Il crogiuolo. Goldoniana 

Il teatro è anche l’incontro che si fa. Franco Marzocchi ama Goldoni e ha un amico che ama cucinare? Ecco l’Arco sistemato con i tavolini e Mirandolina servire gli spettatori in costume. Mario è Ripafratta, la locandiera che strapazza l’illustre spasimante è Barbara Begala, attiva allora in spettacoli studenteschi, poi professionista, oggi sui palcoscenici nazionali. Il garzone corteggiatore è Filippo Romagnani. Splendide serate all’Arco, complice la raffinata cucina di Enzo Sperandeo, protagonista insieme agli attori in scena di uno squisito gioco di rimandi tra il testo dell’autore veneto e le pietanze servite agli spettatori, in una sala opportunamente trasformata in una sorta di piccolo ristorante grazie anche all’impegno organizzativo di Adelaide Amat.

GOLDONIANA, 1994

Cagliari, Teatro dell’Arco, 10 febbraio. Da Carlo Goldoni, con Mario Faticoni, Barbara Begala, Filippo Romagnani, messa in scena di Franco Marzocchi e Alessandro Lai, ricette realizzate da Enzo Sperandeo, collaborazione all’organizzazione e promozione Adelaide Amat, Marzia Cilloco, Giuseppina Nonne.

Il crogiuolo. Lettere italiane

Al febbraio birichino subentra un marzo impegnato.  Tangentopoli, ripassare il male italiano non fa male. Quattro giornate di letture ragionate a cura di Massimiliano Messina, Vito Biolchini, Placido Cherchi, Antonietta Mongiu. Dell’ipocrisia di scoprire la corruzione e l’intreccio affari-politica si diceva poco, come poco s’indagava il non urlato, il sommerso di quella punta emergente, le cause profonde, storiche, l’antica riluttanza italiana a diventare cittadini, disimpegno, trasformismo. La sala dell’Arco aula di sociologia per le voci solitarie che suonano questa musica, testimonianze radunate in fretta di chi ha coltivato ieri ed oggi la pianta Italia: Leopardi, Gadda, Pasolini, Brancati. Un altro “intervento” del Crogiuolo. L’animo non è malevolo, anzi, benevolmente comprensivo, “italiano”, tenero, ironico, quasi un perdono. Revocabile.

LETTERE ITALIANE, 1994

Cagliari, Teatro dell’Arco, 24-27 marzo. Letture ragionate da Brancati, Gadda, Prezzolini; con Mario Faticoni, Elio Turno Arthemalle, Monica Perozzi; a cura di Massimiliano Messina; letture ragionate da Leopardi e Pasolini, con Mario Faticoni, Tino Petilli, Giuseppe Boy; a cura di Massimiliano Messina; letture ragionate da Barzini, Bocca e Buzzati, con Giuseppe Boy, Elio Turno Arthemalle, Massimiliano Messina, Monica Perozzi, Maurizio Mezzorani; a cura di Vito Biolchini; letture ragionate da Bianchi Bandinelli e De Martino, con Mario Faticoni e Tino Petilli, a cura di Placido Cherchi e Maria Antonietta Mongiu.

Nota

Protagonisti in prima battuta due giovani autori da qualche tempo nel giro dell’Arco: Massimiliano Messina e Vito Biolchini, coadiuvati da Placido Cherchi e Maria Antonietta Mongiu. Fare una ricognizione alla scoperta delle cause di dissoluzione morale della società italiana. Riguardo al materiale, si scopre subito che c’è solo l’imbarazzo della scelta. La sala dell’Arco viene sapientemente trasformata in una sorta di caffè letterario. C’è un intrattenitore che accompagna gli spettatori, introduce gli argomenti e gli autori, chiosa, aggiunge, corregge, commenta. E così se Messina propone in due serate le lucide analisi storico-letterarie di Brancati, Gadda, Prezzolini, Pasolini e Leopardi, Biolchini scandaglia l’universo giornalistico di Barzini, Bocca e Buzzati, arrivando fino ai taglienti aforismi di Flaiano. Mongiu e Cherchi attraversano invece i percorsi antropologici di Ernesto De Martino e si immergono nella complessità del pensiero dell’archeologo-intellettuale Bianchi Bandinelli. Nell’Italia della Lega e dei processi ai politici, del marasma istituzionale fra picconatori e latitanti illustri, il Crogiuolo cerca una via d’uscita culturale. Non è teatro, certo, è giornalismo scenico. 

Il crogiuolo. Solo un anno ancora di giovinezza 

Ad un mese dalla minirassegna di impegno civile italiano, l’intervento si estende alla figura di un grande giovane sfortunato sardo. Uno spettacolo concepito da Massimiliano Messina e diretto da un altro esordiente, il pianista Alessandro Olla. Ricordo di Giaime Pintor, l’intellettuale cagliaritano morto durante la guerra di Liberazione. Poeta, saggista, redattore dei primi anni dell’Einaudi, Pintor incarna l’ideale dello scrittore impegnato che per una causa decide di imbracciare il fucile e per essa morire. 

Nota

SOLO UN ANNO ANCORA DI GIOVINEZZA, 1994

Cagliari, Teatro dell’Arco, 23 aprile. Di Massimiliano Messina, da Giaime Pintor, Rainer Maria Rilke, Luigi Pintor, Hermann Hesse, musica e regia Alessandro Olla, con Giuseppe Boy, Mario Faticoni, Monica Perozzi, Tino Petilli e allievi del laboratorio Corrado Artizzu, Vito Biolchini, Laura Camilleri, Maria Teresa Grimaldi, Elena Pau, Maria Virginia Siriu, scene e costumi Valentina Olla, movimenti corali Francesca Salaris, assistenza tecnica Davide Cau, organizzazione e ufficio stampa Tiziana Delinna.

Nota

La Resistenza a teatro

Nasce come recital, proposto in occasione di un incontro-convegno organizzato nel novembre del ’93 per ricordare il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Giaime Pintor, prima iniziativa pubblica della neonata associazione Ipogeo. Il gruppo vuole unire al dibattito culturale (al quale prende parte anche Luigi Pintor) una lettura delle poesie scritte e tradotte da Giaime. A interpretare il testo viene chiamato Faticoni. La bontà drammaturgica del copione convince a realizzare la messa in scena. Messina scandaglia l’universo poetico dello sfortunato intellettuale, i suoi affetti e gli amori intellettuali, da Rilke a Hesse. In scena, all’Arco, vanno Mario Faticoni, Tino Petilli, Giuseppe Boy e Monica Perozzi, guidati da un altro esordiente, Alessandro Olla, che compone anche le musiche originali. Sulla scena ingombra di lenzuola fatte a strisce, macchiate di rosso e verde, entrano ed escono volta per volta come i flash di un fotografo i personaggi di una storia a forti tinte. (…) La parola evoca e accompagna il fluire dei ricordi, in un atto unico di rabbia ed emozione che chiama all’impegno civile. Anche per i nostri tempi. 

1994_Il crogiuolo_Solo un anno ancora di giovinezza_Massimiliano Messina

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Cagliari_Teatro dell'Arco_Tino Petilli, Monica Perozzi

 

Il crogiuolo. Don Cristobal e Donna Rosita, di Federico Garcia Lorca

Ristorante, caffè letterario. E il teatro? Ecco Garcia Lorca: “Don Cristobal e Donna Rosita”, spettacolo frutto di un laboratorio, regia di Guglielmo Ferraiola, collega romano di Mazzoni, teatrante gioioso e generoso, erede del più genuino filone del teatro italiano, la commedia dell’arte, costumi di Alessandro Lai. Nel cast attori che proseguiranno poi con successo altrove, Elena Pau, Claudia Cicalò, Simeone Latini, Massimo Zordan. Guglielmo Ferraiola, attore e regista romano di grande esperienza oltre che dalla carica umana non comune, coinvolge il gruppo in una rilettura poetica e divertente del canovaccio lorchiano. Tragicommedia popolare che toccherà con successo numerosi centri della provincia,

Nota

DON CRISTOBAL E DONNA ROSITA, 1994

Quartucciu, scuola media, 12 luglio. Tragicommedia popolare con randellate finali, da Federico Garcia Lorca, impianto scenico e regia Guglielmo Ferraiola, costumi Alessandro Lai, assistente alla regia Elena Pau, con Barbara Begala, Luisa Businco, Claudia Cicalò, Simeone Latini, Fabio Marceddu, Milena Mulas, Elena Pau, Filippo Romagnani, Maria Virginia Siriu, Massimo Zordan, tecnico luci Davide Cau, fonico Elena Pau, assistenza tecnica Ignazio Strufaldi, organizzazione Manuela Fadda e Cristina Lucchi.

1994_Il crogiuolo_Don Cristobal e donna Rosita_Federico Garcia Lorca

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Cagliari_Teatro dell'Arco_Barbara Begala, Fabio Marceddu