Le biblioteche proibite di Cagliari. Passato, presente e futuro delle biblioteche: la “universitaria
Per studenti e studiosi un’autentica miniera
Diamo un’occhiata ai libri e ai servizi che la Biblioteca universitaria della nostra città potrebbe offrire ad un maggior numero di persone e in forme più moderne e funzionali se certi problemi dell’istituzione, accennati la volta scorsa, fossero risolti.
La Biblioteca, da quando nel ‘64 è stata trasferita nell’ex Palazzo del Seminario, ha acquistato maggiori spazi, sistemando meglio i servizi, i cataloghi e le varie sale di lettura. Queste, a scaffali aperti per offrire soprattutto ai giovani un ambiente libero e non burocratizzato, presentano le interessanti sezioni staccate dedicate alle riviste, alle enciclopedie e al materiale bibliografico. La restaurata sala settecentesca, non più adibita a sala di lettura, svolge funzioni di rappresentanza. Ospita 13.000 volumi, sistemati in unica fila.
Il numero complessivo delle opere a disposizione dei lettori, sistemate nelle varie sale e nei magazzini sotterranei (inutilizzate da aprile per il guasto all’impianto elettrico) è di circa 500.000, compresi gli opuscoli, i volumetti e altro materiale “minore”.
Tra le opere di particolare valore storico vanno citati 238 incunaboli (libri stampati nel periodo intercorrente tra l’invenzione della stampa e il 1499), numerose “cinquecentine” (opere stampate nel 1500) e 1033 manoscritti di grande interesse.
Tra i testi rari di spiccato valore si possono citare una edizione, sconosciuta ai bibliografi, di scritti ariosteschi, una delle prime Bibbie stampate in formato piccolo, la prima Bibbia poliglotta che sia stata pubblicata, forse l’unico esemplare rimasto dei versi del poeta cagliaritano Carlo Buragna, vissuto nel secolo XVII, il più antico libro di stampa sarda, la leggendaria Carta de Logu, disponibile in tutte le sue otto edizioni, un prezioso, rarissimo, esemplare in pergamena pubblicato a Firenze tra il 1505 e il 1512 di un’opera dello scrittore Catanius Andreas Imolensis, le Epistole familiari di M. Tullio Cicerone, i 53 numeri del giornale arabo El Mostakel e così via.
Accanto a queste rarità, il cui pregio è stato purtroppo colto soltanto da un ristretto numero di persone, la Biblioteca possiede un materiale di pregio singolo senz’altro minore ma dall’interesse complessivo indubbio: ci riferiamo a tutto quel vasto materiale formato da opuscoli, giornali, scritti vari, lettere, che attira da qualche anno l’attenzione di un numero sempre crescente di lettori.
È per lo più un materiale minuto che si riferisce alla storia, al dialetto e alla letteratura della nostra isola, al quale si rivolgono studiosi e giovani laureati per approfondire le rispettive conoscenze. Da questo punto di vista, non vi è oggi studio di cose sarde che non presupponga una consultazione della Biblioteca, tanto interessante si è mostrata la gran copia di canti civili e religiosi, verbali o statuti di società di mutuo soccorso, relazioni dei procuratori sulla situazione dell’ordine pubblico, etc., che vi è contenuta.
La presenza di questo materiale minuto ha fatto accentuare una caratteristica che la Biblioteca universitaria di Cagliari ha sempre avuto: quella di essere non tanto una biblioteca universitaria quanto una biblioteca “pubblica”, cioè la biblioteca a cui tutta la comunità ricorre.
La ragione è che l’altra biblioteca, quella comunale dei giardini pubblici, non ha i mezzi per soddisfare una larga richiesta. Questa, d’altra parte, è maggiore anche perché manca in Sardegna la possibilità di accedere alle due biblioteche “nazionali” di Firenze e Roma. È stato per l’appunto a causa di queste sollecitazioni, di questa domanda crescente, che la Biblioteca ha finito col perdere la fisionomia specialistica e restrittiva di biblioteca “universitaria”. Fenomeno cui ha concorso, del resto, l’emergere di numerose, anche se non collegate tra loro, biblioteche di facoltà o d’istituto.
Oltre al servizio di lettura a scaffali aperti la Biblioteca offre quello di prestito, che si attua per mezzo di una “malleveria” del preside di facoltà o del capo ufficio, rispettivamente per studenti universitari e impiegati dello stato; tramite cauzione per tutti gli altri. Se manca il volume desiderato lo si richiede per iscritto su un grande registro: la direzione lo farà acquistare o “richiamare” da altre biblioteche.
È permessa la fotocopiatura “in loco”. Per il lettore alle prime armi, ma non solo per lui, funziona un servizio di informazione, consulenza e guida. È anche in formazione una guida all’uso della Biblioteca. Per gli studenti universitari di medicina, scienze e farmacia, che risentano della carenza delle rispettive biblioteche di facoltà o d’istituto, è riservata una sala “propedeutica” e scaffali aperti.
In un anno le opere date in prestito dalla Biblioteca universitaria superano le 9.000, quelle scambiate con le biblioteche nazionali sono circa 300, un centinaio quelle richieste dall’estero (soprattutto da Svizzera, Ungheria, Unione Sovietica, Olanda, Australia, Svezia, Danimarca, Francia, Inghilterra). Le curiosità degli stranieri sono le più varie: riguardano ora una carta della permeabilità dell’isola, ora una grammatica del dialetto algherese odierno, ora testi di geologia sarda, ora libri sui nuraghi.
Tuttoquotidiano, 25 agosto 1975