Cts. Carrasegare, di Collettivo Cts,  Francesco Masala,  Mazzoni

Primavera, debutto al Civico di Sassari. Per la legge dell’alternanza, un lavoro popolare che prosegue la ricerca sulla drammaturgia sarda, “improvvisazione collettiva dove gioco e rito si fondono nella rappresentazione popolare  di una parabola sulla condizione umana in terra di Sardegna”. Cinque scene ancorate al rito carnevalesco di Giolzi: caccia, imprigionamento, processo, condanna a morte, lamento funebre del fantoccio di carnevale; e altre cinque, alternate alle prime, che teatralizzano altrettanti  massimi temi della società sarda: pastorizia, agricoltura, industria, miniere, emigrazione. La metafora dell’alienazione nella società contadina, il fantoccio capro espiatorio, si sovrappone a quella dell’alienazione nella società industriale. 

CARRASEGARE, 1978

Sassari, 2 febbraio,Teatro civico; Regia Gian Franco Mazzoni; aiuto regia Rosalba Ziccheddu; svene Corrado Gai; costumi Gianni Garbati; musiche Giorgio Boi; sartoria Olga Cugliari Boi; tecnici Lorenzo Filipponi Bruno Usai; organizzazione Lello Giua, Mario Faticoni; interpreti Giorgio Boi, Lia Careddu, Lello Giua, Cristina Maccioni, Paolo Meloni, Franco Noè, Tino Petilli, Cesare Saliu.

Nota

Un lavoro del collettivo interno, voluto e messo in scena così incisivo, pungente, attuale, divertente, con poesie filastrocche e canzoni popolari, ricercate spesso sul posto. Assecondando la sensibilità delusa dell’opinione pubblica, l’intento beffardo è accostare il senso del carnevale al risultato fallimentare del piano di rinascita. Simbolo unificante del fallito modello di sviluppo basato sulla chimica di base è il fantoccio di Carrasegare, Giolzi, lo squilibrato, il matto del paese, uno dei tanti contadini-pastori sradicati dal contesto loro proprio, attirati dal dio petrolio e lasciati da questo nella disoccupazione e nell’alienazione: “cacciaviti disoccupati”.

 

1978_CTS_Carrasegare_Collettivo CTS, Franceso Masala, Gian Franco Mazzoni 

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Sassari_Teatro Civico_Foto di scena

Dialoghi di profughi

Cagliari, successivo autunno, Auditorium. Opera composta da Brecht rifugiato in Finlandia tra il 1940 e il 1941, terza tappa dell’esilio, in fuga dalla Germania nazista, pubblicata postuma nel ’61. Prova d’attore per gli storici Tino Petilli e Franco Noè,  due esuli tedeschi che si intrattengono al ristorante della stazione di Helsinki. Da maestro della contraddizione, come lo definisce Luciano Codignola, Brecht affida a un operaio e a un intellettuale, in affabile e cortese conversazione, il dritto e il rovescio della tematica politica sotto il nazismo e la guerra.

Nota 

Spettatori impotenti del processo storico, cacciati di paese in paese, Ziffel e Kalle possono commisurare la negatività delle loro esperienze alla positività di un paese ideale dove non è necessario l’ordine, dove ha un senso essere lascivi, dove la sete di sapere non assume aspetti eroici, dove le virtù non sono necessarie; e considerare il nazismo come l’esaltazione di principi immanenti a tutta la società capitalistica, non qualcosa di unico. Libertà elvetica, patriottismo francese, bonarietà e democrazia scandinava sembrano a Brecht facciate dietro le quali il capitalismo può sempre partorire gli stessi mostri.

Splendore e miseria della metropoli di New York 

Parodi fa arrivare Brecht in un night club dell’America in cui s’è rifugiato. Un collage di poesie, canzoni di Kurt Weill e Hans Eisler, brani teatrali e di diario, in cui sono  impegnati tutti gli attori della cooperativa, eccetto i due “esuli” Tino e Franco, con il rinforzo del pianista-direttore Riccardo Leone, di un’orchestrina e delle cantanti  Elena Ledda e Simonetta Soro, allieve al conservatorio dove Faticoni insegna. La scuola mette anche a disposizione i giovani strumentisti per i songs di Weill-Brecht e la Sala Porrino, per le prove. Festa di parole e musica. Un’altra esperienza artistica di valore internazionale. L’esemplare produttivo maggiore del progetto Altri pezzi prestigiosi al repertorio futuro di Faticoni attore. Debutto alla Fiera Campionaria. 

SPLENDORE E MISERIA DELLA METROPOLI DI NEW YORK, 1978

Cagliari, 7 giugno, Fiera campionaria; regia Marco Parodi; musiche K. Weill F.Eisler; orchestra diretta da Riccardo Leone; scene x; costumi Pia Rame.

Nota

Nel “recital” è possibile fare la conoscenza di materiali praticamente sconosciuti al grande pubblico, che rivelano una stupefacente vitalità e che mostrano un Brecht assolutamente inedito, anarchico-individualista, assai lontano dal rassicurante ritratto di poeta marxista così caro ai nostri padri in vena di celebrazioni post-resistenziali. Leggete i versi della Canzone della innocenza corrotta, o ascoltate i songs come Mandelay o Nel mercato dell’amore o la Canzone del mezzano, o gli epigrammi così acidi e fulminanti del Breviario tedesco (il vero requiem della nazione germanica), e diteci se è possibile relegare un poeta così disperatamente contemporaneo nell’Olimpo degli “inefficaci  classici”. Splendore e miseria della metropoli di New York, che dà il titolo allo spettacolo, è una lunga e sconsolata poesia nella quale si disfa e si frantuma il mito dell’America, nel decennio dopo la Grande Guerra, così com’era sognata dall’intellettuale europeo che di quella nazione “benedetta” conosceva solo i film che arrivavano da Hollywood. (M. Parodi)

1978_CTS_Splendore e miseria nella metropoli di New York_Marco Parodi 

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Cagliari_Fiera campionaria_Elena Ledda, Mario Faticoni, Simonetta Soro_ph. Bottega fotografi artigiani

Faticoni. Risveglio di primavera, di Frank Wedekind 

Da fresco insegnante di Arte scenica al conservatorio Faticoni dirige in giugno un saggio della classe, un concerto teatrale con piccola orchestra d’allievi, su musiche composte per l’occasione da Paola Simbula e Loretta Pagnoni, ispirato al capolavoro di fine Ottocento tedesco. 

RISVEGLIO DI PRIMAVERA, 1978

Cagliari, giugno, atrio Conservatorio di musica. Direttore Nino Bonavolontà. Saggio Classe Arte scenica prof. Faticoni. Regia Mario Faticoni. Musiche Paola Simbula, Loretta Pagnoni, orchestra e attori allievi della classe. 

Nota

Di formazione novecentesco-mitteleuropea, Mario ha scelto per il saggio un’opera messa all’indice alla sua uscita in Germania. Brevi scene staccate, stile secco pre-espressionista, parola fortemente allusiva, denuncia del sistema pedagogico della Germania di fine 800, in cui scuola, religione e famiglia rendono impossibile la maturazione degli adolescenti, nascondendo o adulterando la verità sul significato del risveglio dei sensi dei giovanissimi protagonisti della vicenda, che così finisce in tragedia. La sala raccoglie praticamente tutta la scuola, in fermento per la novità, insegnanti, allievi, genitori. Anche la piccola orchestra è formata da allievi. 

1978_CTS_Dialoghi di profughi_Bertolt Brecht 

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Cagliari, piazza Dettori_Auditorium_Franco Noè, Tino Petilli

Faticoni intervista Nivola a New York 

In agosto, ospite di amici a New York, Faticoni intervista Costantino Nivola. Gli parla delle festose serate teatrali nella sua piazza Satta. Al ritorno, non può pubblicare l’intervista perché il suo  giornale ha cessato le pubblicazioni. Lo farà nel 2013 con l’editore Am/D. Dal libro, e dall’opera musicale-tesi di laurea di Marco Meloni ispirata al lavoro dell’artista oranese, trarrà nel 2014 il concerto-spettacolo Graffio gentile, arte e sentimento in Costantino Nivola. Colpo giornalistico inseguito per anni da illustri colleghi.

Nota

Fra gli argomenti toccati nell’intervista, l’identità sarda, il mancato monumento a Gramsci ad Ales, l’educazione allo sguardo, piazza Satta, il senso di inferiorità dei sardi, l’Italia vista dagli americani, un paese grazioso con dei problemi che gli italiani non cercano nemmeno di capire, i partiti di sinistra che hanno perso di vista la realtà, unica industrializzazione ipotizzabile in Sardegna quella basata su piccole aziende locali decentrate, no ad aspirazioni e soluzioni da Terzo Mondo, Sardegna agricola, pastorale, con un minimo di strutturazione industriale, tecnologia di natura indispensabile per alleviare la fatica dell’uomo, modi di vita parsimoniosi ed economici… “Senza il teatro non avrei incrociato in quell’agosto 1978  a New York Costantino Nivola; ero partito per motivi personali e forse il solo suo ruolo d’artista non m’avrebbe portato fino a Long Island. Il mio incontro con lui era stato infatti teatrale, indiretto ma teatrale. Ed aveva nome Piazza Satta, il suo gioiello…(mf) 

Chiude Tuttoquotidiano

Come temuto, a fine novembre, dopo mesi di lotte Tuttoquotidiano  chiude. Non prima di aver segnato una pagina importante nella storia dell’informazione della nostra isola, per  le campagne contro la petrolchimica, per le battaglie sull’inquinamento, sulle basi Nato, che fecero uscire il problema dell’industrializzazione in Sardegna dalle secche del dimenticatoio, per le innovazioni tecnologiche –  stampa in offset e avveniristico uso del colore in prima pagina – infine per la prova di dignità e coraggio che  giornalisti e poligrafici diedero nel momento più difficile, accettando per molti mesi di gestire collettivamente in forma cooperativa la testata. 

Cts. Convegno “Il Teatro in Sardegna. Per un teatro nel meridione”

Promosso dall’Associazione nazionale critici di teatro, di cui Faticoni è socio, Cts braccio esecutivo, si svolge a Macomer in dicembre, con la partecipazione di critici e studiosi della penisola, operatori teatrali sardi e meridionali, studiosi delle tradizioni popolari. Pubblicati gli atti (v. biblioteca Arcostudio). Parte del convegno è dedicata all’analisi della cultura folklorica sarda come materia ispiratrice per il lavoro artistico. 

Nota

Prestigiosa la presenza dei critici di teatro, venuti a Macomer guidati dal presidente Renzo Tian. Brevi dimostrazioni sceniche, tra cui la rappresentazione di Pedru Zara, di Leonardo Sole, della compagnia S’Isciareu. Studiosi, Luigi Maria Lombardi Satriani, Mario Atzori, Leonardo Sole, Maria Margherita Satta, Gerolama Carta Martiglia, Sergio Bullegas, Francesco Masala. Critici teatrali, Mario Raimondo, Ubaldo Soddu, Franco Cuomo, Ghigo De Chiara, Maricla Boggio, Maurizio Giammusso, Giorgio Polacco. Tra gli operatori Giorgio Guazzotti, Roberto Toni, Mario Moretti, Mario Cadalora. Uomini politici, la presidente della Commissione cultura della Regione sarda Maria Rosa Cardia, il responsabile per il teatro del Pci Bruno Grieco, il deputato Giovanni Nonne, il sindacalista Mario Carboni, direttore di Radio Supramonte. 

Il convegno. La critica degli operatori

Il convegno registra l’aggravamento dei problemi che assillano i teatranti sardi, rimasti gli stessi registrati al convegno precedente del ‘73, mai risolti da interventi legislativi. Lo schieramento dei gruppi è compatto, il tono teso e partecipe: da Sandro Dernini di Spazio A a Walter Racugno dei Compagni di scena, da Corrado Gai della Cooperativa Teatro Sardegna a Francesco Masala, da Francesco Virdis di Teatro Documento di Villasor a Mario Carboni di Radio Supramonte, da Antonello Satta direttore del periodico La Nazione sarda a Gian Franco Mazzoni. 

Note

Faticoni chiedeva agli esperti nazionali indicazioni di formule inedite di teatralità sarda che tenessero conto della specificità culturale, di quanto l’isola aveva già realizzato in merito e dell’esperienza nazionale: Stabili, quali? Circuiti, quali? Scuole, quali? Non ci furono risposte. Della critica degli operatori si fa interprete Gian Franco Mazzoni: La drammaturgia sarda non esiste se parliamo di qualcosa di già finito, codificato. Esiste se intendiamo per drammaturgia una ricerca lunga, faticosa. Maricla Boggio: “le ipotesi devono fare i conti con questa condizione, satura di una grandissima tensione e aggressività…Il presidente dei critici Tian: temperatura alta, dunque vitale, contestazioni,  consensi, quel tanto di foga e di rabbia che viene dalle occasioni in cui certe cose si possono dire, e magari gridare, per la prima volta fuori dagli schemi degli incontri ufficiali, dei filtri politici, delle semplificazioni delle comunicazioni di massa. 

Il convegno. Note di colore

Centinaia di persone provenienti dalla penisola e da tutta la Sardegna, pieno inverno, neve, sede del convegno dirottata dal Rifugio La Madonnina di Santu Lussurgiu all’hotel Agip di Macomer. Tre giornate ricche  anche di avvenimenti curiosi e di avventure. “ Da organizzatore per la Sardegna, accompagno di notte in auto Ghigo de Chiara al rifugio designato come sede del convegno, con il mandato di  cercare una soluzione alternativa. Vediamo cavalli bianchi che corrono sbandati nella tempesta di neve. Arrivati, troviamo un inospitale gelido fantasma affondato nel bianco, nel quale si erano sistemati alla meglio  i professori avanguardisti. Scesi dalle camere, sono lì, sugli ultimi gradini, in vestaglia, una candela in mano, Tian, il presidente, in testa. Con tono brusco frenato dall’educazione: ‘Faticoni, ci spiegherai…’. Segue una note di uguale colore (mf) 

Nota De Chiara Sono un critico teatrale diciamo di lungo corso, ne ho viste parecchie, ma quella volta fu davvero speciale. La collega  Boggio ci aveva abituato a sua volta alla sua esuberanza, ma  parve raggiungere la perfezione quando, in pieno dicembre, riuscì a trasportare un intero convegno di critici teatrali organizzato dall’altro collega,  Carteri l’isolano, su una montagna dell’entroterra sardo. L’appuntamento era stato fissato in località Santu Lussurgiu, ma una tempesta di neve decimò l’autocolonna dei congressisti e, nella tormenta, avvennero scene da ritirata di Russia. Renzo Tian trovò riparo in un ex monastero i cui caloriferi erano scoppiati per il gelo, Aggeo Savioli, critico de L’Unità, si rifugiò in una capanna di mandriani provvidenzialmente comunisti, Franco Cuomo, che aveva promesso a una sua graziosa accompagnatrice una scampagnata eccitante, dovette scampare all’assideramento in un fienile di canonica, dove –  come si ritrovò – mise a repentaglio la sua carriera di libertino. Gli altri, italiani brava gente, si dispersero alla spicciolata in un deserto di ghiaccio. E solamente all’alba il piccolo esercito si ricompose per discendere, fino al motel Agip di Macomer, le valli che aveva risalito con orgogliosa sicurezza. Carteri aveva risolto con un gettone telefonico. Quando si dice gli attori  radicati al territorio…    

Cts. Convegno sulla drammaturgia sarda 

Un altro convegno,  sulla drammaturgia sarda, si svolge nello stesso mese a Sassari il 16 e 17 con la collaborazione dell’Università. Fa gli onori di casa lo scrittore-semiologo Leonardo Sole, conduce il titolare della Cattedra di teatro dell’Università di Cagliari Gigi Livio. Partecipa  Sergio Atzeni per conto dell’Unità. 

Nota

“Due giornate in un clima di straordinaria tensione ideale e politica, alla ricerca di un minimo comune denominatore che porti avanti l’intero movimento dei gruppi di base nella prospettiva di una battaglia regionale. Spazi, contributi economici, occasioni di incontro e confronto…ognuna delle proposte meriterebbe di essere vista e discussa, e rigorosamente presentata. In sede di cronaca si può dire comunque che quanto comunemente sembra apparire, nel panorama isolano, frammentario e diviso, ha avuto una prima, importante, forse essenziale ricucitura. ( Sergio Atzeni, L’Unità)