Mangiano e dormono in una stanzetta

In via Canelles un’allucinante “storia del sottosuolo”

Marito, moglie e due neonati vivono in tre metri per tre. Le gemelline, nate premature, respirano il gas e il fumo della cucina e i miasmi del servizio.  Non possono inoltre ripararsi dall’aria che entra dalle finestre quando la madre stende.

Una stanza tre metri per tre, con due finestre che danno sulla strada. Un tavolino, una brandina ripiegabile, un altro letto nascosto in un mobile, un armadio, e altri mobiletti ripieni di oggetti ammucchiati; di fronte alle finestre, due nicchie di neanche un metro quadrato ciascuno, ci sono il cucinino e il water con una vaschetta. Marito e moglie dormono nei due lettini. Fino a due mesi fa, la stanzetta era stretta e antiigienica ma viverci non era poi tanto impossibile. Ora, con due gemelli nati prematuri e rimandati a casa in fretta dall’ospedale dopo un mese di incubatrice, vivere in quel buco non è più possibile.

La famiglia è quella composta da Antonio Tronci (ora camionista che spera nella buona sorte, dopo il licenziamento da manovale edile) e dalla moglie Maria Musio. La “casa” è al numero 100 di via Canelles, al primo piano. “Al momento di sposarsi, per una camera e cucina tutti ci chiedevano cinquantamila lire, quando ci hanno offerto questa stanza per ventimila abbiamo accettato: come potevamo fare diversamente se mio marito non riesce a guadagnare più di 130.000 lire al mese”?

Le due gemelle dormono in due carrozzine regalate. Quando la madre cucina, debbono respirare il gas della bombola e quando vengono aperte le finestre (“bisogna pure stendere”) rischiano una polmonite. In questi giorni non riescono a liberarsi da una forma catarrale molto fastidiosa. Sono per di più esposte ai pericoli dell’antiigienico water a un metro da loro.

I signori Tronci hanno fatto domanda all’Istituto autonomo case popolari, al Comune. È venuto un rappresentante comunale a vedere la stanza e ha preso atto dell’assenza di servizi igienici e del sovraffollamento. Ma finora, ed è passato più di un anno, non è cambiato nulla. «Se non abbiamo diritto noi ad una casa popolare, da pagare poco, chi può averne diritto? Ci hanno sempre trattenuto la Gescal o l’Ina casa…».

Via Canelles, Castello. Il quartiere è povero, tutti vivono occupati da mille angustie e problemi. Alla signora Maria nessuno dà una mano quando il marito è fuori. Almeno portar giù la carrozzella per far prendere aria alle bambine… Ora si è fatto vivo Maurizio, un ragazzo solo che vive con gli zii. Il caso ha fatto incontrare la sua disperazione (era in prima media ma ha abbandonato) con quella della famiglia Tronci.

Ha promesso che d’ora in poi aiuterà lui la signora Maria a trasportare la carrozzella giù in strada. È estate, e quelle due neonate rinchiuse nella stanzetta…

Tuttoquotidiano, 25 giugno 1975