Discorso sul teatro in Sardegna

1977 Inchiesta

Articoli 30 dicembre ’76, 11 gennaio ’77, 13 gennaio ’77, 18 gennaio ’77

Dopo un decennio di vita del nuovo mezzo d’espressione qual è il momento del teatro sardo? Quali sono i termini nei quali si pone una problematica, che dopo una decina di anni di apprendistato (all’incirca dal 1968 ad oggi) si può dire tutta posta e aperta ad un’indagine che ne individui la capacità di incidere e le possibilità di sviluppo future?

Il problema è delicato. Offre scarsi punti di appiglio all’osservatore esterno, il quale non sa davvero da che parte cominciare un’analisi.

Il teatro è infatti molte cose insieme.

È repertorio. 

E quindi a che punto è la drammaturgia sarda.

In che rapporto stanno testi che riflettono temi regionali, scritti o no in sardo, con testi in dichiarato e schietto dialetto, che dall’impiego del dialetto traggono la loro ragione d’essere (si pensi al revival delle vecchie farse dialettali sarde, delle commedie di Garau e Melis, etc…); e a quale punto d’elaborazione è, se mai è cominciata, il problema del rapporto tra drammaturgia sarda e drammaturgia nazionale o d’altri paesi; e, all’interno di una drammaturgia non sarda, la distinzione tra temi dell’oggi e teatro classico?

Ancora, il teatro è la macchina teatrale. 

Quella che porta all’allestimento del prodotto culturale: attori, tecnici, organizzatori e promotori culturali. Qual è oggi lo stato dei quadri operativi del teatro sardo? Quanti sono gli attori e i tecnici, gli organizzatori e gli animatori che svolgono professionalmente il lavoro del teatro, che dalla vita passata in teatro trarranno domani la pensione oppure, oggi, l’assicurazione contro le malattie e gli infortuni? E come si sono formati; come si formeranno quelli futuri, esistono in Sardegna scuole di teatro o di recitazione; e che garanzie può offrire se mancano quelle, il meccanismo della bottega, dell’autodidatta?

Il teatro è anche una macchina burocratico amministrativa.

Disciplina il settore se lo ritiene importante per la società. Vi sono leggi per il teatro in Sardegna? Come scatta il meccanismo dei finanziamenti; in che rapporto sono Stato e Regione da questo punto di vista; e quante compagnie o gruppi teatrali esistono in Sardegna che hanno istituito un rapporto solido con le istituzioni ufficiali che disciplinano il teatro; quale rilievo ha il teatro nella considerazione degli enti locali o di organizzazioni culturali o turistiche o dell’associazionismo di base o di altri organismi di democrazia di base che dovrebbero interpretare il desiderio di teatro della collettività ed apprestare i meccanismi giuridico-finanziari in base ai quali promuovere attività in risposta alla domanda?

Il teatro è poi ancora spazi fisici in cui rappresentare.

Quanti ve ne sono al chiuso, di regolari, cioè di veri e propri edifici chiamati teatri? Quanti cinematografi possono essere adattati e di fatto lo sono; a quali prezzi i proprietari privati li cedono per l’uso ai gruppi teatrali; esiste una volontà dei comuni dell’interno o delle amministrazioni delle grandi città di mettere a disposizione in modo regolare delle attrezzature adatte alle rappresentazioni all’aperto nelle piazze, o nei sagrati delle chiese, in altri luoghi all’aperto, delle periferie, dei quartieri; quale ruolo potrebbe svolgere l’ente Regione per dotare l’isola di maggiori spazi per la rappresentazione teatrale?

Il teatro è infine conoscenza da parte della popolazione del ruolo e dell’importanza di questo mezzo espressivo nella società odierna.

È, cioè, problema di sensibilizzazione delle masse, è problema di scuola, è problema di promozione d’interesse tramite un’appropriata azione culturale di informazione.

Tutte queste cose è il teatro. Se può essere difficoltoso addentrarsi in una materia così poco solidificata e così invece in divenire nella nostra regione, conforta tuttavia constatare che a differenza di dieci anni fa oggi il teatro può almeno porsi in Sardegna come problematica, se non come pratica regolare e completamente appagante. Un vuoto della cultura di allora è stato colmato. Il teatro in Sardegna oggi c’è. Si tratta di disciplinarlo e di aiutarlo a spiccare il salto che la necessità storica gli impone.

Compito della classe politica regionale: inserire questo sviluppo in un contesto legislativo più vasto, in una programmazione culturale nella regione, grazie anche al recente accorpamento in un unico assessorato di discipline prima separate quale la pubblica istruzione, lo spettacolo, l’informazione.

14 gennaio 1978