Ravenna, 2001. Giulietta colpisce al cuore con il laser. Convincente allestimento tecnologico de I Capuleti e i Montecchi di Bellini, con la regia di Cristina Mazzavillani Muti. Riserve e prudenze non sono mai mancate nel discorso critico su I Capuleti e i Montecchi di Bellini, andando ad appuntarsi ora sulla gestazione affrettata dell’opera, ora sulla spregiudicatezza del librettista, ora sul capriccio dei soprani nell’imporre il finale del Vaccaj. A nutrire, se non una prevenzione, almeno una distrazione verso il sipario ancora chiuso, si aggiunge qui stasera il luccichio della mondanità. Teatro Alighieri di Ravenna. Nel palco centrale conversano tra loro Riccardo Muti e Vittorio Sgarbi, in platea si scambiano sorridenti convenevoli firme prestigiose della critica, il direttore della Scala Fontana, la padrona di casa Marilena Barilla, l’attrice Ermanna Montanari e la bella figlia di Riccardo, Chiara Muti. Curiosità e scetticismo si mischiano poi all’attesa di vedere uno dei primi esperimenti di scena virtuale computerizzata nell’opera lirica. E come se non bastasse, c’è l’esordio nella regia di un’altra Muti illustre, la fondatrice e presidente del Festival, Cristina Mazzavillani, moglie del Maestro. I presupposti per una serata intellettual-mondana trepida d’emozioni artistiche ci sono tutti e l’abbassarsi delle luci lascia ancora trapelare sopracciglia inarcate, sguardi furtivi d’intesa, paroline all’orecchio. Invece, l’ambigua bellezza della melodia belliniana e la ramazza di un palcoscenico onesto spazzano via i trucioli di una fatua attesa, ed è musica, da adesso in poi è solo musica. Nel buio attacca l’orchestra di giovani cui Julian Kovatchev imprime un suono fervido e vibrato. Si aprono uno dopo l’altro tre sipari ed ecco i Capuleti a Verona attendere Romeo, il messaggero di pace dei Montecchi. L’antica storia comincia e subito si crea col pubblico un’intensa partecipazione. La novità tecnologica sciorina le sue sorprese, gli occhi si riempiono di insegne, torri, capitelli, ritratti, giardini, boschi, alberi, foglie, cortili, case, archi, colonne, nuvole, castelli, montagne, immagini proiettate da laser frontali e retrostanti su fondali e pannelli, tratte dalla pittura di Vittorio Carpaccio.
Godot News, 2001