Il crogiuolo. Alla città morta

due giovani giornalisti, Vito Biolchini e Massimiliano Rais, cinquant’anni in due, raccolgono tutto il materiale disponibile sui bombardamenti a Cagliari nel 1943, lo “sminuzzano” e lo assemblano, alternando i ricordi della città d’anteguerra alle testimonianze dei sopravvissuti. Alla base dell’operazione c’è un’idea forte sulla città e sul valore storico e simbolico delle terribili stragi che venivano dal cielo. Alla lettura di segno unicamente civile, si aggiunge la prova scenica dei giovani del laboratorio in corso all’Arco; infine si aggiunge anche Alessandro Lai, che debutta nella regia. Le veglie in attesa del cessato allarme, lo strazio dei sopravvissuti tra le macerie, il camioncino del latte che trasporta in una città spettrale, nel suo pellegrinaggio secolare, il martire Efisio. 

ALLA CITTÀ MORTA, 1993

Cagliari, Teatro dell’Arco, 13 maggio 1993: le bombe su Cagliari, di Vito Biolchini e Massimiliano Rais, con Mario Faticoni e Laura Camilleri, Flavia Casana, Anna Franca Mascia, Nicola Pala, Franca Pia, violoncello Alessandro Pusceddu, collaborazione alle musiche Eugenio Milia, scena, costumi, regia Alessandro Lai.

Nota

All’inizio una lettura-testimonianza dei bombardamenti del ’43 su Cagliari, poi è diventato un recital, alla fine si è trasformato in uno spettacolo vero e proprio. Le note del violoncello accompagnano le voci degli allievi mentre a Faticoni spetta il compito di interpretare la voce dolente della memoria, in un allestimento dalla disarmante semplicità. Il risultato sorprende un critico esperto come Vittorino Fiori che dedica allo spettacolo una lunga e sentita recensione su L’Unione: 

“Un collage teso ed incalzante, parole che non hanno bisogno di particolari artifici scenici per tradursi in immagini. (…) Tante storie condensate ciascuna nel giro di una frase o poco più, voci di un coro straziante che mette i brividi nelle schiene degli spettatori. (…) Alla città morta è una tragedia scritta con le forbici da Biolchini e Rais che dichiarano d’essersi limitati a scegliere ed adattare per la scena testi ritagliati da libri e giornali. Usare le forbici come essi hanno saputo usarle richiede però un talento non comune. (…) L’idea di mettere a confronto le testimonianze letterarie di chi raccontava la città com’era prima del diluvio e i ricordi di chi la vide cadere a pezzi è stata determinante per la buona riuscita dello spettacolo messo in scena dal regista Alessandro Lai con francescana povertà di mezzi e risultati proprio per questo sorprendenti”. 

“Alla città morta” diventa per il Crogiuolo quasi uno spettacolo-manifesto, il condensato di tanti valori riassunti nell’impegno civile, nella volontà di aprire ai giovani attori e autori ed essere presenti nel dibattito culturale cittadino. Non a caso, verrà rappresentato nel foyer dell’Auditorium comunale occupato nel giugno ’93 dai gruppi Teametropolis e nel settembre del ’96 all’Exma in occasione del primo anniversario della morte dello scrittore Sergio Atzeni. (Vito Biolchini)

1993_Il crogiuolo_Alla città morta_Vito Biolchini, Massimiliano Rais

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Cagliari_Teatro dell'Arco

Il crogiuolo. Requiem.

I confortanti risultati dell’esperimento convincono dunque tutti a non abbandonare il progetto, ma anzi a rilanciarlo con uno sforzo produttivo più impegnativo ed una scrittura scenica ancora più ambiziosa. A distanza di sei mesi e dopo un laboratorio estivo, Requiem nasce sulla base degli stessi testi, con l’aggiunta di numerosi richiami biblici e musicali, in una prospettiva che abbandona la semplice cronaca ma che colloca la rappresentazione in una dimensione di dolore universale. La scrittura scenica di Biolchini e Lai è supportata da una regia rigorosa, che lo stesso Lai imposta sulla componente musicale e visiva. Tutto lo spazio a disposizione viene utilizzato, collocando gli spettatori anche sul palco e lasciando libera gran parte della platea, dove è sistemata una miniorchestra di cinque elementi. 

REQUIEM, 1993

Cagliari, Teatro dell’Arco, 2 dicembre. In memoria delle vittime dei bombardamenti su Cagliari del 1943, di Vito Biolchini e Alessandro Lai, collaborazione drammaturgica Massimiliano Rais, regia scena e costumi Alessandro Lai, con Mario Faticoni, Gianluca Belfiori, Tiziana Zedda, Flavia Casana, Deborah Melis, Fabrizio Muscas, Alessandra Palmieri, Carmen Setzu, Maria Virginia Siriu, Corrado Artizzu, Teresa Planta, musiche elaborate da Antonio Lai tratte dal Requiem di Verdi, violini Massimiliano Pani e Monica Orofino, viola Giovanni Pasini, violoncello Gianluca Pischedda, fagotto Valeria Olla.

Nota 

Vito Biolchini, un ventenne aveva risposto all’appello del gruppo bisognoso di un addetto stampa.  Occhio e orecchio andavano però oltre la carta stampata, seguivano la storia e i progetti del gruppo, il nuovo territorio del teatro e l’attualità in cui si inseriva. Naturale quindi che in questo 1993, insieme a Mario progetti un anno tutto all’insegna del ricordo dei bombardamenti su Cagliari cinquant’anni prima. L’accoglienza è entusiastica. Consenso che interpreta il sentimento popolare cittadino di sostegno ampio e forte dato mesi prima alla battaglia del gruppo per resistere allo sfratto dal Teatro dell’Arco, scongiurato in extremis: ricordo della Cagliari del ’43 come ringraziamento per la Cagliari del ’93 che consente di fare ancora teatro. Ma soprattutto stimolo ad un processo a Cagliari restìo ad avviarsi, non più rimandabile, sul piano intellettuale prima che politico (mf). La recitazione è affidata anche questa volta ad un gruppo di esordienti, reduci da un laboratorio estivo. “Il laboratorio e l’occasione di questa commemorazione hanno saputo vantaggiosamente fondere conoscenze e professionalità diverse per una sentita testimonianza civile” (Paola _Ugo, L’Unione Sarda). (…) Lo spettacolo fa i conti con un prima e con un dopo altrettanto dolorosi…, la guerra, la vera guerra, è stata l’imbroglio della ricostruzione. E il requiem alla città del ’43 diventa uno scossone alla metropoli di cinquant’anni dopo, immemore e corrotta, impermeabile al nuovo, imprevidente e leggera. “Un affresco a grandi tinte di un momento di storia importante per la città…, la rappresentazione, costruita con cura e buona professionalità, scivola via offendo ritmi di poesia e solida teatralità” (Walter Porcedda su La Nuova Sardegna). 

Cagliari, insomma, funziona. Le sue storie possono essere anche portate in scena, trasfigurate, la memoria di una città può sopravvivere anche grazie agli artisti. E i risultati, veramente sorprendenti, non tarderanno ad arrivare (Vito Biolchini).

1993_Il crogiuolo_Requiem_Alessandro Lai, Vito Biolchini

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