La Regione riduce i fondi per il teatro

Insabbiato il disegno di legge Guaita

Si avvicina sempre di più per il teatro in Sardegna l’ora della verità. Il disegno di legge presentato al Consiglio regionale dall’allora assessore allo spettacolo Guaita e da altri consiglieri del suo partito, che prevede un meccanismo automatico di finanziamento alle varie iniziative teatrali, non potrà essere sicuramente discusso in questa legislatura. Gli operatori del settore (forse troppo sobri e pazienti) non hanno nemmeno tentato di fare delle pressioni a questo riguardo. Ma sicuramente quel nodo verrà al pettine nei primissimi mesi della nuova legislatura, allorché i gruppi teatrali si faranno portavoce delle attese culturali pressanti del vastissimo pubblico, soprattutto dell’interno. Non si può dire che i presupposti emersi in questi giorni, in sede di approvazione del bilancio da parte del Consiglio, siano promettenti. Tutt’altro. L’esigua consistenza finanziaria del capitolo “Spettacolo” dell’assessorato è stata infatti ulteriormente falcidiata: da 200 milioni sarebbe passata a 150.

A riguardo, occorre dire a chiare lettere che si tratta di un provvedimento molto grave. Mentre infatti altrove (ad esempio, in Danimarca, dove la cittadina di Holstebro, 20 mila abitanti circa, ha superato in questi anni una grave crisi economico-sociale proprio puntando sull’aiuto alla cultura, creando ad esempio quel gioiello che risponde al nome di Odin Teatret, di recente esibitosi in Sardegna), mentre altrove dicevamo, si punta sulla cultura per invertire un modello di sviluppo insufficiente, in Sardegna emerge da molti segnali una colossale insensibilità per i fatti culturali, tanto più colpevole quanto più diffusa è la consapevolezza del legame inscindibile tra miglioramento-incentivazione delle strutture culturali e progresso civile ed economico, una consapevolezza che si allarga a macchia d’olio nei vari continenti e che scaccia definitivamente nei musei il concetto di cultura o consolatoria o d’intrattenimento o comunque fine a se stessa.

Questi concetti, chi volesse capire, può trovarli lucidamente espressi proprio negli interventi preliminari dell’assessore Guaita e di Gian Mario Selis, ma anche negli altri svolti alla Conferenza regionale sullo spettacolo del luglio ’73, che si trovano stampati a cura dell’Ufficio Stampa della Regione.

Ma se una grossa responsabilità grava sulle spalle dei consiglieri regionali, non minore quella che grava sull’attuale assessore allo spettacolo, l’onorevole Giagu De Martini. Egli si trova di fronte un quadro teatrale mai prima d’ora così chiaro e positivo. La conferenza sullo spettacolo ha ripudiato drasticamente e unanimemente il concetto di teatro “privato”, di teatro per pochi, di teatro per le grandi città soltanto, di teatro d’intrattenimento, che è stato il teatro incoraggiato dalla Regione negli ultimi decenni (e che emerge quale dato costante dello spettacolo cagliaritano da uno sguardo retrospettivo all’attività dei due ottocenteschi teatri civici). E proprio negli stessi giorni afosi in cui si teneva la conferenza partivano dalla piazza di Selargius per una lunga tournée nell’isola i due spettacoli, Quelli dalle labbra bianche e Gli occhi tristi di Guglielmo Tell, con i quali il maggiore gruppo teatrale sardo, la Cooperativa Teatro di Sardegna, confermava definitivamente di possedere in pieno i requisiti artistici, tecnici e organizzativi per fare teatro.

Non era poi priva di significato l’effettuazione di alcuni di questi spettacoli in collaborazione con l’altra struttura teatrale sarda, l’Arci, che in questi anni ha trapiantato in Sardegna un’esperienza di circuito decentrato democratico che ha fatto buona prova nella penisola concorrendo non poco al decollo di un teatro italiano più moderno e incisivo.

Il ’73 ha visto emergere chiaramente tutto ciò, il progresso del teatro sardo è stato netto. E non a caso anche grazie a fermenti giovanili non ancora concretizzatisi attorno a strutture chiaramente identificabili, sono arrivati in Sardegna recentemente Giacomo Colli, Dario Fo, Eugenio Barba e Giuliano Scabia: questi notevoli personaggi della scena italiana ed europea sono stati chiamati in Sardegna da teatranti sardi.

Grossa responsabilità, quindi. Facendo miracoli per sopperire alla decurtazione del bilancio, l’assessore deve riuscire a far sì che quando la legge ci sarà ci siano anche gli attori. 

La Nuova Sardegna, 30 marzo 1974