La cattedra in scena

Nel ’77 al Conservatorio dove papà insegna violino viene creata una cattedra vigente solo a Roma, “Dizione, recitazione e storia del teatro”.
Un primo aspirante rinuncia e subentro io, riparando così il disagio per le dimissioni dai medicinali… Dodici ore soltanto, status dignitosissimo, l’amato teatro in una scuola dell’amata musica, il caffè al bar con il papà… Sempre attento alla bellezza della vita, assaporo di nuovo, come facevo a Verona a undici anni tra Borgo Milano e piazza Cittadella, l’andare a scuola a piedi, questa volta lungo la solitaria stradina sotto il terrapieno della città bassa; camminare, sentire il rumore dei propri passi, solo così una città è dignitosa, dico.
Insegno arte scenica per i cantanti, buona covata di allievi, poi affermati professionisti, Giusi Devinu, Elena Ledda, Simonetta Soro, Gisella Vacca, Eloisa Deriu… Sinfonia di suoni diversi, flauti, violini, canto… Escono dalle finestre delle aule, esplodono nel cortile e approdano con un tenue riverbero lì, dove il telefono a gettoni, riporta al teatro, al giornalismo, agli affetti.
Attiravo simpatie, ero allegro, ispirato allo stile di quel mio insegnante di storia al liceo, Armando Congiu, che arrivava in aula elegante, ampi nodi alla cravatta, e attaccava: ‘dedicheremo la lezione odierna…’. Dava del Lei: ‘venga il signor…’, e annunciava assenze mesi prima, andava a farsi estrarre frammenti di una pallottola dalla testa…
Col tempo mi sono fatto l’idea che è proprio così che s’insegna: metà la materia, metà la gioia di vivere. Primo saggio della classe da Risveglio di primavera di Frank Wedekind, per recitanti e piccola orchestra con musiche di Giampiero Cartocci, davanti a Pittau, Costa, Mazzullo, Cappellino, Casula, Scano, valorosi colleghi. I ragazzi più recalcitranti allo studio singolo e separato colgono la novità, lavorare insieme, l’interdisciplinarietà…
Nel finale della tragedia di adolescenti, incuriosito dal sipario tagliafuoco che separa la scuola dal palcoscenico dell’Auditorium, ne uso lo schianto di chiusura per un effetto sonoro. Applausi, complimenti, entusiasmo, perfino tra i bidelli.
Dopo, nell’atrio vuoto, la sinfonia di suoni diversi, flauti, violini, canto… escono dalle finestre delle aule, esplodono nel cortile e approdano con un tenue riverbero lì, dove il telefono a gettoni riporta al teatro, al giornalismo, agli affetti.
Dizione e recitazione negli anni anche per Teatro Sardegna, Crogiuolo, o esterni. Ricordo più illustre, gli stages estivi per cantanti 1991-’92 a Oliena, con l’Ente Musicale nuorese di Maria Antonietta Chironi, con Renata Scotto, Gianni Raimondi, Fabiano Monica, Daniele Rubboli. Da lì Piero Pretti, Alberto Gazale, Sarah M’. Punga…
