Il crogiuolo. Rombo di tuono 

Vito si associa ad Elio ed è “Rombo di tuono”, omaggio allo scudetto del Cagliari di venticinque anni prima, ma anche ritratto di una Sardegna tradita in quegli anni nella sua aspirazione ad una rinascita: gol e petrolio. Nel frattempo è arrivata Rita. Sul palco c’è un tavolone dove i ragazzi del corso di dizione imparano la tonica e la fonica. Lei è la più attenta. Negli anni, vice di Mario, sarà protagonista de Il crogiuolo, fino a diventarne presidente. 

ROMBO DI TUONO, 1995

Cagliari, Teatro dell’Arco, 27 aprile. Scudetto e petrolio 25 anni fa, di Vito Biolchini, con Elio Turno Arthemalle e Mario Faticoni, voce registrata Maurizio Mezzorani, assistenza tecnica Stefano Delitala e Davide Cau, assistenza organizzativa Laura Camilleri, Monica Manca e Massimiliano Mereu.

Nota 

Una sorta di cantina dove due attori cercano di raccontare la storia umana e calcistica del bomber. Radiocronache, commenti giornalistici, saggi economici. Il tema sportivo viene affiancato da quello economico della petrolchimica, l’ascesa dei rossoblù di Scopigno connessa con le fortune della Sir di Rovelli. Due storie che si intersecano continuamente, quando Gigi Riva si ritira, le “cattedrali nel deserto” hanno già i giorni contati. L’emigrazione, i sequestri, il decadimento delle zone interne e la confusa crescita delle aree urbane si mischiano ai ricordi sportivi, alla biografia di un mito, alla sua infanzia travagliata e ai gol straordinari che, come scrisse Brera, fecero diventare italiani anche i sardi. Metafora d’un’epoca, profumo di popolo osannante, cortei di bandiere, lambrette e sbronze “povere” al Tomboy. “Accende immagini di presente (la raffineria notturna come un luna park), inquieta, fa sorridere con l’amaro in bocca”. Una piacevole sorpresa. La scrittura di Biolchini è efficace e rigorosa. L’interpretazione di Elio Arhemalle, determinate anche sul piano drammaturgico e registico, è di bella statura, accende emozione, un Gesuino in canadese, maglietta e copricapo rossoblù, che si capitombola a terra fra gli spettatori, un bardo, ispirato e scalcinato che racconta la chanson de geste dell’eroe popolare sardo, attore con il passo della commedia dell’arte, brillante, pirotecnico… (Walter Porcedda, La Nuova Sardegna).

“Due vicende cucite abilmente assieme, con una struttura quasi elementare, brillante ed efficace come tutte le idee semplici, insieme fluido, bravi Mario Faticoni e Elio Turno Arthemalle, lo spettatore rivive commosso e divertito vicende passate” (Paola Ugo, L’Unione Sarda) 

 

1995-Il crogiuolo_Rombo di tuono_Vito Biolchini

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Cagliari_Teatro dell'Arco_Mario Faticoni, Elio Turno Arthemalle

Il crogiuolo. Cagliari Memoria e Memorie

“Rombo di Tuono” conclude nel giugno la rassegna “Cagliari memoria e memorie”. Un progetto nuovo, una cornice studiata da Biolchini per rendere più organico il progetto di una nuova drammaturgia sarda. Il cartellone raccoglie le produzioni Crogiuolo “Alla città morta” e “Solo un anno ancora di giovinezza”, un esperimento drammaturgico di Enrico Pau e Cicci Borghi sui casotti della spiaggia del Poetto e un recital di poesie cagliaritane presentato dai ragazzi della comunità di Padre Morittu. 

 

Nota 

“Processo alla bella renitente”. Tema antico quello della ricerca delle ragioni di una supposta bruttezza spirituale di Cagliari. Fra i tanti, se n’erano occupati molti anni prima Michelangelo Pira, Giovanni Lilliu e Paolo De Magistris. Il fatto che non venga da tempo riproposto va considerato la prova della riluttanza della città ad indagarsi, ad occuparsi di se stessa, oppure di una identità scontata, di cui è inutile parlare. Fare intendere col silenzio, liquidare nell’intimo le questioni spinose, è molto cagliaritano. Un’identità che poggia sulla vocazione commerciale, sull’indifferenza verso valori civici e culturali, sull’indolenza, sulla stessa bellezza stordente della città e delle sue spiagge. Contributo a creare memoria e coscienza nelle nuove generazioni, per cui sarà durissimo sfuggire, stralunati naufraghi del villaggio globale, a disumanizzazione e alienazione, alla vanità addirittura dell’oggetto città, proiettata ad essere servile terminale umano dell’industria e del consumo. Una tavola rotonda conclusiva cui avrebbe partecipato anche Sergio Atzeni viene annullata dopo la scomparsa dello scrittore. Annullato anche il progetto di Vito Biolchini di un nuovo spettacolo tratto dal primo romanzo “Il quinto passo è l’addio”. Unico omaggio ad Atzeni sarà, ad un anno esatto dalla scomparsa, una rappresentazione dello spettacolo sui bombardamenti, all’Exma di Cagliari. (mf)

 

Il crogiuolo. Borgo estatico 

A corredo del laboratorio su “Il giorno del giudizio” Mario costruisce col suo metodo del montaggio il testo dello spettacolo ispirato all’opera, mettendovi dentro ancora, come con il Wedekind, la danza, con Simonetta Puxeddu, e un’altra covata di talenti, Lorenzo Mori, Rita stessa, Valter Cino, Anna Mereu, Federica Sestu, Barbara Usai, Ilaria Zedda, Marcello Mameli. Onore alla figura dello scrittore scomparso venti anni prima. Ricorrenza passata inosservata, in una terra stordita dalla nuova ritualità edonistica. 

Nota

BORGO ESTATICO, 1995

Cagliari, Teatro dell’Arco, 17 novembre. Primo esercizio scenico su “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta, riduzione e regia Mario Faticoni, con Mario Faticoni, Lorenzo Mori e gli allievi del laboratorio “I ritmi dell’attore”, Francesca Albanella, Rita Atzeri, Tiziana Cabras, Valter Cino, Roberto Columbu, Alessia Dessì, Angelica Lai, Anna Mereu, Matilda Murtas, Francesco Papandrea, Barbara Pilia, Gianni Piras, Federica Sestu, Barbara Usai, Ilaria Zedda, frammenti di coreografia Simona Puxeddu, musiche originali Alessandro Olla, danzatore Marcello Mameli, assistenza tecnica Stefano Delitala, Davide Cau, promozione Marilena Loi, assistenza organizzativa Rita Atzeri, organizzazione Caterina Carta.

Nota

Nella sua vocazione di centro di intervento teatrale, il crogiuolo sente il dovere di interpretare la sensibilità di tutti i sardi che considerano Il giorno del giudizio il ritratto più emozionante, più veritiero, più dolcemente crudele della nostra condizione umana, affresco dantesco, altissimo sguardo pietoso, interezza di tragico e di comico. Faticoni ne tenta una trasposizione scenica che si limiti a estrarne il sentimento. Non ambisce a riprodurre sulla scena quei luoghi, quei personaggi, ma è musica, danza, lampi del pensiero. Spettacolo ispirato all’opera, non l’opera stessa, un umile invito alla lettura, a carpirne le gemme, la gioia dolorosa del vivere, la vita che si fa morte, la morte che è ancora vita. Un affresco dantesco della condizione umana, un altissimo sguardo pietoso, un’interezza di tragico e di comico. (mf)

1995_Il crogiuolo_Borgo estatico (da “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta)

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Cagliari_Teatro dell'Arco_Esito scenico al cento la coreografa Simona Puxeddu

 

Il crogiuolo. Suono di pietra 

Il tradizionale spettacolo di poesia sarda subisce l’ultima metamorfosi: diventa un concerto con pianista improvvisatore, Alessandro Olla, e la nuova attrice Rita Atzeri. Sarà questo, della musica improvvisata in sintonia con la voce degli attori, lo stile che accompagnerà lo spettacolo dal nuovo titolo “Suono di pietra”, un classico che oltrepasserà le duecento repliche e verrà poi pubblicato, cd annesso, in una bella edizione dalla cagliaritana Condaghes.

SUONO DI PIETRA, 1995

Seulo, 13 dicembre, biblioteca comunale. 

Cagliari, Teatro dell’Arco, 10 Giugno. Concerto di poesia civile sarda di e con Mario Faticoni, Rita Atzeri, e Alessandro Olla al pianoforte. Dall’immediato precedente, collaborazione musicale Sandro Masoni (chitarra), Eugenio Milia (pianoforte), regia Alessandro Lai.

Il crogiuolo. Brecht Band 

La consuetudine di Mario Faticoni con Brecht registra una svolta dal titolo rivelatore, “Brecht Band”. Una riedizione per piccola orchestra del classico de Il crogiuolo. La dirige Ruggero Pintus, vi partecipa la cantante Rossella Faa e cura l’orchestrazione Salvatore Spano. 

BRECHT BAND, 1995

Cagliari, Teatro dell’Arco, 26 dicembre. Canzoni, poesie e pagine di diario di Bertolt Brecht, musiche Kurt Weill e Paul Dessau, con Rossella Faa e Mario Faticoni, la band Silvia Corda, Alessandro Garau, Sebastiano Meloni, Adriano Orrù, consulenza Eugenio Milia.

Nota

Molti i cambi di direzione che lo spettacolo intraprende per oltre un’ora, a sottolineare il variare delle storie, delle situazioni e dei personaggi rappresentati. Così, se da un lato Faticoni recita poesie proponendo monologhi e trasformandosi di tanto in tanto in ottimo chanteur, dall’altro Rossella Faa, con canto virtuosistico mai freddo, dà voce e corpo ad alcune delle figure femminili che popolano l’universo brechtiano. (…) E a fine serata, forti e sinceri applausi. (Carlo Argiolas).