Il teatro a Cagliari. Problemi e prospettive.

Esiste il teatro a Cagliari? La domanda sembrerebbe oziosa. Viceversa, qualcuno potrebbe legittimamente chiederselo perché, se è vero che a Cagliari il teatro esiste, è anche vero che pochi se ne accorgono, e che se non ci fosse, nessuno se ne se ne lamenterebbe. E allora, a quale scopo auspicare un teatro? L’amaro che sta al fondo di questa domanda richiederebbe una spiegazione e implicherebbe un discorso generale sulla crisi del teatro italiano, che non è il caso di fare in questa sede.

Piuttosto sarà interessante vedere perché questo esile teatro cagliaritano stenti a farsi conoscere e a permeare di sé la cultura cittadina.  Cominciamo col vedere a chi fanno capo le iniziative più interessanti.

Non certo ad un Teatro Stabile, professionistico, che non esiste nemmeno allo stato di progetto o promessa: il che è particolarmente grave per una classe politica che almeno di progetti e promesse, se non di realizzazioni, è notoriamente capace.

Esiste, sì, un Festival della prosa che annualmente reca al “Massimo” qualche spettacolo della stagione romana o milanese. Ma quello è un teatro che lascia poca traccia: viene, rastrella i milioni con i quali la regione mette a posto la propria coscienza “teatrale” e riparte, lasciando il ricordo dell’exploit di un attore, di una compagnia, nel migliore dei casi di un autore: tutto sommato, il ricordo di una bella serata.

Mancano quindi quelle strutture di base (un teatro, una scuola di recitazione, circoli culturali eccetera), a carattere continuativo, che sono le sole a poter garantire le radici di un vero proprio costume teatrale, di un bisogno del teatro.

E manca quindi anche un repertorio sardo. Perché e per chi scrivere drammi e commedie invece che versi romanzi e saggi? Per i pochi premi letterari continentali? Lo scetticismo sardo a questo punto fa il resto.

In tal modo i giovani sardi crescono senza trovare il teatro né a scuola né nella vita. Si potrebbe pensare che mai essi, in simile situazione, potrebbero incontrarlo.

Ed invece il bisogno del teatro, la sua suggestione, operano dal di dentro in ciascuno di noi. Anche se temporaneamente represso da una società arida, il bisogno del teatro esplode improvvisamente proprio nei giovani, dai loro intatti entusiasmi. Non ci meraviglia quindi constatare come l’esile attività teatrale cagliaritana di quest’anno poggi tutta su iniziative giovanili. Quella di maggior peso fa capo al Centro Universitario Teatrale. Esso ha già alle spalle una buona tradizione. Risalgono a circa quindici anni fa le rappresentazioni di La regina morta di H. De Montherlant e di Piccola città di T. Wilder. Allora collaborava col CUT Marcello Serra. In seguito, si ebbero altre tre edizioni del CUT, animate tutte dallo stesso fervore ed entusiasmo. Molti giovani di valore vi diedero un contributo appassionato. Alcuni hanno fatto fortuna fuori dalla Sardegna. Gigi Pirarba è doppiatore e attore televisivo a Roma, Bruno Pierini, indimenticabile “commesso viaggiatore” alla Lauc nel ‘61, recita a Milano.

Ricordiamo le principali manifestazioni di questi anni. Tutto il ciclo critico sul teatro francese contemporaneo (con Le mani sporche di Sartre, Il malinteso di Camus, Il gran maestro di Santiago di H. De Montherlant, Aspettando Godot di Beckett, Nina di Roussin) e le due stupende serate dedicate a Morte di un commesso viaggiatore di A. Miller.

Poi ancora: conferenza del Prof. Del Monte sul teatro francese contemporaneo, Il berretto a sonagli dello stesso Pirandello, Una Fenice troppo frequente di C. Fry, il Don Giovanni recitato all’anfiteatro romano dal Cut di Bologna, un montaggio su Garcia Lorca portato nelle aule universitarie e nei licei, Candida di Shaw.

Il Cut attualmente ha presentato, nelle ultime due stagioni, In alto mare di Mrożek, Pic-nic in campagna di Arrabal, Il vicario di Hochhuth, uno spettacolo di mimi, Mutatis mutandis di Campton, e recentemente a Voi che scrivete del nostro lavoro, un montaggio sul rapporto tra cultura e società in Sardegna negli ultimi 150 anni. Per fine anno è prevista la rappresentazione di un’opera molto suggestiva e di difficile realizzazione, Il drago del russo Schwarz. L’avvenimento è molto atteso perché dovrebbe dare la misura della forza effettiva del Cut.

Un altro gruppo teatrale opera presso il teatrino di S. Domenico, dove ha presentato recentemente Da giovedì a giovedì di De Benedetti: si tratta di giovani appassionati che vorrebbero indirizzarsi più specificamente verso un teatro spiritualista, quello che vede impegnato in Italia Diego Fabbri e all’estero Eliot, Greene e Claudel. Il proposito segna un’importante svolta nell’indirizzo del gruppo e denota un serio impegno verso una tematica in armonia con gli interessi religiosi del gruppo stesso: nel più ampio quadro di una generale ripresa della problematica religiosa.

Un altro gruppo ancora, formato prevalentemente da liceali, opera da poco alla Lauc. Ha rappresentato Storia dello zoo di E. Albee, e promette di proseguire l’attività con altre opere di attualità. C’è infine il gruppo d’arte drammatica dell’Enal che, esibitosi tempo fa in uno stimolante recital all’Alfieri, cerca l’occasione per un rilancio.

Pochi sanno che in Italia, sparsi in tutte le province, vi sono 278 Gruppi di Arte drammatica che costituiscono, per questa loro capillarità, l’unico tessuto connettivo teatrale a carattere nazionale. Non si sorrida sul carattere “dopolavoristico” di questo teatro: alcuni G.A.D. danno luogo a Pesaro ogni anno a un Festival di altissimo livello. Leggiamo nei loro statuti che il teatro e da essi inteso come “integrazione e motivo di vita, elemento complementare dell’esistenza”.

Tutte queste attività teatrali giovanili sono caratterizzate dalla carenza di locali, attrezzature ed aiuti finanziari sufficienti, cui purtroppo si aggiunge una estrema reciproca diffidenza che determina una quanto mai dannosa dispersione e scarsa penetrazione al di fuori di una stretta cerchia.

Peraltro, è significativo il fatto che tutti i gruppi su indicati sorgano e si sviluppino attorno a organismi preesistenti (organi tecnici dell’Università, teatrini parrocchiali, associazioni di cultura, circoli periferici dell’Enal): ciò che dimostra come la cosiddetta crisi del teatro sia soltanto crisi organizzativa dovuta ad inerzia politica.

La panoramica sul teatro cagliaritano sin qui tracciata non indurrebbe ad eccessivo ottimismo; fortunatamente due recenti avvenimenti ci consentono di intravedere prospettive di rinnovamento per il futuro: la decisione da parte del Comune di dare inizio ai lavori di costruzione del nuovo teatro civico e l’istituzione della cattedra di teatro presso la facoltà di lettere. Quest’ultima offrirà al Centro Universitario Teatrale l’occasione a lungo invocata di una preziosa e insostituibile collaborazione e costituirà per tutta la cultura sarda un avvenimento importante. Cattedra di teatro e nuovo teatro civico sono occasioni da non lasciar cadere, spunti preziosi per cominciare un discorso serio sul Teatro Stabile a Cagliari. Anche l’esile teatro giovanile colga l’importanza di questi fatti nuovi, si ricolleghi ad essi, esca fuori dalle conventicole gelose in cui attualmente vive per unire le varie forze in una visione più aperta. Solo così la nostra domanda iniziale diventerebbe oziosa.

Almanacco di Cagliari 1968