Cts. Parliamo di miniera, di Gian Franco Mazzoni

Dramma epico in 10 volate e 9 avanzamenti scritto e diretto da Mazzoni, sbocco di un lavoro di gruppo guidato da Rosalba Ziccheddu. Nello stile del teatro-documento, settant’anni di lotta operaia nel bacino del Sulcis, dai moti di Buggerru agli anni Settanta, lotte e presa di coscienza della classe operaia sarda, elemento trainante della crescita economica-politico-sociale dell’isola, spesso stimolo ed esempio per lotte nazionali. Regia secondo moduli di teatro popolare, con uso di maschere, pupazzi, canzoni e poesie sarde, tratte da Marotto, Masala, Sini, Zizi, frutto di ricerca o improvvisate durante le interviste o scritte appositamente.

PARLIAMO DI MINIERA, 1976

Nebida, 13 agosto. Scritto e diretto da Gianfranco Mazzoni. Realizzato da Cooperativa Teatro di Sardegna. Collaborazione al testo e aiuto regia Rosalba Ziccheddu, canzoni degli avanzamenti Massimo Marongiu, scene e costumi Corrado Gai, musiche Giorgio Boi Antonello Giuntini, maschere e pupazzi Corrado e Paolo Gai, luci Bruno Usai, suoni  Sandro Caddia. Interpreti Giorgio Boi, Lia Careddu, Lello Giua, Cristina Maccioni, Franco Noè, Isella Orchis, Tino    Petilli, Cesare Saliu, Rosalba Ziccheddu.

Fondato sulla fiducia nella classe operaia come elemento trainante della crescita dell’isola, il testo e lo spettacolo proseguono la ricerca sui problemi sociali della Sardegna condotta nei precedenti, sin da Voi che scrivete del nostro lavoro. Partendo da una ricorrente forma di lotta, la marcia, si svolge come una sacra rappresentazione, in cui il momento della processione è dato dagli “avanzamenti”, lo sgombero del materiale franato, e le varie tappe dalle “volate”, lo scoppio della mina in galleria.

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Nebida_Tino Petilli

Cts. Su connottu e Parliamo di miniera alla Biennale di Venezia

Ottobre. La Biennale inserisce l’esperienza di Paese Museo di San Sperate nella sezione“Ambiente come sociale” ma la semplice esposizione a Sciola non basta. “A Venezia bisogna andarci fisicamente, spiegare, mostrare, non solo con le opere, ma con le persone che hanno fatto quelle opere”. E si va. La Biennale è costretta a inserire la Sardegna artistica nel programma.  Su quattro camion solcano il Tirreno sculture e prodotti artistici, allestimenti scenici, collettivi corali, gruppi di teatro, musicisti, cantori, e naturalmente i due spettacoli della Cooperativa. 

Nota

Il primo giorno tutto si svolge in Campo Santa Margherita. Il rione popolare reagisce con ammirato stupore alla contaminazione sarda della piazza: paesaggio sardo rapinato e degradato, canne, cadaveri scolpiti nel legno, impiccato che penzola da un albero, morti bianche, morti di miniera, morti di emigrazione, morti da militarizzazione, morti da inquinamento…, canti, poesie, azioni gestuali, la musica delle launeddas, rappresentazioni teatrali… Fortissima emozione.“Sul palco, con gioiosa spavalderia, di cui ormai è parte la sensibilità di un’amata  per la rivendicazione etnica, Faticoni  entra in scena, camicia bianca e jeans di velluto, e presenta  Su connottu, parla, parla  di sopraffazione e rivolta. Nel viso illuminato l’orgoglio della lunga marcia del gruppo e della rappresentanza di una terra”. 

1976_CTS alla Biennale di Venezia 

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Venezia_Biennale_Opere di Pinuccio Sciola