Per un dialogo tra cittadini e amministratori
Paolo Atzeri, un giovane socialista che apporta la conoscenza di due settori complementari: l’assetto del territorio cittadino e la distribuzione dei prodotti commerciali. Michele Di Martino, un contributo di concretezza e di efficienza che il mondo degli affari reca alla politica.
Uno dei nuovi consiglieri comunali, eletto nella lista del Psi, è l’ingegnere Paolo Atzeri, di 37 anni, sposato con due figli, nativo di Cagliari ma che ha fatto tutte le scuole fino all’università a Nuoro, dove ha avuto la prima promozione politica. Con il ritorno a Cagliari e con l’inizio degli studi universitari avviene anche l’ingresso ufficiale nella vita politica: nel 1957 Atzeri s’iscrive al Psi, entrandovi sulle posizioni autonomistiche di Vinicio Mocci e Sebastiano Dessanay. Dopo la scissione con i socialdemocratici del 1964 passa alla sinistra lombardiana, dove tuttora si situa. In occasione del primo congresso dopo la scissione entra nel direttivo e nell’esecutivo di federazione, di cui fa parte ancora oggi. Da due anni è segretario della sezione cagliaritana “Jago Siotto”. Negli anni ’60 è stato anche presidente della Lauc. Altre esperienze vissute intensamente in questi anni, il problema delle scuole materne a Cagliari e in Sardegna, quello dei comitati di quartiere (ha lavorato a Sant’Elia), quello dell’assetto del territorio e dell’inquilinato (è nella segreteria del Sunia, il Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) e quello della distribuzione commerciale a Cagliari (è membro della commissione commercio del comune prevista dalla legge 426).
«La spinta a sinistra delle elezioni — dice Atzeri — deve essere portata alle sue logiche conclusioni ed essere interpretata sia a livello delle cose da realizzare che a quello delle giunte da formare». La conclusione, per il giovane neoconsigliere, è che, se a Cagliari si vuole veramente cambiare qualcosa si deve arrivare ad una convergenza di forze che abbiano nel Pci e nel Psi un loro punto di riferimento. «Non si può fermare la speculazione edilizia con chi vuole lottizzare il Molentargius!», conclude Atzeri.
Il dottor Michele Di Martino è il terzo degli eletti democristiani. È nato a Cagliari 45 anni fa. Laureato in giurisprudenza, è condirettore e segretario generale del Credito industriale sardo. Precedentemente aveva lavorato presso la direzione generale della Singer a Milano, dove si trovava a fare il militare fra i bersaglieri. È sposato con tre figli. La sua grande passione è sempre stato lo sport in tutte le sue espressioni. Ha fatto mezzofondo, pallanuoto, pentatlon, triathlon, calcio, partecipando anche a numerose manifestazioni nazionali. Di calcio, tornato a Cagliari, si è occupato in maniera più assidua e concreta entrando nel “Cagliari Calcio”, in cui ricopre attualmente il ruolo di dirigente, segretario del consiglio d’ amministrazione. Di Martino non ha mai fatto politica attiva. Vi arriva portandovi, oltre ad un forte desiderio d’impegno (quasi un segno di riconoscenza per tutti quelli che l’hanno votato), un’attitudine manageriale e una mentalità pratica derivatagli dal tipo di esperienze fatte finora. “La lezione che abbiamo subito — dice pertanto del suo partito —ci deve far riflettere sulla necessità di fare le cose promesse, di promettere solo quello che si può realizzare, e di badare alle priorità”.
Tuttoquotidiano, 22 giugno 1975
Passa l’estate e il tema Cagliari appassiona ancora i cittadini. Tuttoquotidiano se ne fa interprete, con una tavola rotonda con Giovanni Lilliu, Antonio Romagnino e Michelangelo Pira, affidandomene la conduzione. Titolo eloquente, La città degradata. Per decenni Cagliari è stata trascurata culturalmente dalle varie amministrazioni succedutesi. Anche se la composizione sociale della cittadinanza conduce alcuni al pessimismo, i segni di una riscossa culturale ci sono, aspirazione ad una grande mobilitazione che ponga la cultura alla guida dello sviluppo della città, che verrà dal basso, dalle nuove realtà associative. Spunto occasionale, una vivace polemica sorta in seguito al ritrovamento, da parte dell’assessore comunale alla pubblica istruzione Botticini, di opere d’arte “minori” nella grotta deposito della Galleria comunale d’arte moderna situata ai Giardini pubblici, vi si trovano opere di Anton Ettore Maury, uno dei pittori cagliaritani più affermati degli anni 30, e di Giuseppe Biasi, riconosciuto unanimemente come il maestro di un’intera generazione di pittori sardi. Come inquadrare il problema della galleria comunale d’arte in quello più generale di una vera politica culturale del Comune?