La scuola materna di Via Premuda
Ha funzionato sebbene fosse incompleta. È diventata il bersaglio della rabbia dei ragazzi del quartiere, da troppo tempo dimenticati dalle autorità.
Una scuola materna di Cagliari sta andando in pezzi, pur essendo stata costruita da un anno, per quelli che si usano chiamare gli atti di vandalismo dei ragazzi del quartiere. È quella di via Premuda, una traversa di via Podgora, nel quartiere di San Michele. Tutti i vetri delle porte e delle finestre fracassati, tutte le grondaie a pezzi, rotta anche una tubazione della fognatura: questo è il panorama offerto dalla scuola, che ha funzionato l’anno scorso per la prima volta. Ma offre anche altro: i danni provocati non dai ragazzi ma dagli adulti, cioè dagli amministratori comunali, che hanno riservato alla scuola materna lo stesso trattamento che riservano di solito alle opere pubbliche: si finisce in fretta l’essenziale e si passa ad altro in altri luoghi, lasciando l’opera incompleta. Ecco allora gli intonaci a metà, la mancanza di illuminazione all’ingresso dell’edificio, l’ampio spazio circostante pieno di sporcizie e tutto dissestato, con l’andamento a collinette creato dai mucchi di terra rimasti lì, e poi quel comico scenario delle ardite e originali strutture murarie di cinta, anch’esse incomplete e che quindi non cingono un bel niente; ed ancora all’aria, tutti gli impianti fognari, di riscaldamento, dell’acqua, che corrono sotto l’edificio non finito: sotto i ragazzi, che vi hanno fatto il quartiere generale, vi giocano come con qualsiasi altro giocattolo.
I pericoli quindi li corre non solo l’edificio ma gli stessi ragazzi che piano piano se lo stanno “mangiando”. Giocano con i tubi, ne hanno rotto uno dell’acqua e questa ha formato un laghetto tutt’intorno che si è riassorbito solo dopo due mesi, ricettacolo di animali e germi di vario genere; topi e rettili, del resto, sono di casa anche in situazione “normale”. Pericolosi anche i fuochi che i ragazzi accendono d’inverno, sempre sotto l’edificio, per riscaldarsi. Pericolose le intemperie per le tubazioni non protette. Pericolosa la rottura di alcuni tubi della fognatura, con fuoriuscita delle acque putride (dopo la riparazione, i ragazzi l’hanno rotto di nuovo).
Nessuno dei responsabili comunali sembra preoccuparsi del problema, tenuto conto che la situazione si prolunga da tempo e, soprattutto, che numerose denunce ufficiali indirizzate all’assessorato alla pubblica istruzione del comune e al commissariato di pubblica sicurezza di San Michele, sono rimaste senza risposta. Alcune denunce le ha presentate il direttore dell’adiacente scuola elementare, dottor Lino Peri. Anche la scuola elementare, che nel suo recinto comprende una delle tre biblioteche succursali abbandonate di Cagliari, corre infatti gli stessi pericoli, anche se attenuati dalla circostanza che, almeno la scuola, un custode ce l’ha.
Si chiama Giovanni Atzori. Anch’egli ha preso varie iniziative per preservare la scuola elementare, la biblioteca abbandonata e la scuola materna dall’assalto dei ragazzi. Da scrupoloso e intraprendente dipendente comunale è preoccupato di ben rappresentare, almeno lui, l’amministrazione pubblica. Ma egli stesso è la prima vittima del disinteresse comunale. «Gliel’ho detto in ottobre, che io lì, non ci potevo vivere — dice, riferendosi a quella che avrebbe dovuto essere la sua dimora nella scuola. — Era umida, sottoterra, buia. Sa come hanno risolto la faccenda? Mi hanno sistemato alla scuola elementare S. Maria Chiara di Pirri. Dormo lì. E ogni giorno vado avanti e indietro».
Ma che custodia può fare così?
«É quello che ho detto anch’io. Loro rispondono che tengono conto della situazione… Ma il fatto è che se succede qualcosa, la responsabilità è mia».
E qualcosa, come abbiamo detto, succede; soprattutto alla scuola materna, al cui smantellamento egli non può che assistere impotente. Quella mancanza di vigilanza (“Che fine ha fatto il poliziotto di quartiere?”), assieme alla mancanza di illuminazione, è la causa più apparente della “rabbia” dei ragazzi del quartiere. Ma non bisogna dimenticarne altre, più determinanti. Perché stanno sempre in strada la maggior parte dei ragazzi di San Michele? Lo sappiamo tutti: per ristrettezza degli appartamenti. In famiglie di 10-15 persone, due vani e servizi, i genitori sono ben lieti di liberarsi dei figli.
Una volta fuori, al buio, sicuri di non essere sorvegliati, i ragazzi si dedicano ad uno sport antico, la sassaiola. Il bersaglio forse è nuovo: le strutture edilizie rappresentative di un sistema che certo nessuno li induce ad amare, Un sistema che non solo condanna larghissime fasce di popolazione urbana ad una vita grama, disperata, non solo li fa abitare in case anguste, in strade buie e non curate, ma li priva di qualsiasi istituzione culturale o di svago. Nella zona di via Podgora non c’è un solo circolo ricreativo, se si esclude quello parrocchiale. Senza circoli, il luogo del divertimento diventa la scuola materna non finita, dove si finisce con l’accendere fuochi o col rompere tubazioni scoperte.
Abbiamo già toccato il problema della zona di via Podgora. Se insistiamo è perché la prontezza nell’intervento e la sensibilità civica non ci sembrano il lato forte dei nostri amministratori.
I nostri suggerimenti, certo, non mancano, assieme alle critiche. Si completino le opere, si illumini, si dia la sensazione di una presenza, si promuovano iniziative ricreative e culturali. Qualcosa cambierà. In tutti i casi, la scuola materna dovrà ospitare i bambini tra poco più di un mese.
Tuttoquotidiano, 24 agosto 1974