Se la città è sporca non è colpa dei cani

L’argomento di cui si parla in città

Era cominciata con la faccenda dell’echinoccocosi: secondo una campagna pubblicitaria semplicistica e dai toni plateali, introdurre i cani nei negozi equivaleva a propagare il morbo; è proseguita nelle settimane successive con altre motivazioni: ieri è approdata ai microfoni di Radio Cagliari. La vertenza uomo-cane, insomma, è in pieno svolgimento. Dove porterà? Vedremo la cacciata dei cani dalla città e una cinta muraria per non far più ritornare le turbe moleste dei traditori? Offriamo un vicoletto di sfogo alla rabbia e al desiderio d’ordine della popolazione e lo vedremo diventare prestissimo torrente e fiume, da far dimenticare chiusura di miniere, scuole insufficienti e così via.

Lo stesso andamento della trasmissione di ieri è emblematico.

Il tema di “Pagina aperta” in sostituzione di quello sull’equo canone venuto improvvisamente a mancare, era quello della pulizia e del decoro della città. Si sono succedute appassionate testimonianze di cittadini sulla sporcizia della città, definita unanimemente la città più sporca d’Italia.

Si sono individuate anche le cause del fenomeno: le insufficienze dell’amministrazione e lo scarso civismo degli stessi cittadini. Si sono espresse le attenuanti: poco personale, sciopero dei netturbini per la raccolta notturna dei rifiuti, crescita tumultuosa della popolazione, per il Comune, scarsità di spazi e di ritmo, per i cittadini.

Quand’ecco spuntare lui, il cane. La città la sporcano loro, i cani. Da quel momento il problema non è più stato un problema di buona amministrazione e di civismo, di strutture sociali al servizio di una vita dignitosa, bensì un problema di vigilanza e controllo sui cani.  I cani girano senza museruola, i cani sporcano sui marciapiedi, i cani sono l’occasione addirittura di meschine vendette tra vicini di casa: fai da bravo, altrimenti ti faccio sporcare l’ingresso dal cane… L’impegno dei giornalisti conduttori della trasmissione era notevole, uno dei due ha anche messo in guardia da questa “caccia al cane”, ma non c’è stato niente da fare. Di cani si è continuato a parlare ancora per molto.

E sì che il problema vero della sporcizia era già stato individuato: cattiva amministrazione e diseducazione, appunto. Quello dei cani esiste ma, risolto quello, risolto anche questo. Niente. Il cane oggi è diventato troppo importante per non parlarne sempre, ogni volta che se ne offre l’occasione. L’esasperazione popolare è giunta al punto da richiedere una vittima sacrificale. E la vittima è lui, il cane.

L’assessore alla nettezza urbana, Tocco, si è ritrovato ad un certo punto a mal partito ed ha completato l’autocritica ammettendo che sì, essendo egli anche assessore al verde pubblico, qualche albero o siepe o fiore in più avrebbe dovuto metterlo per rendere non solo più bella la città, ma anche per creare un punto d’appoggio per i bisogni solidi dei cani, altrimenti obbligati a considerare tali marciapiedi, muretti e così via.

Era lo spunto per una confutazione della teoria del cane come capro espiatorio, era la dimostrazione che, fatta una adeguata campagna educativa verso il cittadino, trovati i mezzi finanziari per potenziare i servizi di raccolta dei rifiuti e di vigilanza, adornata la città di alberi siepi e fiori, oltre che di cemento, le nostre strade tornerebbero pulite nonostante… i cani. Ma quanti ascoltatori l’avranno capito?

È penoso constatare che pur di non vedere le vere cause della brutta vita che viviamo, finiti gli effetti “diversivi” del calcio, della tv, del fine settimana fuori città e dei pseudo scandali politici, ce la prendiamo con lui, con quello che una volta era “l’amico dell’uomo”.

Tuttoquotidiano, 23 settembre 1977

Oh ecco! L’ho trovato il secondo pezzo sul cane. Pilù si chiama.

Intervista a Pilù

 “Diteglielo al sindaco che non la faccio la popò là dentro, che non faccio ammalare nessuno se entro nel negozio”.

Pilù è un cane mite, ha preso parecchie bastonate, L’ha salvato il padrone che ora sta comprando nel negozio l’arrosto per il pranzo di compleanno della moglie. Lui, Pilu, resta fuori: c’è scritto che i cani non possono entrare. Il dispiacere di dover restare fuori traspare così chiaro dal suo muso che il cronista ha creduto di ricavarne questa piccola intervista.

Pilù perché ce l’ha con voi il sindaco?

Si è messo in testa che noi cani siamo i soli responsabili dell’echinococcosi, quella malattia che fa venire delle cisti grandi dai tre ai dieci centimetri nel fegato o nel polmone dei nostri padroni. Ed invece noi il vermiciattolo che trasmettiamo con le feci lo prendiamo a nostra volta mangiando le visceri infette di cisti delle pecore; si, di quelle smorfiose di pecore, che si danno tante arie per il latte e la lana che fanno.

E voi perché le mangiate le viscere?

Le mangiamo perché siamo ignoranti, non siamo mica intelligenti come l’uomo, noi.  Noi siamo bestie. Siamo bestie e non possiamo capire che dentro quelle viscere spesso ci sono le cisti. Sì anche lì nelle viscere delle pecore ci possono essere quelle maledette cisti; e noi le mangiamo con tutto il resto. Abbiamo fame e mangiamo. Lo dite anche voi uomini, no, che la fame spesso offusca la vista. E anche noi bestie quando mangiamo non ci vediamo.

Ma tu perché vuoi entrare nel negozio? Se hai il vermicello nella pancia lo puoi trasmettere agli uomini o ai bambini…

Macché vermicello… non è mica lì che lo possiamo trasmettere se lo abbiamo… questo lo sanno anche gli ippopotami… non capisco come faccia quello là a fare il sindaco se non sa che per contagiare gli altri io debbo fare la popò. E io la popò nei negozi non l’ho mai fatta! sono un cane un po’ selvatico, ma fin lì ci arrivo: la popò la faccio dove mi ha insegnato Paolo, il mio padrone: per strada, sotto le piante, negli angoli delle piazze come tutti i cani, insomma…

Tu quindi credi di essere completamente innocente per questa storia dell’echinococcosi…

Certo! Siamo innocenti come l’acqua inquinata di Santa Gilla: che colpa ne ha lei se chi butta il mercurio nello stagno sono quelli della Rumianca… e per noi lo stesso: che colpa ne abbiamo noi, se il pastore, ignorante ci dà da mangiare le viscere infette delle pecore, che colpa abbiamo noi se nei paesi si macella allegramente in modo clandestino, in casa, e quindi le norme igieniche non vengono rispettate?

Quindi la colpa è del pastore!

Sì. Ma intendiamoci. Io sono un cane progressista e ai pastori gli voglio bene perché sono dalla parte giusta anche loro. La colpa è loro, ma è come se non l’avessero perché certe cose non le sanno.

Allora bisogna farglielo sapere…

Certo! Quello là faccia i manifesti rivolgendosi ai pastori e non ai cani. Spieghi bene le cose. Ma senza quei toni da crociata, da repressione, come dice il mio padrone. E non li faccia mettere in città, glielo dica, i manifesti. In città di pastori non ce ne sono! Li faccia mettere nei paesi! Noi mangeremo di meno ma almeno non subiremo la repressione di questi mesi. Peggio della caccia alle streghe! D’accordo, vita da cani, ma c’è un limite!