Tra carcere e teatro non scegliere il supermarket

Nuoro

La faccenda teatro o verde pubblico nell’area delle vecchie carceri di via Roma a Nuoro sta già diventando una faccenda “italiana”.

Si imposta un problema ma non si sa resistere al piacere di non far la fatica di risolverlo, di rifugiarsi su tutta una serie di corollari e argomentazioni speciose, alla fine delle quali il problema principale è finito sotto il tavolo e i commensali sono felicemente stanchi di una abbuffata di parole.

Vogliamo per favore tenere il problema su quel positivo versante sul quale è nato? Lo sanno tutti in Sardegna, quelli che si occupano di cultura, che l’ostacolo maggiore allo sviluppo di un’attività teatrale nell’isola è la mancanza di strutture: locali, leggi, uomini, finanziamenti. A Nuoro poi lo sanno ancora meglio perché al posto dell’unica struttura teatrale che avevano, l’Ariston, c’è ora un supermarket.

L’idea è quindi giusta. Nuoro ha bisogno di un teatro. E ancora meglio se è un teatro municipale. Ed allora? Che c’entrano tutti gli altri discorsi, i convegni sotto elezioni, o i referendum popolari? Noi siamo favorevoli ai referendum, tanto più favorevoli se ne fanno molti. Siamo favorevoli perché ogni giorno siamo a contatto con gente che, se votasse tramite referendum, avrebbe già acqua in casa, scuole, fognature e ospedali. Ma proprio per questo siamo contrari a questo referendum. Contraddizione?

Non ci sembra. Siamo contrari perché dietro questo referendum a freddo, su un argomento, il teatro, poco conosciuto, o conosciuto solo nella sua versione di cerimonia mondana o passatempo per chi sta bene, intravediamo un trucco o una ingenuità che può costar caro.

Si è fatto forse un referendum per quel super market? In quell’occasione l’amministrazione si era sentita evidentemente interprete di una pubblica opinione che sulla cultura ci mangiava volentieri sopra. Molte amministrazioni in Italia fanno di queste interpretazioni. Ma nella Nuoro di Sebastiano Satta, di Ciusa e di Deledda si chiede ora all’amministrazione una decisione controcorrente. Si facciano quindi convegni e referendum, ma per studiare un teatro moderno, dalle caratteristiche popolari; oppure per dire alla gente che tramite un’attività teatrale molte nazioni hanno risolto i problemi dell’acqua, della casa, dell’ospedale e delle fognature.

Tuttoquotidiano, 21 maggio 1975

Un mese dopo che La Sardegna ha “invaso” Venezia, ripenso a quell’epica impresa