Cut. Voi che scrivete del nostro lavoro, di Salvatore Pinna e Giuseppe Caboni 

Un oratorio-spettacolo, montaggio-confronto tra le problematiche sociali popolari e lo sguardo degli scrittori su di esse. Primo esperimento di teatro sardo moderno in lingua italiana. Agiscono per la prima volta da un palcoscenico le parole veritiere e concrete di scrittori sardi di qualità. Opere e pensieri stringenti in cui si legge la condizione umana. Salutare provocazione la collaborazione con giovani intellettuali non attori, rottura dell’isolamento del teatro di parola, della “dizione”. La presa di coscienza di un ritardo politico.  Iniziazione sarda per il veronese Faticoni, ancoraggio per la natura labile.

Nota

Cagliari, Cine Teatro Alfieri. Regia Maria Rosa Damiani, del Cut di Bologna. Con  Franca Zirardini, Stefania Dragone, Giancarlo Buffa, Tino Petilli, Mario Faticoni, Franco Bellisai.

Cut. Il drago, di Euwgenj Schwarz. Favola politica

Lancillotto libera la comunità dal pericolo. Grazie ad un irreprensibile livello artistico, il gruppo trae da una favola politica edificante uno spettacolo molto fortunato, che  mette a frutto i sette anni di esperienza, segnando il  passaggio dal teatro giovanile delle promesse al teatro adulto di una possibile professione. 

IL DRAGO, 1967

Cagliari, DATA VEDI Regia Maria Rosa Damiani, scena di Primo Pantoli e Italo Antico, interpreti principali Gianni Esposito, Stefania Dragone, Mario Faticoni, Tino Petilli, con i nuovi Franco Noè, Gianni Chessa, Piergiorgio Loi, Gemma Pardocchi, Lello De Luca, Giuseppe Curreli. 

(Nota) 

Uno spettacolo rischioso. Sono gli anni dell’estremismo politico a sinistra, che spaventa gli incerti di mezzo. Senza gli stimoli del precedente Voi che scrivete del nostro lavoro, l’esigua coscienza politica degli attori poteva farci andare a cacciare, per la vittoria della “professionalità” sulla “politica”, nell’andazzo qualunquista conservatore del “teatro per il teatro”, per il quale il terreno è sempre fertile.  Ci aiuta la favola politica che mettiamo in scena.  Con opere simili, veritiere e poetiche  è impossibile non crescere nella coscienza politica (mf) 

1967_CUT_Il drago_ Evgenij Schwarz 

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Tino Petilli, Franco Bellisai, Mario Faticoni, Gianni Esposito

Cut. La svolta.

Spente le luci sul Drago, il teatro sardo è a una svolta. Il cut ha esaurito il suo  ruolo, deve diventare una compagnia professionale. Il gruppo residuo si  prepara per un ruolo maggiore. Nei sette anni trascorsi ha lasciato per strada numerosi giovani attori. Sul campo, pronti a ripartire per altre esperienze, sono rimasti Mario Faticoni, Gianni Esposito, Franco Bellisai, Giovanni Sanna, Tino Petilli, Franco Noè. Ormai il dibattito sul teatro in Sardegna è in essere, l’entusiasmo crescente. Nello stesso ‘67 è nato a Cagliari l’altro organismo fondatore del nuovo teatro, il Teatro Studio.

Nota

Il Cut si lascia alle spalle le suggestioni del teatro contemporaneo, una stagione di ampio spessore emotivo. Si usciva da una guerra, c’era voglia di ricominciare, animi predisposti alla speranza, a lotte ideali. Giovani attori  calati entusiasticamente in Hugo, Hoederer, Biff, Happy, Willy. Personaggi mitici, trampolino sontuoso per combattere la disumanizzazione, ancora oggi rappresentanti del disagio e del rifiuto della modernità, ultimi rantoli di una speranza umanistica che moriva. E che ora dà soltanto spettacolo della propria putrefazione. La struttura teatrale universitaria  ridimensiona la propria attività e sotto la presidenza di Salvatore Pinna si dedica per un anno soprattutto a letture recitate. Poi  cesserà l’attività, salvo riaffacciarsi negli anni ‘80, con iniziative interne alla Facoltà di lettere, ispirate dalla Cattedra di Storia del  teatro, tenuta allora da Gigi Livio, allievi tra gli altri Enrico Pau, Emilio Russo  e Gabriella Cittadini