Faticoni. Solitudine creativa. La terra che non ride ( titolo da una raccolta di poesie di Antonio Sini)

I dattilografi-Notte è l’ultimo spettacolo della militanza di Faticoni alla Cts. S’interseca con quello che darà vita alla nuova formazione che fonderà,  La terra che non ride, uno spettacolo di poesia civile sarda.

LA TERRA CHE NON RIDE, 1982

Cagliari, scuola media via Meilogu, 15 gennaio. Poesia raccolta e recitata da Mario Faticoni. Poi con l’attrice Tiziana Dattena e Stefano Loi e Gianni Atzeni, collaborazione tecnica e organizzazione.

Nota

15 gennaio 1982. Una serata per alunni e genitori. Raduno e dico alcuni pezzi del repertorio; accanto a Majakovskij, Pavese, Foscolo e Montale, versi di Ruju, Masala e Sini contenuti in Su connottu, liriche di Brecht tratte da Splendore e miseria…: la mia coperta di Linus, insomma, dopo l’abbandono Cts … Ascolto partecipe, accoglienza fervida. Replica ad Assemini, altri pezzi e ancora Orune, Guspini, Selargius, Porto Torres, Oristano, Iglesias. Via via inserisco altre composizioni fino a stabilizzare il testo. Un corposo recital, che va in scena  nel Luglio dello stesso anno in piazza S. Cosimo, davanti la basilica di S. Saturnino a Cagliari, nella rassegna Un’Estate a Cagliari del Comune.   Oltre al testo molto più ampio, la novità è  la musica, pezzi di  Bach, Ibert, Hindemith, Barrios, Medas, Bartok, Villa Lobos e  Shostacovic che scandiscono nel buio i vari passaggi tematici.   Il fortunato intersecarsi dei destini umani mitiga poi  la solitudine: nella basilica di Porto Torres, il 28 agosto, mi si affianca la giovane Tiziana Dattena.  

1982_CTS_I dattilografi_Murray Schisgal 

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Cagliari_Teatrino San Michele_Maria Grazia Sughi, Mario Faticoni

 

1982_CTS_Notte_Harold Pinter

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Caagliari _Teatrino San Michele_Maria Grazia Sughi, Mario Faticoni

 

Mario Faticoni. La crisi con Teatro Sardegna

Giugno. Al culmine di una crisi nei rapporti Mario Faticoni lascia la compagnia teatrale da lui fondata nel 1968. La crisi s’acuisce alla ripresa dei due atti unici nei primi mesi del 1983, con le prove parallele alle recite de La terra che non ride, che col suo successo rende più acuto il dissidio. Quindi la frattura. Al ritorno dalla tournèe nazionale Faticoni trova la raccomandata con cui gli si chiede di dimettersi. Pur avendo compreso che la domanda di dimissioni è soprattutto una pressione rivolta a fargli accettare la nuova linea del gruppo, si dimette. Di lì a  un decennio i compagni approderanno all’ingenuo, fortemente desiderato, comune, obiettivo dell’inizio, il Teatro Stabile, “privato”. Faticoni, dopo tre  mesi, al Crogiuolo.

Nota

I compagni boicottavano la mia nomina, votata in assemblea, a responsabile artistico di una seconda compagnia, formata da Tino Petilli, Franco Noè e me stesso, impossibilitati, per carichi familiari, a lasciare altri lavori, mantenuti per non appesantire il magro bilancio del gruppo con l’impegno a tempo pieno richiesto; e, subordinatamente, a responsabile del Centro Studi. Come richiesto, mi dimetto. Rifiuto quello che sta arrivando, il disimpegno, il riflusso, il mercato, quello cui Teatro Sardegna si sta orientando, produrre spettacoli graditi dal “mercato”, ricambiare con l’ospitalità nelle sedi del Circuito regionale appena costruito le piazze conquistate nella penisola. I frutti del lungo e paziente lavoro artistico e politico della Cts si disperdono nelle acque grigie del teatro italiano di tradizione, un teatro qualunque. Esperienza e moralità candidavano viceversa Teatro Sardegna ad assumere un ruolo centrale in una necessaria regolamentazione pubblica regionale del teatro nella terra in cui era nato grazie soprattutto al suo lavoro (mf).

 

1982_Il crogiuolo_La terra che non ride

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Cagliari_Piazza San Cosimo_Mario Faticoni_ph. Daniela Zedda