Il crogiuolo. Torna caro ideal!

Il bisogno di canto, dopo il concerto Lasciami cantare una canzone, si orienta sempre più nella direzione di veri e propri spettacoli. Nel ‘97 due, entrambi diretti da Francesco Origo. Nel primo, “Torna caro ideal!”, con Marinella Daga ed Enrico Di Maira, Mario canta arie liriche e romanze da salotto.  Nell’immobilità impressa da Origo, in un interno borghese, un uomo alterna la lettura di versi decadenti ed evocatori di placide atmosfere familiari al canto di arie celebri, riprese da una lei compunta e distante nella sua inquietante fissità. In fondo, di spalle al pubblico, quasi arbitro di uno scontro tacito e crudele, il pianista.

TORNA CARO IDEAL, 1997

Cagliari, Teatro dell’Arco, 15 maggio. Notesublimiversimaledetti, scrittura scenica e regia Francesco Origo e Mario Faticoni, con Marinella Daga, Mario Faticoni e Enrico Di Maira, direzione musicale Enrico Di Maira, costumi Alessandro Lai, assistenza alla regia Rita Atzeri, impianto scenico Davide Cau, luci Lorenzo Perra, segreteria amministrativa Daniela Agnese, organizzazione Marco Fresi.

 

Il crogiuolo. Zazà del varietà

Nel “commiato canoro da un secolo” del quadriennio ‘96-99, “Zazà del varietà”, scherzo canoro che gioca sull’immaginario “mamme maliarde e vedove allegre”, riprende dal punto in cui “Lasciami” aveva lasciato, la guerra. S’intravede ancora l’influsso gioioso che ha contrassegnato il successo di quello spettacolo. Mario duetta di nuovo con il pianoforte suonato da Di Maira. Canzoni come “Dove sta Zazà”, dietro la loro frivolezza, raccontano di un paese che preferisce affrontare i problemi sempre con l’arma dell’ironia e della leggerezza, a costo di sconfinare nell’irresponsabilità e nella mancanza di coscienza civile.

ZAZA’ DEL VARIETA’, 1997

Sannt’Anna Arresi, 17 luglio. Mamme e maliarde e vedove allegre nella canzone italiana, di Mario Faticoni, regia Francesco Origo, con Mario Faticoni e Enrico Di Maira, assistente alla regia e servo di scena Rita Atzeri.

 

Il crogiuolo. Voix de ville

L’anno registra due potenti espressioni del genio teatrale di Francesco, “Voix de ville” e

“Famigliole”, entrambe frutto del lavoro didattico, in cui opera stabilmente un nucleo fisso di attori, rinforzato da Enrico Incani, Roberto Boassa, Daniele Grivel, Carla Loddo, Antonella Maddaluno, Daniela Spissu. La prima è “Voix de ville”.

VOIX DE VILLE, 1997

Cagliari, Teatro dell’Arco, 20 giugno. Scrittura drammaturgica e regia Francesco Origo, liberamente ispirato a testi di Valentin, Genet, Proust, Brecht, Gozzano, con gli allievi del Laboratorio “I ritmi dell’attore” Rita Atzeri, Titti Barraco, Roberto Boassa, Maria Grazia Casula, Davide Cau, Valter Cino, Roberto Columbu, Massimo Crobu, Simona D’Alorio, Alessandra Grosso, Daniele Grivel, Enrico Incani, Carla Loddo, Luana L:oi, Antonella Maddaluno, Luisa Marras, Alberto Massazza, Daniela Pettinau, Giorgia Pisano, Daniela Spissu, improvvisazioni corali coordinate da Alessandro Olla, scenografia Francesco Origo, assistenza alla regia Daniela Pettinau e Cecilia Sechi, realizzazione scene Davide Cau, Francesco Origo e Ignazio Strufaldi, assistente alle luci Giovanni Battista Origo, segreteria amministrativa Daniela Agnese, organizzazione Marco Fresi.

 Nota

La scena dell’Arco è completamente occupata da quindici lavatrici, sconvolgente immagine di una società costretta a comprimere insieme allo spazio vitale anche i sentimenti. Le teste sbucano dagli oblò e urlano banalità, gridano stupidità familiari, si insultano. Le voci della città si perdono tra siparietti di coppie scoppiate, sconvolte da un’esistenza banale che trova improvvisamente uno scarto di vitalità e sentimentalismi irrisi con caustica ferocia. Dietro al testo ci sono frammenti di Brecht, Valentin, Genet, Proust e Gozzano… Potrebbe cadere nell’elementare pot-pourri, ma il rischio è evitato e qui sta il pregio della pièce. Per intensità e originalità Voix de ville è sicuramente uno tra gli esiti scenici più belli mai prodotti in Sardegna da compagnie professionali con a disposizione soli aspiranti attori. La critica questa volta abbandona ogni reticenza e applaude convinta all’operazione.

Scrive Roberta Sanna su La Nuova Sardegna: “Nutrito di umori espressionisti e grotteschi, il lavoro addensa il senso dei brevi frammenti in un sintetico ma illuminante affresco, ferocemente satirico, di inquietudini novecentesche (…) Dalla disarticolazione e dalla perdita di significato della famiglia e della società nell’inurbamento, ai simulacri del consumismo, i loculi/lavatrici centrifugano e fanno esplodere le nevrosi morali e culturali della borghesia. (…) Il risultato è di ottimo livello, una prova di professionalità superata con promettenti capacità interpretative”. (V.B.)

 

Il crogiuolo. Suono di pietra

Lo spettacolo di poesia dalle duecento repliche, si assesta definitivamente. Fa il suo ingresso nel cast l’attrice Rita Atzeri. “Suono di pietra” diventa profondamente suo. Un tocco che completa un altro cambiamento radicale avvenuto due anni prima in una biblioteca di Seulo, allorché nello spettacolo entrava il pianista Alessandro Olla, un sardo ritornato nell’isola dalla frastornante capitale. La nuova forma diventava da quel giorno la sua. Improvvisata, veemente e dolce assieme, la sua musica prendeva a scandire i ritmi dello spettacolo che, col nuovo titolo “Suono di pietra”, prendeva il posto de La terra che non ride, un classico. In questo stile lo spettacolo attraversa gli anni successivi, ritornando anche nella Milano toccata nel 1982.

SUONO DI PIETRA, 1997

Concerto di poesia civile sarda, 1997

Oristano, Teatro Garau, adattamento e regia Mario Faticoni, musiche originali composte ed eseguite da Alessandro Olla, con Mario Faticoni e Rita Atzeri, cura dell’immagine Alessandro Lai – riallestimento.

Lula, 26 settembre cortile scuola materna. Concerto di poesia civile sarda di e con Mario Faticoni, Rita Atzeri, e Alessandro Olla al pianoforte

Nota

Negli anni erano intervenute altre modifiche. Scomparsa Tiziana, era ritornata la presenza femminile, prima con Teresa Davoli e Simonetta Soro, poi, per ampi decentramenti, Gisella Vacca, che prenderà parte in seguito a numerose altre produzioni come attrice e come regista. E la musica è dal vivo, affidata al flauto di Daniele Veroni e, un anno dopo, di Maurizio Puxeddu. Suonano Bach, Debussy, Hindemith, Telemann, Maurizio anche pagine proprie. Più tardi, un pianista, Eugenio Milia, si alternava al flauto nel commento musicale. Era venuto poi il cambiamento che preludeva al successivo definitivo: nel febbraio ’92 debuttava in una rassegna televisiva un riallestimento affidato a un giovane scenografo costumista, Alessandro Lai, che aveva fatto del ribelle sconfitto un Sisifo moderno, a petto nudo in lotta con le rocce. Il nuovo titolo è ora appunto “Suono di pietra”. La musica si affidava alla chitarra di Sandro Masoni e al pianoforte di Eugenio Milia. La nuova produzione approdava all’Arco con cinque recite nel giugno successivo all’interno della storica rassegna “Teatro d’Autore”. Quattro mesi prima il nuovo titolo aveva fatto la prova generale ancora con Maurizio Puxeddu e con l’attrice- mezzosoprano Maria José Trullu, già protagonista mesi prima di uno spettacolo tratto da Rilke.

Il crogiuolo. Famigliole

Lo schema del voix de ville torna anche in “Famigliole”, liberamente ispirato ai testi di Genet, Valentin, Brecht e Aub e che vede un’ulteriore crescita dei giovani del Crogiuolo. Ancora una volta il regista genovese, che firma l’adattamento, le scene e i costumi, presenta un piccolo spaccato di vita quotidiana in un qualsiasi agglomerato urbano dei nostri giorni, dove i tic e le piccole ossessioni diventano eventi straordinari e sono il pretesto della cruda narrazione del vuoto che ci circonda. “Solo l’ironia e la capacità di ridere di noi stessi può rimettere in moto il senso critico della storia”, avverte Origo, “ma facendo molta attenzione a non scadere nella parodia: per quella c’è, ahimè, la televisione”.

FAMIGLIOLE, 1997

San Gavino, Teatro Comunale, 20 novembre. Vaudeville in atto unico, liberamente ispirato a testi di Genet, Valentin, Brecht e Aub, scrittura drammaturgica adattamento e regia Francesco Origo, con Rita Atzeri, Roberto Boassa, Roberto Columbu, Daniele Grivel, Enrico Incani, Carla Loddo, Anna Mereu, Barbara Usai, scene e costumi Francesco Origo, assistente alla regia Daniela Pettinau, realizzazione tecnica e luci Riccardo Liberati, segreteria amministrativa Daniela Agnese, organizzazione Marco Fresi.

 

 

Il crogiuolo. Omaggio a Gramsci

Lo spazio comunale Exmà, conquistato al teatro grazie alla lungimirante azione dell’assessore alla cultura Gianni Filippini, ospita in estate un intervento del gruppo per il sessantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci. Protagonista l’esordiente Rita Atzeri, che coinvolge altri suoi compagni di laboratorio in una lettura recitata dei testi scritti o ispirati al grande pensatore di Ghilarza. Coro Polifonico Francescano diretto da Stefania Pineider. Nuovo intervento di giornalismo scenico, con l’affacciarsi di un’attrice-regista che percorrerà decenni di lavoro fino al protagonismo attuale, da presidente de Il crogiuolo, alla Fucina Teatro della Vetreria di Pirri.

OMAGGIO A GRAMSCI, 1997

Cagliari, Exma’, 24 luglio. A cura di Rita Atzeri, con Rita Atzeri, Gianni Simeone, Valter Cino, Carla Loddo, Luana Loi, Daniela Pettinau, realizzazione laboratorio “I ritmi dell’attore”, in collaborazione con il Coro Polifonico Francescano diretto da Stefania Pineider, segreteria amministrativa Daniela Agnese, organizzazione Marco Fresi.

Nota

Il giorno dopo la recita, o dopo qualche mese, o dopo qualche anno, i gruppi e i giovani attori lasciano la città e il teatro che li ospita. Da un lato chi spicca il volo per altri lidi, dall’altro chi avverte una nuova provvisoria solitudine. Una sola, arrivata al debutto sulle tavole dell’Arco, ci è poi rimasta: Rita Atzeri, elemento fondante della formazione di via Portoscalas. Qui racconta la storia del suo arrivo al Crogiuolo.

“Mi sono avvicinata al teatro in modo confuso, istintivo, senza in fondo sapere bene di cosa di trattasse. La mia esperienza fino ad allora, siamo a gennaio del 1995, era stata mutuata dalla scuola, spettacoli visti al Teatro Alfieri, che ancora funzionava come teatro. Un laboratorio teatrale, l’anno del diploma, con Rosalba Ziccheddu.  Si trattava di un gioco, un gioco divertente, la possibilità di aprire una porta verso un mondo che mi affascinava. Solo oggi, con vent’anni di attività alle spalle, posso dire che quell’approccio inconsapevole aveva in sé la forza di ciò che il teatro dovrebbe restare sempre: play, joué. Terminato il laboratorio scolastico, apro il quotidiano locale L’Unione sarda e cerco un corso che possa fare al caso mio. M’imbatto in un corso di dizione, organizzato dalla compagnia Il crogiuolo e tenuto da Mario Faticoni. Decido di seguirlo e quello è il mio battesimo: l’incontro con il Teatro dell’Arco e con quello che sarebbe diventato il mio maestro, prima, e poi un compagno di lotte e di avventure teatrali. Ricordo il fervore e l’entusiasmo legati a quella prima esperienza in un teatro vero. Il corso mi piaceva, mi consentiva di giocare con le parole, con la lettura sempre tanto amata e mi portava a conoscere la poesia sarda. Mario ha sempre amato insegnare e raccontare della sua esperienza teatrale ed i materiali di lavoro scelti per la didattica erano dei veri e propri cavalli di battaglia per lui: dalle poesie di Francesco Masala a quelle di Bertolt Brecht; da Risveglio di primavera a Woyzeck; testi fondamentali per la nascita della coscienza di cosa fosse il teatro politico […]

 

 

Il crogiuolo. Il cambio della ruota

 

IL CAMBIO DELLA RUOTA, 1997

Cagliari, Teatro dell’Arco, 11 dicembre. Navigando sull’onda del nostro amico Bertolt Brecht, regia Carla Chiarelli, adattamento testi Mario Faticoni, con Carla Chiarelli, Mario Faticoni, Roberto Boassa, Valter Cino, Mariano Cirina, Daniele Grivel, Enrico Incani, Luana Loi, Monica Mameli, Luisa Marras, Francesca Palmas, Serena Piras, Alessandro Spiga, Daniela Spissu, musiche Kurt Weill, adattamento e musiche originali Salvatore Spano, al pianoforte Salvatore Spano, costumi Alessandro Lai, scene Andrea Serafino, assistente alla regia Riccardo Liberati, ufficio stampa Vito Biolchini, organizzazione Marco Fresi.