750 alunni in tre turni alla “Italo Stagno”
Undici sole aule, due ore e mezzo di lezione.
A vederla da fuori, dall’ampia prospettiva che le larghe strade intorno consentono, fa un effetto rassicurante e solido. E, il suo ruolo positivo deve averlo giocato, se si pensa ai parecchi decenni che ha dietro di sé e alle condizioni del quartiere di cui raccoglie i bambini.
Quando se ne esce dopo averlo visitato, l’impressione non muta di molto, anzi si tinge di patetico. La scuola “Italo Stagno” sembra dire: «io il mio dovere l’ho fatto e lo farei ancora; ma che colpa ne ho se chi ci governa dall’alto non mi aiuta a crescere insieme al quartiere?».
Crescere potrebbe benissimo. Tutt’intorno ha uno spazio vastissimo, tra il muro di cinta e la costruzione vera e propria: ma è uno spazio del tutto inutilizzato, lasciato allo stato brado: non un fiore né verde, solo qualche arbusto che lascia perlomeno sperare per l’avvenire.
Dentro, 750 alunni fanno scuola nel modo peggiore: in tre turni, secondo il metodo che tanto scalpore ha suscitato in questi giorni per il “gran rifiuto” della maggioranza dei genitori dell’altra scuola che l’adotta in città: la “Randaccio” di via Venezia.
Tutti cioè, eccettuati quelli delle quinte, fanno solo due ore e mezzo di lezione. Una scuola che scoppia, patetica e grottesca: undici sole aule annegate nello spazio dell’immenso cortile e delle ampie strade vicine.
Il direttore, dott. Romolo Piras, ci parla minuziosamente della scuola. Con i tre turni, che iniziano alle 8.30, alle 11.30 e alle 14.30, nelle undici aule si succedono trenta classi: quattro classi, la prima, la seconda, la terza e la quarta a tre turni, una, la quinta, a due turni. In ogni aula sono sistemati una media di 28-30 alunni. Per il riscaldamento si usano alcune stufe. Non esiste una palestra, non esiste un locale dove possano svolgersi attività ricreative, o pratiche, ad esempio proiezioni o audizioni musicali. Ha tutte le caratteristiche, insomma, per essere definita, e lo suggerisce lo stesso direttore, “una scuola che non soddisfa le esigenze moderne”.
Occorre dare atto però all’istituto della dignità con cui sostiene questa parte, come un vecchio decaduto. Pur insufficiente, la scuola dà al visitatore l’impressione di pulizia e di decoro. Esiste una bibliotechina, e sufficienti sono, a detta degli insegnanti e dei genitori, i sussidi didattici. Rafforza l’impressione di decorosa e orgogliosa difesa di una povertà che non vuol diventare miseria, la consapevolezza dei mali della scuola che traspare dalle parole del suo direttore: in particolare da quelle che cercano di evidenziare i passi compiuti per sensibilizzare l’ambiente sociale circostante sui nuovi metodi scolastici contenuti nei decreti delegati.
«Si sono tenute molte riunioni lo scorso anno — dice — per commentare le funzioni dei nuovi organi collegiali: consiglio di circolo, di interclasse, comitato dei docenti. È stato sottolineato come i genitori e il mondo sociale del quartiere avranno veri e propri compiti di sollecitazione didattica e di controllo sul profitto».
I genitori come reagiscono alle deficienze della scuola?
«Si lamentano, naturalmente. Vi sono state riunioni, incontri, proteste, minacce. Sono stati anche dall’assessore. Ma alla fine si arrendono di fronte alle difficoltà e si rassegnano».
E i bambini?
«Qualcuno dei più attenti e vivaci riecheggia i discorsi uditi in casa e domanda perché lui deve fare solo due ore e mezzo di scuola mentre gli altri ne fanno quattro. Certo, sono limiti inconcepibili in un rione che non ha un livello culturale ed economico che porti a sopperire, in casa, alla poca cultura che si fa a scuola. Qui, la scuola è l’unico centro culturale; se manca lei è il deserto.
In questa situazione — prosegue il direttore dott. Piras — noi badiamo solo allo svolgimento puro e semplice del programma. È già moltissimo. Ma tutto il resto, che è anch’esso molto, se si pensa ad esempio in termini di scuola a tempo pieno, viene mortificato. Anche l’attività all’aperto è molto ridotta”.
Con l’ampio cortile a disposizione sembra davvero un controsenso…
«È un cortile non attrezzato, mancano verde, aiuole, ed anche quella piccola manutenzione che, dando ai bambini la sensazione di pulizia e di ordine, finirebbe con l’avere pure essa un valore educativo. L’abitudine al “brutto visivo” non aiuta certo la crescita di una personalità in formazione. Del resto, non si può dir troppo male quest’anno dell’amministrazione comunale, che almeno ci è venuta incontro nei lavori di rinnovo degli arredi, nel potenziamento del riscaldamento, nella riverniciatura e pulitura degli interni».
Tuttoquotidiano, 17 agosto 1974
L’anno dopo i problemi sociali cambiano nome, degrado ambientale, ma non gravità. E ci sono i disagi del lavoro. La vecchia semoleria chiude per crisi occupazionale, inserita urbanisticamente in una zona al centro di un colossale mutamento, la zona degradata attorno a via Is Maglias.