Più cultura al Comune

Dopo le recenti elezioni

La presenza di diversi nuovi consiglieri impegnati culturalmente dovrebbe garantire nuove idee per la soluzione dei problemi della città. Intervista a Giovanni Lilliu e Michelangelo Pira.

Una delle novità più salienti della nuova compagine consiliare è l’ingresso in essa di un maggior numero di uomini politici impegnati culturalmente.

Il fatto va sottolineato per numerosi motivi. Cagliari, è risaputo, è città essenzialmente “mercantile”. Il processo è iniziato nell’ Ottocento, allorché la città dovette scendere dal Castello alla Marina proprio per la nascita della borghesia dapprima spicciola (piccoli bottegai operanti a ridosso delle mura che difendevano la marina dal mare), poi sempre più organizzata. I valori culturali di questa borghesia (che ai primi del Novecento, con l’edificazione di via Roma e dintorni, diede la migliore dimostrazione di una imprenditorialità al servizio del “bene” solo estetico riservato a pochi) non si sono mai elevati ai livelli di altre borghesie più illuminate.

Da allora i cagliaritani, aridi e avidi, si sono messi a costruire e ricostruire una città senza respiro spirituale, senza ironia, senza fantasia: spazi urbanistici intasati, biblioteche affidate alla sola abnegazione del personale, teatri civici lasciati distrutti, scuole carenti. Si potrebbe continuare e arrivare a concludere che anche le ingiustizie sociali, le arretratezze civili, (acqua, fognature, casa, ospedali) dipendono esse stesse da una mancanza di spinte ideali e generose, che soltanto una nutrita vita culturale può far nascere.

Ma il benvenuto ai consiglieri più sensibili ai fatti culturali va dato anche per un altro motivo. Se c’è un momento in cui la città, per la crisi economica ma anche politica che l’attanaglia, ha bisogno di fantasia, di spinte generose, e diciamo pure, di analisi e proposte più “scientifiche”, il momento è proprio l’attuale, quello che esce da una competizione elettorale, di risultati, storici sì, ma anche imbriglianti. Ed è in momenti come l’attuale, a prescindere dalle scelte politiche che verranno fatte a breve e a lungo termine, che v’è bisogno della lucidità, del coraggio ed anche delle capacità visionarie degli intellettuali. Perché è ormai chiaro che questa città va “reinventata” da cima a fondo, se si vogliono offrire ai suoi abitanti condizioni di vita appena civili.

Che cosa pensano delle recenti elezioni e delle prospettive di Cagliari i due nuovi consiglieri Giovanni Lilliu e Michelangelo Pira?

Per Pira l’aumento delle sinistre è il suggerimento di un nuovo modo di governare; tale modo — secondo Pira — deve sfociare al Comune in un rifiuto sia del centro-sinistra che del rapporto privilegiato della Dc col Pci e nel varo di uno schieramento autonomistico unitario che comprenda forze interne ed esterne alla Dc. «La nuova giunta — dice Pira — deve essere la saldatura mai operata fra potere politico ed egemonia culturale: questa è da tempo della sinistra, quello, del potere economico che tiene in pugno la città da vari decenni.

In campo culturale — conclude — c’è quasi tutto da fare, a cominciare dalla programmazione. Troverò in Lilliu un interlocutore valido. Lilliu è un uomo che non si lascia imbavagliare».

Per Lilliu il voto dei giovani e gli errori degli altri sono stati determinanti per l’avanzata della sinistra. Avanzata contenuta in limiti meno sostanziosi del previsto a Cagliari perché Cagliari è una città profondamente moderata con una vocazione mercantile, in cui prevale sempre la forza organica alla città stessa. Lilliu vede la Cagliari dei prossimi anni proiettata verso l’interno, con una saldatura città — campagna e con una funzione culturale che non ha mai avuto. «Il Comune — dice Lilliu — dovrà rapportarsi alle organizzazioni culturali presenti in città per far assumere a sé stessa il ruolo di promotore ed organizzatore culturale».

Tuttoquotidiano, 19 giugno 1975