Mitra e racchette

L’equivoca formuletta: politica una cosa, sport un’altra

La Coppa Davis in Cile un anno dopo il golpe

L’equivoca formuletta di chi vive senza coscienza ha dunque colpito ancora: la politica è una cosa, lo sport un’altra. In Cile si va e si gioca la finale della Davis.

La politica è sempre qualcosa di distinto da altro, sulla bocca dei colpevolmente ingenui, su quella degli interessati a far star ferme le cose. Come è nata la possibilità che una formula così scopertamente sballata sia passata come valore e sia penetrata talmente a fondo nel nostro costume civile da resistere anche oggi, in presenza di un allargamento fortunatamente sempre maggiore del “politico” nella società? Non basta rispondere, come noi stessi facciamo subito: colpa dei mezzi di comunicazione, della scuola, della famiglia, degli intellettuali al servizio della grande editoria e della Rai-Tv; di ciò che ha formato il consenso alla spoliticizzazione e di chi questo valore ha teorizzato e diffuso.

C’è di più, c’è la colpa dei politici; dei politici che hanno creato un’immagine sporca della politica, uno stato d’animo di avversione verso i settori e i problemi della vita associata, dei quali debbono occuparsi altri, quelli “con le mani sporche”. Colpa di portata non misurabile, se si riflette alle inesistenti radici di civismo e di democrazia di un popolo mai protagonista, di una cultura permeata, anzi, del culto del “particulare”, del machiavellico, del mafioso, del compromissorio con l’autorità.

Ma la politica per fortuna sta cessando, piano piano, di essere una “faccenda sporca”. La politica, intesa come interessamento del cittadino a tutto ciò che lo riguarda come partecipazione alle scelte che poi ricadranno su di noi come doveri e come diritti, sta ricuperando, non senza errori, il terreno perduto. E si intensifica il lavoro svolto dai comitati del quartiere, dagli organi collegiali della scuola, dai collettivi studenteschi e dai circoli dei paesi, dalle associazioni culturali.

Quella formuletta forse morirà in braccio a chi se lo merita: a Pinochet.

Tuttoquotidiano, 9 dicembre 1976