Le biblioteche proibite di Cagliari
“Ho tante idee in testa, ma non ho i soldi per comprare i libri”
Per avere una spia sicura, insieme, della crisi della lettura pubblica e del bisogno di cultura nel capoluogo della Regione, siamo andati nelle frazioni, dove l’”area di risonanza” delle idee per fortuna è più ristretta e i bisogni, se ci sono, emergono subito.
Lucio Loi, che ha terminato il liceo scientifico, è un ragazzo pensoso, impegnato politicamente. “Ho tante idee in testa, – dice – mi vengono tante curiosità, ma non ho i soldi per comprare i libri”. Ed allora si arrangia, facendoseli prestare dagli amici. E così la maggioranza dei ragazzi di Quartucciu, dove abita, con i quali divide progetti, slanci, amarezze. La “privazione” da libro” data da molto tempo per lui, gli ricorda la scuola elementare, ha la faccia dell’insegnante che gestiva col contagocce la bibliotechina comunale.
E anche per Paolo Massidda, un impiegato “pendolare”, che manda avanti con molto coraggio e sacrificio varie iniziative culturali a Monserrato, tra cui un “Circolo nuovo teatro”, il libro costituisce un ricordo amaro. Dieci anni fa toccava anche a lui, come ad altri abitanti della frazione, se voleva leggere un libro, ordinarlo presso un posto di recapito privato e attendere qualche giorno. “Monserrato è grande e non c’è una sola sala di lettura. Alcuni amici, mesi fa, avevano bisogno assolutamente di leggere qualcosa su Brecht di cui avevano appena visto uno spettacolo, ma non avevano i soldi. Allora ne ho fatto circolare uno mio: l’hanno finito subito e ne volevano subito altri”.
E, come tutti gli emigrati, anche l’emigrato culturale torna alla sua terra con il beffardo fardello dei confronti: «In Germania, Inghilterra, Francia — dice Paolo Massidda — ci sono librerie dappertutto, anche musicali. Non sapevo se ridere o piangere quando in una biblioteca tedesca ho trovato, tradotti, i libri sulla Sardegna che non riuscivo a leggere in italiano nella mia terra. In una biblioteca di Brema, ho trovato libri del Wagner che contenevano poesie in campidanese e logudorese con trascrizione fonetica internazionale o traduzione tedesca! In ogni quartiere c’era una biblioteca popolare, e tutte avevano anche delle riviste, alcune anche italiane».
Sempre a Monserrato, Mario Fresu, Ignazio Zuddas, Roberto Perra, Mario Dessì e Salvatore Loddo, a nome degli altri quaranta soci del Collettivo politico culturale “Luglio ‘70”, ci raccontano di come si arrangiano per risolvere il problema della lettura: raccolgono e riuniscono nella sede i pochi libri, giornali e riviste che ciascuno ha a casa propria; oppure impiegano i pochi soldi rimasti dalla vendita di un giornale fatto da loro (il grosso lo impiegano per l’attività) per acquistare i libri al Remainder’s. Antonello Angius abita invece a Pirri, ma ha vissuto quasi sempre nella penisola. Vivere senza gli strumenti culturali ai quali era abituato gli è penoso. «A Rovereto la biblioteca era un locale lussuoso, fornitissimo d’ogni tipo di libro. C’erano poi tutti i quotidiani, i settimanali e i mensili e anche una discoteca stereo ad alta fedeltà con musica classica e musica pop. A Riva del Garda ce n’era un’altra ancora più bella. Quando sono tornato ne ho parlato con un uomo politico, anche piuttosto impegnato. Mi è stato a sentire, poi mi ha detto: “Se facessero una cosa così a Pirri, ruberebbero tutto”».
Tuttoquotidiano, 21 agosto 1974