Per un teatro nel meridione

Convegno nazionale a Palmi

Palmi, (Reggio C.)

Il teatro popolare deve combattere oggi su due fronti: non più soltanto per fare emergere finalmente dal palcoscenico figure, sentimenti e idee della gente rimasta fuori dalla storia, ma per difendersi dalla mercificazione dell’arte e della cultura popolare. Questo il tema affiorato alle prime battute del convegno Per un teatro nel Meridione che ha preso il via stamane a Palmi, una graziosissima cittadina di 18 mila abitanti, a mezza costa fra la cima del monte Sant’Elia e il mar Tirreno, posto di fronte alla punta settentrionale della Sicilia e delle isole Eolie, a 50 chilometri da Reggio Calabria.

Il convegno, promosso dall’Associazione nazionale dei critici di teatro e organizzato dal comune di Palmi, durerà tre giorni. L’ha aperto, porgendo a tutti un augurio di buon lavoro e tratteggiandone brevemente il significato, il presidente dell’associazione Roberto De Monticelli, critico del Corriere della sera.

Scopo del convegno, come ci dice Maricla Boggio, critico dell’Avanti e incaricata dall’associazione di occuparsi del problema delle strutture teatrali del Meridione, è quello di dare un contributo allo sviluppo del teatro nel Sud, tramite una esposizione da parte dei gruppi o operatori teatrali locali delle linee di lavoro portate avanti in questi anni. Sono presenti, infatti, oltre a studiosi di arte e cultura popolare del Meridione e a critici dei vari giornali o periodici (abbiamo notato tra gli altri Mario Raimondo che scrive su Sipario e cura gli spettacoli sperimentali della televisione, Odoardo Bertani dell’Avvenire, Ghigo De Chiara dell’Avanti, Giorgio Guazzotti del Gruppo della Rocca), anche numerosi giovani esponenti di gruppi teatrali lucani, pugliesi, calabresi.

“Avremmo potuto organizzare il convegno in qualsiasi grande centro del Sud, Catania, Palermo, Napoli, Bari, ma abbiamo preferito accettare l’invito del comune di questa isolata cittadina per far svolgere al convegno il ruolo di propulsione e incoraggiamento dei fermenti teatrali affiorati recentemente”, dice Roberto De Monticelli. Il critico del Corriere si attende il meglio del convegno nella parte in cui dopo l’introduzione culturale sulla ritualità scenica del Sud, affidata a tre esperti, si passerà a fare un confronto fra le ipotesi teatrali operative meridionali e le soluzioni presenti da tempo nel Centro-Nord (teatri stabili, circuiti tradizionali di sale, grosse compagnie cooperativistiche o private).

Al convegno non è stata data appositamente larga pubblicità per riservargli un carattere quasi seminariale. I grossi nomi del teatro italiano presenti mostrano di gradire questa impostazione, compreso il luogo conventuale prescelto.

Non mancano gli operatori teatrali del Centro-Nord. È presente, ad esempio, Mario Guidotti, il proteiforme animatore di quell’ originalissimo “teatro povero di Monticchiello” (un paesino di trecento abitanti della Toscana meridionale) che annualmente, dal 1969, presenta spettacoli all’aperto in cui la piccola comunità si specchia in modo sorprendentemente pieno e appagante. Il teatro popolare che si fa a Monticchiello — spiega Guidotti — è popolare non in senso folkloristico ma nel senso vero del termine: si occupa dei problemi di quella comunità. Questi vengono dibattuti a lungo assieme; molte volte viene recuperato un episodio o un personaggio della storia passata, o un problema del paese. Esigenze, curiosità, ansie della gente vengono infine coagulate e lo scrittore-giornalista (Guidotti è anche capo ufficio stampa della Camera dei deputati) le fissa in un copione teatrale, che gli stessi abitanti poi recitano. Nel post-spettacolo i problemi vengono riferiti alla condizione presente per trovare una soluzione. Guidotti ha da pochi mesi dato alle stampe un libro, intitolato Il teatro povero di Monticchiello (editore Images 70, Padova), in cui condensa le sue esperienze.

Il racconto dell’esperienza di teatro povero di Monticchiello è stato seguito con molto interesse dai convegnisti che affollavano l’aula consiliare del comune di Palmi (un’aula un po’ malandata, con dipendenti trafelati e gentilissimi: il tutto concorre a creare un carattere di povertà dignitosa e creativa al convegno stesso).

L’avevano preceduto i tre interventi “culturali” del convegno, di cui riferiremo più ampiamente domani, affidati a Leone De Castris, che ha parlato su “la cultura del Sud e il suo rapporto con l’espressione teatrale”, a Luigi Lombardi Satriani (“festa teatrale ed espressione teatrale”) e Antonio Buttitta (“teatro popolare e teatro d’oggi”). Tutti concordi nell’indicare il pericolo della rapina indiscriminata, della strumentalizzazione da parte della nuova industria inquinante, quello che razzia il patrimonio etnico culturale del Sud.

Molta attesa vi è per gli interventi preannunciati dagli operatori e dai gruppi locali e per la relazione che svolgerà il gruppo di studio per i problemi del teatro del Sud dell’associazione critici, alla quale hanno lavorato Maricla Boggio, Giorgio Guazzotti, Ludovico Mamprin, Ruggero Jacobbi, Ghigo De Chiara e Mario Raimondo.

Tuttoquotidiano, 10 maggio 1975