Non era mai successo: la sala degli “Amici del libro”, un’istituzione sacra per i cagliaritani, occupata in segno di protesta
È accaduto l’11 aprile scorso ma domenica alle 09.30 era convocata un’assemblea dibattito sul tema La politica culturale a Cagliari e la gestione degli spazi promossa da gruppi teatrali, culturali, associazioni politiche, comitati di quartiere, tutti riuniti sotto la sigla di “movimento cittadino per gli spazi culturali”. Dopo una relazione introduttiva, in cui veniva posto chiaramente, come problema centrale, quello della riqualificazione del tessuto culturale della città attraverso la riappropriazione degli spazi, chiusi da anni di malgoverno, di pressioni clientelari, di speculazioni, di massimo profitto nella gestione dei consumi anche culturali, i giovani e convegnisti sono scesi ad esaminare in concreto la situazione.
Cagliari, la capitale della regione non ha locali pubblici comunali in cui tenere manifestazioni culturali. Chi vuole organizzare qualcosa è costretto a cadere nelle fauci dei gestori di sale private, il Massimo o l’Alfieri, che chiedono per una serata cifre dell’ordine di svariate centinaia di migliaia di lire. In questi anni, la promozione di attività culturali è cresciuta, si può dire a vista d’occhio. Sono nati i comitati di quartiere, sono sorti ovunque gruppi teatrali, musicali, cinematografici, si è intensificata l’attività dei circoli culturali e dell’associazionismo di massa.
L’11 aprile, nell’angusta saletta in cui l’assemblea-dibattito era stata relegata dai gestori della sala de Gli amici del libro per non disturbare la mostra di pittura allestita nel salone principale, tutti questi problemi vengono dibattuti a lungo e con crescente passione, finché anche per la pressione psicologica esercitata dagli esclusi che stazionavano fuori, con una mozione approvata da tutti, l’assemblea diviene permanente e le centinaia di giovani si trasferiscono nel salone e si preparano a restarci per la notte tenendovi ancora il dibattito, le proiezioni di film, e spettacoli estemporanei di canzoni popolari. Il pittore espositore s’affretta a raccogliere i suoi quadri e a lasciare il “tempio infranto”. Gli spettacoli dureranno sino a notte tarda. Nel frattempo, nelle salette laterali si preparavano i sacchi a pelo e i componenti dei vari gruppi raccolgono le idee. Entra in azione un piccolo ufficio stampa.
La mattina successiva il sindaco Ferrara riceve una delegazione dei giovani. Era sensibile ai problemi posti e dà in carico all’assessore allo spettacolo Di Martino di studiare le varie soluzioni. Appuntamento per la settimana successiva. I gruppi lasciano ora gli “Amici del libro” stilando un documento in cui ribadiscono punto per punto le loro richieste: revoca del provvedimento di diniego all’uso culturale del Palazzetto dello sport, destinazione e gestione del teatro civico in corso di costruzione, centri esistenti, riattivazione di quelli fatiscenti e loro trasformazione in centri polivalenti, riesame delle norme riguardanti la concessione e l’uso di spazi cittadini all’aperto e al chiuso, revisione delle concessioni ad associazioni fantomatiche, circoli pseudo sportivi o paramilitari.
Le promesse del sindaco e dell’assessore non vengono mantenute. Nella serata del 22 una cinquantina di giovani appartenenti ai gruppi teatrali cittadini occupano quello che tempo fa era l’unico locale per spettacoli agibile: l’Auditorium, dichiarato inagibile mesi orsono per motivi di pubblica sicurezza. Nella sala in quel momento, a dimostrazione della speciosità di quei di questi motivi, erano in corso le prove di orchestrali dell’ente lirico. È la risposta alla politica dilatoria del Comune. In un comunicato viene chiesta la formalizzazione del passaggio del locale dalla regione al Comune, un sopralluogo della commissione tecnica e un preventivo di spesa per le opere immediatamente necessarie, ed inoltre la concessione di un’altra sala (questa volta dell’ex palazzetto civico di piazza Palazzo), per il proseguimento del dibattito sugli spazi culturali cittadini. Il giorno seguente, in un nuovo incontro, Di Martino promette che entro pochi giorni le richieste verranno esaudite. Lo saranno a metà. Ed è per questo che il giorno successivo, 24 aprile, i gruppi adottano una soluzione intermedia: sospendono l’occupazione ma dietro garanzia da parte del sindaco che all’occorrenza, cioè in caso di nuove tergiversazioni, l’Auditorium sarà ancora loro: la garanzia prende la forma concreta delle chiavi del teatro che Ferrara consegna ai giovani.
La settimana successiva delude le aspettative dei giovani. Essi non consegnano la chiave che dopo una protesta pubblica dell’assessore, “Ma la vertenza culturale la continueremo ugualmente, siate sicuri”, dicono portando via i sacchi a pelo dal teatro.
I quartieri e le frazioni sono le “fette di realtà” preferite dai gruppi culturali e teatrali.
La “vertenza culturale” è un aspetto di quella volontà di partecipazione che ha investito la popolazione. Partecipazione di cui si sta nutrendo il risorgente spirito autonomistico di tutta la Sardegna.
Tuttoquotidiano, maggio 1976