I liceali incontrano il teatro

Nasce con questo numero la rubrica Sipario.

Sarà dedicata al teatro, nelle sue molteplici forme (anche radio-televisive quindi), e ad argomenti ad esso collegati. Informerà su quanto si produce in questo settore in Sardegna, In Italia e sulle più grosse novità internazionali.

Stimolerà un colloquio con quanti vogliano interessarsi alla cultura teatrale. Ospiterà gli interventi di chiunque abbia da dire qualcosa. Proposte, polemiche, critiche, tutto quanto possa vivificare il teatro, sarà pubblicato.

I giovani, in particolare, sono invitati a servirsi di Sipario come luogo d’incontro di punti di vista comuni o di scontro di quelli contrari.  Il teatro in Sardegna ha bisogno di tutti. Ben vengano gli scontri e i dibattiti, sintomi di vitalità e di volontà di fare. Escano però dal chiuso della sterile polemica verbale.  Sipario li attende.

Abbiamo assistito nei giorni scorsi, alla Lauc, ad una rappresentazione teatrale, frutto del lavoro e della passione di un gruppo di liceali.

È stato presentato Storia dello zoo di E. Albee, il più noto esponente del teatro americano contemporaneo.

L’esperimento, che fa seguito alla ripresa dell’attività da parte del Centro Universitario Teatrale, testimonia il germogliare di nuovi interessi per il teatro e fa bene sperare per il futuro. La serietà con cui molti giovani d’oggi si avvicinano ai fatti culturali sfata il mito d’una gioventù superficiale, dalla chitarra e dalla protesta “facile”, dedita al culto di barbe e capelli.

Questi ragazzi cercavano da due anni, con entusiasmo e spirito di sacrificio, di arrivare al confronto col pubblico. E il pubblico, accorso numeroso ed attento, bene ha fatto a premiare questa loro fatica con un nutrito e caldo applauso alla fine dello spettacolo.

Il gruppo, a parte l’ossequio, forse solo formale, alla moda del teatro “+ qualcosa” (questa volta si tratta di “teatro- verità”), sembra animato da corretti principi teatrali. Significativa, a questo riguardo, la scelta di un testo bell’e scritto, di un autore che fa di professione lo scrittore teatrale, e la resistenza alla tentazione di quel sotto- teatro tanto di moda, che si riduce a trastullarsi con documenti, inchieste, riduzioni, montaggi, adattamenti, trasposizioni e così via …, tutti esperimenti giustificabili, se dettati da intenti divulgativi del teatro, solo in un organismo e per un pubblico che abbiano già alle spalle una completa assimilazione e divulgazione della cultura teatrale tradizionale.

Allo spettacolo in sé, come sempre in queste occasioni, non si poteva chiedere molto. Questi ragazzi, al loro primo apparire, non potevano darci altro che una prova della loro serietà di intenti, un prezioso atto di presenza. In Sardegna, dove il teatro ristagna, si ha bisogno di queste forze nuove.

Essi ora debbono allargare la propria cerchia, organizzarsi bene, e soprattutto affinare i propri mezzi espressivi, che attualmente non possono non essere lacunosi.

Il teatro richiede studio attento e profondo di tutte le proprie tecniche. È come uno di quei giochi che, per divertire, debbono essere giocati con serietà. Dizione imperfetta e recitazione approssimativa distolgono l’attenzione di chi ascolta e rompono quel ritmo, quell’atmosfera particolare che la ribalta crea.

Le difficoltà del testo non erano poche, in verità. Albee possiede una tematica e un linguaggio poco tradizionali, che sono alla base dell’enorme interesse suscitato anche fuori d’America ma forniscono pure argomenti ai critici per giudizi alquanto discordanti. “L’erede di O’ Neill” di T. Williams, il “re del dialogo” di M. Achard, diventa per il nostro Sandro De Fei un “Giacosa travestito da Robespierre”, un autore che pratica “uno sperimentalismo di comodo e per proprio uso e consumo”.

Torneremo su questo autore in un altro articolo. Per ora suggeriamo ai gruppi teatrali giovanili di prendere in considerazione anche un nostro autore di valore certo, al quale abbiamo sentito accostare audacemente, durante la recita, questo autore americano ancora molto discusso, come s’è visto.

Ci riferiamo a Luigi Pirandello, al cui L’uomo dal fiore in bocca veniva avvicinato il monologo di questo Jerry di Storia dello zoo, per un’analogia in verità solo esteriore.

Pirandello portò una rivoluzione di contenuti e di forma nel teatro contemporaneo. Offre ai gruppi avanguardistici desiderosi di novità ampia materia di studio, tenuto conto anche che programmi ministeriali di casa nostra permettono ai giovani di Liceo un semplice “assaggio” del teatro di questo autore.

Perché non si approfondisce, fuori dal Liceo, questo discorso così essenziale per la comprensione di tutto il teatro del 900? È una prima proposta. Può essere un primo argomento da dibattere. Per i giovani di teatro-verità la seconda prova.

La tribuna dell’isola, 15 – 30 novembre 1967