Presentato dall’assessore regionale Guaita
Apprezzamenti sono stati espressi nel corso di un dibattito a Cagliari – Riconosciuta la necessità di finanziare le iniziative locali e non più gli spettacoli che giungono dal continente.
Non sono mancati gli attestati di apprezzamento e di compiacimento all’iniziativa dell’assessore regionale allo spettacolo Nuccio Guaita di disciplinare il settore dello spettacolo con una legge regionale e di presentare subito un disegno di legge sul teatro, iniziativa comunicata pubblicamente nel corso della “Conferenza regionale per una nuova politica dello spettacolo in Sardegna” svoltasi il 9 a Cagliari. Apprezzamenti espressi unanimemente dagli intervenuti: Efisio Farci segretario della CGIL-Spettacolo, il prof. Beppe Meloni vicepresidente dell’Ente lirico, il giornalista Alberto Rodriguez, l’on. Giovanni Lilliu, Giancarlo Pinna presidente del coro polifonico di Sassari, Gianfranco Porcina dell’Enars-Acil, il sottoscritto nella sua qualità di presidente della cooperativa “Teatro di Sardegna”, il prof. Alberto Granese dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Cagliari, Giuseppe Boi dell’Uisp-Arci, il giornalista Aldo Brigaglia, il vicesegretario regionale della DC Vittorio Bona, il prof. Cesare Pitto del Magistero di Sassari, Corrado Gai vicepresidente della cooperativa Teatro di Sardegna, Annalaura Pau e Antonio Cabiddu soci della stessa cooperativa, Maria Boninsegna della Uil-Spettacolo, Gavino Sole del Centro Servizi culturali umanitari di Alghero e infine gli scrittori Francesco Masala, Antonio Cossu e Romano Ruju.
Questa volta il compiacimento e l’apprezzamento, provenienti soprattutto dalle forze giovanili del settore, non hanno avuto il senso dell’usuale omaggio di circostanza. All’assessore Guaita, che da poco ha preso in mano le redini di un settore trascurato, è stata riconosciuta schiettamente proprio per queste ragioni, una rara sensibilità culturale, la decisa volontà politica di affrontare per la prima volta un problema tanto importante.
Anche per quanto riguarda l’esame del disegno di legge sul teatro proposto dall’assessore Guaita c’è da registrare un’unanimità di speciale valore politico: il rifiuto deciso espresso soprattutto dai sindacati, di incoraggiare ancora l’importazione di spettacoli molto costosi, quindi riferiti ad un pubblico benestante cittadino, di presa plateale, espressione di qualunquismo culturale, realizzati in luoghi lontani dalle nostre esigenze, per un pubblico qualsiasi, catapultati senza alcuna preparazione in una regione che ben altrimenti deve spendere i propri soldi per un’azione culturale, il rifiuto della politica finora seguita dalle autorità regionali, quella di finanziare alla cieca un gruppo di privati, il “Comitato”, che pur chiamandosi “Comitato per la valorizzazione dello spettacolo” ha succhiato in 10 anni 280 milioni per non lasciare nulla dietro di sé: non una scuola di recitazione, non un locale costruito o ammodernato, nessuno stimolo culturale serio intorno al fatto teatrale, ma solo delle stucchevoli serate mondane per l’1 o il 2 per cento della popolazione. L’impresariato teatrale, infatti, assieme ai teatri stabili, costituisce il baluardo contro cui inutilmente lotta in altre regioni il teatro nuovo quando cerca di aprirsi una strada. Impresariato significa sopravvento degli interessi economici di privati e del loro pubblico su quelli generali, così come teatro stabile significa un cancro burocratico-partitico che tutto ingoia e soffoca.
La Sardegna è quindi favorita. Vi si può innestare subito un teatro corretto, autentico, utile. Un teatro non evasivo, per tutti i sardi, che nasca dal basso, autogestito, poco costoso perché solo significativo. Questo tipo di teatro in campo nazionale si è dato un nome, che non è solo una veste giuridica, come ben dovrebbero sapere soprattutto le forze di sinistra: cooperativa. Le cooperative teatrali sono oggi la speranza per un nuovo teatro pubblico, meno accentrato, più consapevole nei produttori, più partecipato nei destinatari.
La Nuova Sardegna, 12 luglio 1973
Rubrica Situazione teatrale
L’entusiasmo dura poco. Mesi dopo La Nuova Sardegna comunica la doccia fredda.