, si recherà in Corsica e in Bretagna.
Tuttoquotidiano, 3 dicembre 1976