Marco Parodi
Marco Parodi, regista di un teatro speciale, che ha dato un contributo risolutivo all’evoluzione del teatro sardo ’70-’80. Alla cooperativa Teatro di Sardegna un serrato ritmo lavorativo, un maggiore rigore professionale, proposte drammaturgiche raffinate, proiezione nazionale; al teatro sardo nel suo insieme l’impulso decisivo alla nascita del circuito teatrale regionale e l’ideazione di due rilevanti eventi innovativi, La Notte dei poeti di Nora e Sa die de sa Sardigna. C’era da vincere la storica arretratezza estetica italiana in fatto di comunicazione emotiva con il teatro, specchio della condizione umana, la sua verità svelata dalla compresenza fisica attore-spettatore, dalla poesia. Forma d’arte appena sfiorata dalla cultura italiana, mai sciolta dalla tirannia estetica dei beni culturali, delle arti figurative e della musica, Pompei, Giotto, Verdi. In Sardegna c’era l’aggravante dell’isolamento.
Marco visitava i grandi, non si faceva scrupolo di giocare la sfida, fossero Lope de Vega o Brecht, Albee o Campanile, Ronconi o Mauri, Moriconi o Santuccio…
Lo faceva con la destrezza scenica del lungo mestiere, con la passione e la veemenza di un direttore d’orchestra, vocazione giovanile nascosta, di cui si sussurrava nelle cene; quelle celebrate ora nel suo fortunato libro di aneddoti. Allegria, altro connotato di una natura ricca e privilegiata, lui a spasso per il centro storico, col suo “Pibiri”, salutare fuga, sostituzione delle imprecazioni contro chi non lo faceva dormire nella casa di Castello assediata dalla movida.
“Marione” mi chiamava. Una provocazione per chi ancora tra i lontani parenti viene chiamato “Mariolino”. O una una promozione: “di un certo teatro parlo soltanto con te”. Forse ringraziamento, per averlo chiamato in una terra che amava sempre di più, la terra di Sergio Atzeni. Una terra degna di posarvici per sempre.
Cagliari, 14 settembre 2019