Il palcoscenico in cantina

L’attività del Centro di Iniziativa Teatrale (Cit) rappresenta il primo tentativo organico di far nascere il teatro a Cagliari

La stagione artistica testé trascorsa è stata caratterizzata dalla nascita del Centro di Iniziativa Teatrale, un organismo “sardo” che si propone un’attività regolare, con un’impostazione di lavoro fatta di serietà e che respinge i velleitarismi e le insidie del dilettantismo.

Chiarezza di idee, maturità, capacità artistiche e organizzative sono gli elementi distintivi della nuova formazione, che il pubblico ha avuto modo di apprezzare nella commedia di Max Frisch Omobono e gli incendiari, rappresentata a Cagliari, Sassari e Nuoro nel quadro dell’annuale Festival della prosa.

La decisione del comitato per la valorizzazione dello spettacolo di inserire nel cartellone del 1969 la prima “uscita” del Cit, come pure il sostegno dell’assessorato regionale al turismo, hanno dimostrato che esiste la volontà politica di interessarsi sempre più a fondo di questo settore.

Oggi un più grande pubblico è in grado di apprezzare e seguire l’opera di questi giovani (quasi tutti attori, annunciatori o allestitori a Radio Cagliari) che si battono per far sì che anche in Sardegna il teatro si affermi e diventi un mezzo di elevazione civile.

Se c’è un dato che si propone all’attenzione nell’analizzare il lavoro del Cit, è l’unità dei suoi componenti. Rifiutano le pose messianiche di coloro che, per pura demagogia, vorrebbero far assumere al teatro il ruolo di “scardinatore della società”, per cercare, molto più semplicemente, ma anche più responsabilmente, di risolvere un problema essenziale al teatro: creare una tecnica espressiva efficace (qualcuno ha detto bene che «il teatro è ancora, nonostante tutto, la sua tecnica») e un linguaggio scenico adeguato. Infatti, se manca una forma adeguata, qualsiasi “messaggio”, sia pure il più attuale e “provocatorio”, perde efficacia e consistenza scadendo a livello di inutile vaniloquio.

Questo apprendistato della scena si svolge in una cantina della via Genovesi dove, poco alla volta, il Cit allestirà un teatrino di 50-60 posti che, oltre a servire per la preparazione del gruppo, ospiterà vere e proprie rappresentazioni. Nessuno si meravigli della sua ubicazione: un teatro povero, scarno, tutto teso alla massima espressività, non poteva che collocarsi in uno spazio raccolto e ristretto, in cui si sia quasi costretti all’essenzialità.

Durante la preparazione, la cantina si trasforma in una sorta di “laboratorio teatrale”, dove le opere vengono sezionate con un processo analitico da laboratorio chimico che consente una messa a punto e un miglioramento continuo dei momenti essenziali dello spettacolo (recitazione, movimento scenico, trucco, luci ecc…). In sostanza gli attori operano, sì, per l’esterno, ma anche per se stessi; sono protagonisti di uno spettacolo diretto al pubblico, ma, allo stesso tempo, autodidatti o allievi del regista. Questi assume allora un’importanza eccezionale, in quanto deve essere anche un insegnante, una vera guida. E quindi non può che essere un professionista. È il tipo di impostazione scelta dal gruppo che non può fare a meno di apporti esterni qualificati. Già in Omobono e gli incendiari figuravano nel cast due professionisti romani: lo scenografo Pasquale Grossi e l’attrice Anna Lelio. In ottobre, poi, a realizzare il Woyzeck di Büchner, è stata invitata addirittura un’intera compagnia, il Gruppo teatro di Roma, per l’interesse, appunto, che rivestiva il suo originale stile espressivo.

Per quanto riguarda il repertorio, se affermano che la rivoluzione a teatro è prima di tutto artistica, non per questo gli elementi del Cit accettano un teatro che si compiaccia di se stesso, avulso dai problemi della società. Li interessa, invece, proprio un teatro che incida sulla realtà, un teatro etico, di idee, con una funzione di demistificazione e di coraggiosa accusa.

Sotto questo profilo, l’attenzione è già rivolta a numerosi testi dell’avanguardia europea e del teatro d’oggi. Altri testi il Cit scriverà da sé, preferibilmente su argomenti di stretta attualità: una via intermedia tra un “giornalismo scenico” e un “teatro cabaret” che ben si intonerebbe col teatro cantina.

Altri testi il gruppo commissionerà agli scrittori sardi, nella certezza che sui problemi della nostra isola essi abbiano molto da dire anche nella forma drammatica.

Con questo spirito e con queste premesse, il Centro di Iniziativa Teatrale si accinge, dopo un ultimo spettacolo previsto per fine dicembre, ad affrontare il secondo anno di vita.

Almanacco di Cagliari 1970