Gigi Proietti

Attore

Gigi Proietti

Veleno dolce al Sisifo venuto dal mare

“Non fare il cretino” mi venne da dire tra me e me, quando si seppe che era grave. L’avrei detto per chiunque vicino alla fine avesse vissuto con la sua ironia, con lo spirito racchiuso nella terzina di Gaber Io non mi sento italiano ma per fortuna o per caso lo sono. Italiano e grave era Gigi Proietti. E morì.
Il ricordo è l’estate 1985, festival di Asti, fine recita de La serra, tavolino di un bar vicino alla piazza dove i nostri tecnici smontano la scena e i suoi montano la loro per la sera dopo. Un panino, un bicchiere, due battute con un attore idolatrato, esemplare dell’unica tradizione teatrale italiana, il possibile teatro nazionale, la commedia dell’arte, il varietà, Totò e Peppino, che la pruderie ecclesiastica e il progressismo borghese impiegarono decenni a riconoscere.

“Non fare il cretino”… Mi connettevo presuntuosamente al suo stare tra il pianto e il riso, tra il nobile e il cialtrone. Ora ho pianto. Da sempre il mio idolo. Essere una via di mezzo tra lui e Bruno Ganz. Puntuali risate quella notte d’agosto… Nello stesso albergo, c’era anche Sergio Fantoni, la settimana successiva sarebbe toccato alla sua compagnia… ll telefono era giù, all’ingresso, il portiere chiamava e a volte ci si incontrava nelle scale, non si capiva se era per lui o per me… La solitudine delle trasferte… il telefono… La vita…