La “Compagnia dei mimi” conquista i cagliaritani
Una formula indovinata che può far conoscere ai giovani la buona musica. Bravura dei giovani interpreti. L’interessante esperimento delle prove alla scuola “Alagon” di Cagliari.
Sembrerebbe che si dovesse rifiutare subito, senza dubbi di sorta, un genere così spurio, una finzione così intollerabile come quella di mostrare di cantare, in un’opera lirica, limitandosi invece ad aprire la bocca mentre a cantare e a suonare sono altri. Suoni riprodotti, che, se cessassero per un qualsiasi incidente tecnico, lascerebbero il mimo a mezz’aria, con la bocca aperta ma muto. Ed invece, dopo i primi minuti di stupore, di constatazione della novità, si dimentica tutto, si segue la vecchia ma sempre nuova vicenda di Rigoletto e ci si emoziona ancora alla irresistibile forza musicale di Verdi.
È successo per tutti gli spettatori che la “Compagnia dei mimi della lirica” ha avuto finora. Ed è successo anche per il pubblico accorso qui stasera, al teatro antico di Nora, un pubblico composito, in cui il giovane intellettuale si mischia al borghese intenditore, il turista al ragazzino venuto a fare il tifo per i suoi piccoli amici attori.
Questo spettacolo, questa “mimolirica”, è l’ennesima dimostrazione dello spirito artigianale dell’uomo che attraverso il teatro si esprime e si celebra. Ed è una formula nuova che, portata avanti con la consapevolezza e la perizia dimostrata questa sera, si lascia dietro quel sapore di semplice trovata goliardica e indica un “genere” artistico-culturale non solo plausibile ma potenzialmente prezioso. Spieghiamo meglio per il lettore-non spettatore in che cosa più precisamente consista la “mimolirica” e che spettacolo sia questo “Rigoletto” rappresentato a Nora.
Allo spettatore si offre la vista di una tradizionale rappresentazione lirica, con un’ambientazione scenica normale, commisurata alle disponibilità finanziarie della compagnia (nel nostro caso, i “mimi” di Cagliari si sono arrangiati alla meglio, con fondali e oggetti ricostruiti diligentemente da Gianni Garbati, che studia scenografia a Roma, e costumi elaborati e realizzati in gruppo), e i normali effetti luce (affidati nel nostro caso a Gianfranco Maxia e Gianni Loi). Non esiste l’orchestra. L’allestimento musicale, diffuso tramite altoparlanti, è del Maggio Musicale Fiorentino, con Gianandrea Gavazzeni direttore. Sul palcoscenico agiscono i “mimi”, che assumono le vesti, i movimenti, le espressioni che avrebbero i veri cantanti lirici, giungendo a fingere anche l’emissione della voce, con una tecnica di respirazione e labiazione che richiede una preparazione difficilissima ed estremamente accurata, dovendosi rispettare la sincronia con le voci dei cantanti che provengono dalle quinte. L’illusione è perfetta.
Da questo punto di vista, il Rigoletto di stasera dimostra che la “compagnia dei mimi” di Cagliari ha bene assimilato e possiede a livelli notevoli questa tecnica. I protagonisti principali, Antonio Sanguinetti (Rigoletto), Paola Caddeo (Gilda), Alfredo Rossi (duca di Mantova), Teresa Loy (Giovanna), Bruno Tuveri (Sparafucile), Bernadetta Manca (Maddalena), e Francesco Onano (Monterone), assieme a Marco del Rio, Giorgio Melis, Nanni Corbia, Manuela Anichini e Agnese Maccioni (due giovanissime esordienti), sono perfetti nel rispettare il difficile sincronismo e nell’associarvi un’interpretazione mimico espressiva, una scioltezza di movimenti non usuale nelle opere liriche, in cui i cantanti sono costretti da numerose esigenze tecniche a restare piuttosto immobili e fissi al direttore d’orchestra.
A questo livello, dicevamo, la mimolirica diventa un’ipotesi culturale interessante.
La indica esattamente l’itinerario percorso in questi anni dai “mimi” di Cagliari e soprattutto la più recente attività.
Lanciata la formula nel settembre del ‘69 in uno stabilimento balneare del Poetto di Cagliari, una formula trovata per caso (si doveva fare una regata storica con i pattini illuminati, una regata “egiziana” accompagnata dalla marcia trionfale dell’Aida, poi si passò all’idea di un’Aida parodiata ed infine all’Aida mimata), il gruppo allestì altre due opere, Il Trovatore nel ‘70 e una serata verdiana con quattro atti di opere diverse nel ‘72. Quindi nel ’72 il Rigoletto, rappresentato da allora numerose volte e in diversi allestimenti.
Non sono mancati sacrifici e vicissitudini. La più spassosa, la disputa circa la priorità in campo nazionale della formula, attribuita dal Corriere della sera e da Indro Montanelli ad un gruppo bolognese, mentre un settimanale alla fine decretava, rendendo giustizia ai “mimi” di Cagliari: “Aida batte Rigoletto”.
Sfrattata da Pirri, dove la compagnia aveva una sede che a lungo andare non ha potuto più pagare, nell’inverno scorso è stata ospitata dalla Cooperativa Teatro di Sardegna nella sua sede-teatro di piazzetta Dettori. Nel frattempo Piero Pilloni, l’animatore-organizzatore del gruppo, inizia nella scuola media Alagon di Is Mirrionis a Cagliari un’attività di animazione culturale e sociale voluta dai professori e dal preside Paolo Satta. Gli alunni sono figli di famiglie molto povere. Si cerca di raccogliere qualche soldo per la cassa scolastica tramite degli spettacoli. Un Processo a Gesù di Fabbri, recitato con i ragazzi della scuola ha poco successo.
Una certa cifra viene invece raccolta con due rappresentazioni del Rigoletto dei mimi, proposto da Pilloni e accettato dal preside. Ma l’esito va al di là delle previsioni. Le settimane di prove effettuate in una grande aula della scuola vedono nascere due fenomeni inattesi: nel quartiere, le vie e i bar, alla sera, si vuotano dei ragazzi poveri, avviliti e disorientati, di un quartiere-ghetto; nella scuola gli stessi ragazzi, assieme ai loro genitori e agli ultimi nati della famiglia, trascorrono lunghissime ore incantati ad ascoltare, poi riversano sui loro registratori le musiche ascoltate e passano a fare i comprimari nella rappresentazione. Alla fine, un’educazione musicale e un’educazione civica; la disciplina applicata ad un gioco come positivo modello di comportamento per bambini e ragazzi, “traviati” fino ad allora dall’accoppiata disciplina-autorità.
L’indicazione può essere quella di fare della “mimolirica” uno strumento di iniziazione, se non di educazione musicale e di animazione sociale nelle scuole, soprattutto dei quartieri, o in quelle delle zone interne della regione. La lirica ufficiale, costosissimo pachiderma mummificato, non può esserlo se non in minima parte.
La “mimolirica”, un genere agile e “povero”, può esserlo se intesa in senso rigoroso tecnicamente e corretto politicamente.
I “mimi” di Cagliari hanno indicato la strada. E i loro programmi (ripetere altrove l’esperienza della “Alagon”) lasciano intendere che vogliano percorrerla essi stessi tutta. La cultura in Sardegna, stimolata ancora una volta dai più umili, non può che avvantaggiarsene.
Questo sembra essere il senso dell’accoglienza cordialissima, dei molti applausi, che il pubblico ha riservato ai simpaticissimi creatori di un fatto teatrale nuovo.
Tuttoquotidiano, 6 agosto 1974